27 May 2026
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Sondrio, Ospedali di Comunità in appalto

ospedale di comunità

Puleri, Fp Cgil: “Presìdi pubblici finanziati dal Pnrr rischiano di nascere già esternalizzati”. Firmare le proposte Cgil significa difendere salute e lavoro.

27 mag. 2026 – I servizi sociosanitari degli Ospedali di Comunità di Tirano, Dongo e Sondalo, secondo quanto scelto da Asst Valtellina e Alto Lario, saranno affidati a un soggetto privato tramite gara d’appalto, con il criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa. Per Cgil e Funzione Pubblica Cgil di Sondrio è un altro passo nella progressiva riduzione della sanità pubblica valtellinese.

La procedura riguarda la gestione integrata dell’assistenza sanitaria di questi presìdi di prossimità per un anno, prorogabile di un ulteriore anno.

“I fondi del piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) hanno permesso di costruire nuovi edifici sanitari. Gli Ospedali di Comunità erano stati pensati per tenere insieme cure ospedaliere, medicina territoriale, presa in carico e sostegno alle persone. Ma senza il personale necessario per farli funzionare rischiano di nascere già esternalizzati – sostiene Leonardo Puleri, segretario generale Fp Cgil Sondrio -. Quella di Asst è una scelta grave, affidare i presidi di Tirano, Dongo e Sondalo ai privati prima ancora della loro piena apertura è un cortocircuito: si fa arretrare il servizio pubblico proprio dove il pubblico dovrebbe invece tornare a camminare”.

Ma il nodo non è, appunto, la carenza di personale?

“Certo, ma la carenza di personale non è caduta dal cielo: è il risultato di anni senza programmazione adeguata. La sanità pubblica ha perso attrattività in generale, e soprattutto in territori come il nostro. Servono assunzioni, formazione, organizzazione dei turni, conciliazione tra vita e lavoro, politiche abitative, cioè una casa che ti accoglie e non ti svena. Serve mettere le lavoratrici e i lavoratori nelle condizioni di restare. L’appalto sposta il problema. Non lo risolve”, evidenzia Puleri.

C’è quindi una contraddizione: strutture realizzate con risorse pubbliche e gestione affidata ai privati.

“Lo dicevo prima, con il Pnrr sono stati finanziati nuovi edifici. Ma a un ospedale, anche di comunità, non bastano le mere pareti. Le domande imprescindibili sono: dov’è finita la programmazione? Chi doveva garantire il personale? Chi risponde se il servizio nasce già più fragile di quanto promesso?”

E le risposte quali dovrebbero essere?

“Misure pubbliche e strutturali: assunzioni, formazione, politiche abitative, turni sostenibili, conciliazione tra vita e lavoro, confronto con le organizzazioni sindacali. Se manca personale, si lavora per attrarlo e trattenerlo. Non si cambia natura al servizio. Un presidio pubblico deve restare dentro una responsabilità pubblica”.

Che cosa si rischia con l’esternalizzazione?

“Le lavoratrici e i lavoratori rischiano di lavorare nello stesso servizio, magari con le stesse mansioni, ma con contratti diversi da quello della Sanità pubblica. Le differenze sono pesanti in termini di salari, diritti, tutele. Il rischio è il dumping contrattuale. Il principio deve essere semplice: stesso lavoro, stessi diritti, stesso salario. Come chiediamo anche con la proposta di legge di iniziativa popolare della Cgil ‘I diritti non si appaltano’. Fino a settembre raccoglieremo firme. Insieme all’altra proposta di legge, quella per rafforzare il Servizio sanitario nazionale: finanziarlo meglio, garantire il diritto alla salute in modo uguale per tutte e tutti. La soglia minima delle 50mila firme è stata superata già nei primi due giorni di avvio della campagna, il 15 e 16 maggio scorsi. Andremo avanti fino a settembre per portare in Parlamento, con ogni firma in più, rivendicazioni ancora più forti -, considera Puleri -. Per cittadine e cittadini il rischio è avere servizi meno stabili. Se cambiano gestori, contratti, condizioni di lavoro e organizzazione, anche la continuità assistenziale diventa più fragile. La qualità delle cure passa anche dalla qualità del lavoro. E, ribadisco, un servizio pubblico non può reggersi su lavoratrici e lavoratori con meno diritti e meno salario.

Quello che accade negli Ospedali di Comunità di Tirano, Dongo e Sondalo mostra perché queste due proposte della Cgil stanno insieme – ricapitola il segretario generale della Fp Cgil Sondrio -. Da una parte il diritto alla salute. Dall’altra il diritto a un lavoro tutelato. Separarli significa rendere più fragile il servizio e più debole chi ci lavora”.

Se quelle proposte fossero già legge, cosa cambierebbe in una vicenda come questa?

“Cambierebbe il punto di partenza. La sanità pubblica sarebbe trattata come una responsabilità pubblica da garantire, non come un pezzo da affidare all’esterno per una programmazione che non guarda al futuro. E negli appalti ci sarebbero regole più forti per impedire che il cambio di gestione diventi un modo per abbassare salari e tutele”.

Quali sono le richieste immediate di Cgil e Fp Cgil Sondrio?

“Chiediamo di fermare il ricorso alle esternalizzazioni e di aprire un confronto vero. Servono un piano per assumere personale, misure per trattenere chi lavora nella sanità pubblica, politiche abitative per rendere attrattivo il territorio, investimenti sulle professionalità. Gli Ospedali di Comunità devono dare gambe alla sanità pubblica territoriale. Non diventare edifici pubblici consegnati al mercato”.

Se Asst andrà avanti, quali garanzie chiederete?

“Vigileremo sulle condizioni di lavoro e sulla qualità del servizio, chiedendo trasparenza, un forte e continuo monitoraggio sui contratti applicati, sul personale previsto, sui turni, sul rispetto degli standard assistenziali e sui controlli. Asst e Regione Lombardia devono assicurare la governance e la responsabilità pubblica sui servizi, lavorando al tempo stesso per reinternalizzarli”.

Per firmare online le due proposte di legge di iniziativa popolare (con SPID o CIE).