3 Dec 2021
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Assistenti sociali / Una professione e un servizio da stabilizzare

“La stabilità lavorativa è un vantaggio anche per gli utenti, offrire continuità nella presa in carico rappresenta un valore aggiunto” afferma Giuseppina Occhiuto, Rsu Fp Cgil al Comune di Seriate

9 mar. – Cogliere l’occasione degli stanziamenti messi in legge di bilancio per stabilizzare i servizi sociali è istanza che sta rilanciando con forza la Fp Cgil. La manovra economica individua come livello essenziale il rapporto di 1 assistente ogni 6500 abitanti e prevede di farlo scendere a 1:5000 destinando 40mila euro per ogni assunzione a tempo pieno e indeterminato e 20.000 euro per un rapporto che arrivi a 1:4000.

“L’investimento dovrebbe orientare tutte le amministrazioni a raggiungere il valore soglia, di accesso al finanziamento, anche e soprattutto stabilizzando il personale precario. Dobbiamo allargare il perimetro pubblico e lavorare per la re-internalizzazione dei servizi, tutelando e valorizzando tutte le professionalità coinvolte, anche in appalto” dice Deborah Rota della Fp Cgil Bergamo e del coordinamento nazionale assistenti sociali.

Nelle amministrazioni pubbliche, quella dell’assistente sociale è una figura professionale attiva in diversi contesti, dagli enti locali alla sanità alle carceri, e con diverse declinazioni.

Ad esempio, Giuseppina Occhiuto, ripresa in occasione dell’8 marzo su Collettiva.it, svolge la sua attività nel servizio tutela minori dell’Ambito di Seriate. “A parte i primi 18 mesi con un contratto a termine, dopo il concorso sono stata assunta a tempo indeterminato. Mi ritengo una privilegiata rispetto a tante altre colleghe e colleghi” afferma la 39enne calabrese, da 14 anni assistente sociale.

Com’è il tuo lavoro? “ Il lavoro nell’ambito della tutela minori viene svolto prevalentemente all’interno di una cornice giuridica. Raramente, dunque, l’accesso è spontaneo, l’attivazione scatta soprattutto su segnalazione dall’esterno, magistratura, forze dell’ordine, servizi sociali comunali, cittadini, agenzie educative. Il canale di accesso, diverso da quello spontaneo,  è uno dei tratti distintivi nel ruolo che svolgo da assistente sociale,  uno dei vari nodi strutturali che lo differenziano dagli altri tipi di servizi. Intendo dire che da parte dei cittadini presi in carico spesso c’è una, talvolta solo iniziale, fisiologica resistenza”.

Tipo? “Ad esempio, possiamo ricevere una segnalazione dalle forze dell’ordine a seguito di un loro intervento per una lite in famiglia in cui siano presenti dei minori e venga rilevato un potenziale pregiudizio.  Contattati i genitori, gli scenari che si aprono possono essere diversi, dalla loro disponibilità ad accogliere eventuali percorsi di sostegno alla fatica a comprendere la situazione di potenziale rischio minimizzando l’accaduto”.

È un’attività che richiede particolare cura e tempo. “Ci si muove prevalentemente dentro a un mandato dell’autorità giudiziaria, si è chiamati alla valutazione e all’approfondimento di ogni situazione familiare. La presa in carico dei minori e dei loro nuclei familiari non sempre si chiude nel breve periodo, anzi spesso richiede tempi medio-lunghi, perché ci troviamo in prevalenza di fronte a situazioni complesse, a soggetti fragili. Dobbiamo poterli valutare e conoscere bene, attivare percorsi di aiuto quando necessari, garantire supporto e monitoraggio per il tempo necessario”.

Perché è importante stabilizzare l’assistenza sociale? “Lavoriamo in rete con il territorio e altri servizi sociali e sanitari. La tutela minori interviene su diversi livelli di gravità e diverse tipologie di problematiche che spesso coesistono: conflittualità di coppia, problemi economici, abitativi, dipendenze, fragilità psichica.

Un’equipe stabile non è un bene solo per le lavoratrici e i lavoratori ma anche per i cittadini che accedono ai servizi. Negli anni precedenti mi è capitato di collaborare con un’equipe dove sulla stessa situazione eranocambiate forse 4 assistenti sociali prima che la madre arrivasse sul nostro territorio, la signora non ne ricordava più nemmeno tutti i nomi. La stabilità lavorativa, dicevo, è un vantaggio anche per gli utenti, offrire continuità nella presa in carico rappresenta un valore aggiunto, le persone che arrivano da noi portano storie di sofferenza, vissuti di frustrazione e fallimento. Le relazioni di aiuto, in ogni contesto e servizio, vanno costruite su solide competenze e strumenti professionali ma non possono prescindere anche da un patto di fiducia che richiede tempo e cura della relazione. Credo che questo sia un momento di svolta epocale, la legge di bilancio 2021 offre una opportunità importantissima per l’organizzazione stabile di questi servizi e prestazioni”.

Che impatto ha avuto la pandemia? “Credo che il Covid abbia accelerato alcuni importanti processi evolutivi e fatto emergere l’esigenza di essere più pronti nel fronteggiare le difficoltà. Ha portato a una presa di consapevolezza. Le risorse economiche messe a disposizione degli enti locali per i servizi di assistenza sociale sono un passo concreto in questa direzione, per favorire il consolidamento di prassi e modalità di lavoro”.

Che rapporto hai con la Cgil? “Sono componente Rsu nel Comune di Seriate. La Cgil per me è un luogo dove crescere, informarmi, comprendere cosa succede attorno a noi e come poterlo affrontare. Un luogo di inclusione e gestione concreta delle contingenze. Apprezzo che la Cgil non sia chiusa sui soli tesserati ma aperta a tutte le lavoratrici e lavoratori”.

Anche in Cgil riscontri la cura della relazione? “Ritrovo alcune importanti analogie con il mio ruolo professionale: si pone grande attenzione all’ascolto di tutte le parti, alla chiarezza rispetto agli obiettivi, alla necessità di convergere su un obiettivo comune, alla motivazione. Nei processi decisionali è molto importante trovare un punto d’incontro anche partendo da posizioni diverse, fare lo sforzo di usare modalità di valutazione della situazione alla ricerca di soluzioni condivise”. (ta)