Procedura di raffreddamento nei servizi di igiene ambientale tra Paderno Dugnano e Buccinasco. Fp Cgil Milano, Fiadel e Rsu chiedono pari trattamento economico, sicurezza e organici adeguati. Segato (Fp Cgil) rilancia anche la firma per la proposta di legge ‘I diritti non si appaltano’.
22 mag. 2026 – Pesanti disparità economiche, condizioni di lavoro inadeguate tra mezzi obsoleti, spogliatoi fatiscenti e cronica carenza di personale. Per questo la Rsu di Econord, la Fp Cgil Milano e la Fiadel hanno avviato, il 19 maggio scorso, una procedura di raffreddamento e conciliazione con l’azienda rispetto al servizio di igiene ambientale erogato in appalto nei comuni di Paderno Dugnano, Buccinasco.
Ne parliamo con Valentino Segato, sindacalista della Fp Cgil milanese.
Perché è partita questa vertenza sindacale?
“La situazione è diventata insostenibile. Da anni segnaliamo problemi che non trovano risposta. Il 13 maggio i lavoratori e le lavoratrici si sono riuniti in assemblea e hanno votato all’unanimità di aprire la procedura di raffreddamento. Quando c’è unanimità, vuol dire che il malcontento è reale e diffuso. Si occupano della raccolta dei rifiuti a Paderno Dugnano e Buccinasco, lavorano nell’ambito di due appalti pubblico gestito in ATI, cioè da un raggruppamento temporaneo di imprese: Econord insieme ad Amsa (A2A) – specifica Segato -. Due aziende, stesso appalto ma condizioni economiche molto diverse”.
Nel volantino della Rsu si parla di 1 euro di ticket contro 8 euro. È davvero questa la differenza?
“Sì. Nello stesso appalto, per lo stesso servizio ai cittadini, i dipendenti Econord prendono 1 euro di buono pasto. I colleghi dell’ATI ne prendono 8. E in più hanno un premio annuale che i lavoratori Econord non vedono da anni. Non sono sfumature, ma è una disparità netta, ingiustificabile”.
Parliamo anche delle altre criticità.
“Non sono secondari. I mezzi operativi sono vecchi. I dispositivi di protezione individuale non sempre sono adeguati. Gli spogliatoi e le docce nei cantieri sono in condizioni indecorose. Inoltre, per coprire mancanze di personale altrove, spesso i lavoratori e le lavoratrici vengono spostati in altri comuni e così il territorio di propria competenza viene sguarnito, causando problemi al servizio oltre che carichi ulteriori su chi lavora già in condizioni difficili”.
Avete coinvolto il Prefetto e i Sindaci. Perché?
“Gli appalti riguardano servizi pubblici essenziali e le amministrazioni comunali ne sono committenti. Devono sapere cosa succede nei cantieri che gestiscono indirettamente. Peraltro, la proposta di legge di iniziativa popolare ‘I diritti non si appaltano’ promossa dalla Cgil con una raccolta firme iniziata il 15 maggio scorso punta il dito proprio su situazioni come questa in Econord, su storture da rimettere in asse laddove ci sono appalti. Non solo i committenti sono responsabili di quanto accade ma a stesso lavoro vanno corrisposte stesse condizioni contrattuali e tutele”, osserva il sindacalista, facendo appello a firmare il più possibile, ai banchetti e on line, questa proposta di giustizia sociale. “Nel caso di Econord chiediamo stesso contratto di secondo livello: premio di risultato e ticket”.
Cosa chiedete ad Econord per evitare lo sciopero?
“Un tavolo vero. Vogliamo discutere di ticket uguali per tutti, di un premio annuale, della sicurezza nei cantieri e del personale. La procedura di raffreddamento esiste proprio per trovare una soluzione prima di arrivare allo sciopero. Noi siamo disponibili al confronto. Ma i lavoratori sono uniti e determinati: senza risposte concrete, rispetto e valorizzazione, la lotta va avanti”.