4 Apr 2026
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Sanità pubblica / L’attivo Fp Cgil Lombardia e il mantello di Harry Potter

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La segretaria regionale Negri: “Il contratto non è solo un testo, è lo strumento con cui si misura il sociale del nostro lavoro”. Il segretario nazionale Vannini: “Quando parliamo di contratto non perdiamo mai di vista il fatto che anche quello è uno strumento che serve, o al contrario non serve, per curare il Servizio sanitario nazionale”

3 mar. 2026 – All’attivo regionale della Sanità Pubblica della Fp Cgil Lombardia si è aperto il confronto sulla piattaforma per il rinnovo del contratto nazionale 2025-2027. Un passaggio che arriva dopo la scelta, ribadita dall’organizzazione sindacale, di non sottoscrivere il ccnl 2022-2024.

Ad aprire i lavori è stata la segretaria regionale Sabrina Negri, che ha richiamato le ragioni di quella decisione: “Non abbiamo detto no per testimonianza, abbiamo detto no per aprire una vertenza, per alzare l’asticella, per affermare un principio. Il lavoro nella sanità pubblica non può essere considerato una variabile di bilancio. Oggi con la piattaforma 2025-2027 dobbiamo fare un passo ulteriore. Non basta rivendicare aumenti economici adeguati, pur necessari e rinunciabili, dobbiamo affermare una visione complessiva, il pieno recupero salariale rispetto all’inflazione reale, il riconoscimento delle professionalità e delle competenze a partire dalle progressioni e dalle carriere, la riduzione delle disuguaglianze interne, la valorizzazione del lavoro d’equipe, una vera regolazione dei carichi di lavoro e del tema degli organici, il rafforzamento della contrattazione integrativa. In questo quadro – ha rimarcato – il ruolo delle Rsu diventa centrale. Le nostre rappresentanze sindacali unitarie sono il presidio quotidiano nei luoghi di lavoro, il punto di ascolto dei bisogni, il luogo della contrattazione concreta”, ha detto.

Per Negri il contratto nazionale non è un fatto tecnico ma politico e “il rinnovo 2025-2027 deve essere l’occasione per riaffermare che la qualità della cura passa attraverso la qualità del lavoro. Non esiste buona sanità senza buone condizioni di lavoro. Non esiste efficienza senza rispetto delle persone”.

La piattaforma della Fp Cgil è stata presentata dal segretario nazionale Michele Vannini. Suoi punti fondanti sono il pieno recupero salariale rispetto all’inflazione reale (considerando anche che “c’è un tema di equità retributiva all’interno del comparto”), il riconoscimento professionale e di carriera, il miglioramento delle condizioni di lavoro e quindi il benessere organizzativo, la riduzione delle disuguaglianze interne, il rafforzamento della contrattazione integrativa con la centralità delle Rsu, la difesa del servizio pubblico. Sono previste inoltre sezioni dedicate alla Ricerca sanitaria e al sistema delle agenzie per l’ambiente.

Per Vannini, inoltre, non è un mero inciso ma un puntello rivendicativo il valore democratico della partecipazione delle lavoratrici e dei lavoratori che vanno consultati sugli “accordi che incidono sulla loro vita lavorativa”.

Ampio spazio è stato dato a delegate e delegati, portatori di diverse professionalità (infermieri, oss, educatori, amministrativi per citarne alcune). Hanno arricchito il dibattito: Riccardo Esposito dell’Asst Lecco, Antonio Sabatini dell’Ats Milano, Simone Demi di Areu, Alessandra Zanni di Arpa, Laura Maruccia dell’Asst Ovest Milanese, Anita Manca dell’Asst Sette Laghi, Davide Crippa dell’Asst Brianza, Massimo Fada dell’Asst Spedali Civili, Miriam Milesi dell’Asst Papa Giovanni XXIII, Vittorio Villano dell’Asst Cremona, Nuccio Giovinetto dell’Asst Gaetano Pini-Cto.

Nel corso del dibattito, non sono mancati riferimenti ai conflitti in atto, al loro portato di morte e all’instabilità geopolitica, la denuncia di scelte politiche che danno priorità al rifinanziamento delle spese militari invece che alla spesa sociale, per le persone, le azioni per sensibilizzare su una fase storica a cui non si può né deve restare indifferenti.

Rispetto alle attività quotidiane, sono emerse le difficoltà del lavoro di cura dentro una crisi ormai strutturale, dopo anni di definanziamento del Servizio sanitario nazionale, messo in un equilibrio sempre più fragile anche con il ricorso crescente al mercato.

Il tema della conciliazione vita-lavoro è diventato la prima causa di abbandono della sanità pubblica. Si fugge verso il privato per riavere in mano la propria vita, con orari di lavoro certi e auspicando nella fine dell’abuso delle pronte disponibilità, che spesso arrivano a 13-14 turni mensili sforando i limiti contrattuali. Anche la formazione continua spesso viene scaricata su lavoratrici e lavoratori: gli Ecm (educazione continua in medicina) vengono svolti fuori dall’orario di servizio, erodendo tempo di vita e riposo.

In parallelo, in un contesto segnato già dalle carenze di organico, l’invecchiamento del personale sanitario aggrava la situazione, tanto più a fronte dell’aumento delle persone con cronicità, dell’intensità assistenziale e dell’impatto tecnologico. E senza che venga messo a sistema un piano assunzionale per gli ingenti pensionamenti dei prossimi anni.

Il fenomeno delle esternalizzazioni ha colpito duramente la sanità pubblica. Interi reparti di medicina, storicamente fulcro della formazione infermieristica, sono stati appaltati a cooperative. Il rischio è quello di avere nuovi ospedali come scatole vuote perché prive del personale necessario e dove la barriera linguistica con i medici delle cooperative rende difficile persino comunicare con i pazienti. Le Case della Comunità rischiano la stessa sorte: strutture fisiche inaugurate senza un investimento coerente su personale stabile, con il pericolo di sostituire lavoro pubblico con prestazioni a partita Iva.

Intanto cresce la spesa sanitaria privata. Sempre più cittadini ricorrono a pagamenti diretti o a polizze integrative per aggirare le liste d’attesa. Il welfare aziendale, nato come integrazione, senza un cambio di rotta è destinato a diventare sostituzione, sancendo una sanità a doppio binario dove si cura solo chi può pagare.

Dalle testimonianze è emersa una profonda amarezza degli operatori socio-sanitari e dei soccorritori del 118. Gli Oss si sentono fondamentali ma invisibili, schiacciati da carichi di lavoro calcolati su minutaggi superati e privi di un riconoscimento pieno. E ora preoccupa la nuova figura dell’assistente infermieristico, percepita come svalutante delle competenze esistenti senza che venga risolta la carenza di assistenza di base.

Per chi lavora sulle ambulanze manca persino il riconoscimento dei rischi biologici e delle tutele contro le aggressioni. A questo si aggiunge una zona grigia normativa: responsabilità personali elevate in assenza di adeguate coperture e riconoscimenti professionali.

È stato denunciato il declino strutturale di settori come la salute mentale e la protezione ambientale. Nel primo caso, le risorse economiche necessarie sono largamente insufficienti rispetto alle necessità reali. In più la visione aziendalista sta trasformando i centri psicosociali in “ambulatorifici”, comprimendo la dimensione relazionale e territoriale della cura.

Non va meglio in Arpa, l’agenzia regionale per la protezione ambientale, con inquadramenti inadeguati, la perdita dello smart working che sta causando la fuga di professionisti di alto profilo e il continuo dover combattere per farsi riconoscere le ore di viaggio spese per i controlli sul territorio come orario di lavoro.

“Anche i segretari nazionali si emozionano”, ha commentato Vannini nel concludere un attivo denso di contributi di valore. Esprimendo, poi, timore per una “mutazione genetica del Servizio sanitario nazionale” che rischia di cambiare funzione senza cambiare nome.

Tanto più cruciale, in uno scenario sempre più complesso, il ruolo delle delegate e delegati Rsu Fp Cgil. È a loro che si rivolge, anche oltre la platea. “Ognuno di noi porta sulle proprie spalle un pezzo di giacca di Giuseppe Di Vittorio, di Bruno Trentin, di Luciano Lama…, di Sergio Cofferati, di Guglielmo Epifani, di Susanna Camusso, di Maurizio Landini. Quando voi avete chiesto i voti e vi hanno dato i voti, quando voi girate per i reparti, quando voi entrate in qualità di Rsu dentro le stanze dove si fa la contrattazione, le lavoratrici e i lavoratori, certo, vedono voi, ma vedono anche la Cgil. E quella cosa lì è come il mantello di Harry Potter. Pesate 20 chili in più di botto”, dice sorridendo. Per questo la nuova stagione di impegni e sfide si fa, nonostante tutto, più ariosa. “Sono convinto che fra un po’ di tempo avremo riscontro del fatto che la Funzione Pubblica, anche trovando modalità organizzative nuove rispetto al passato, è stato in grado, come sempre, di fare la differenza. Sono molto confidente del fatto che sarete in grado di farlo e noi, per parte nostra, proveremo a trovare il modo di darvi un contratto che vi aiuti a farlo in maniera più efficace”.