29 Apr 2026
HomeIn evidenzaIl Primo Maggio e la dignità del lavoro

Il Primo Maggio e la dignità del lavoro

Tramparulo (Fp Cgil Lombardia): “I servizi pubblici sono Costituzione in azione. Senza risorse, assunzioni e contratti giusti, i diritti restano sulla Carta”.

card Primo-Maggio-2026-Marghera29 apr. 2026 – La manifestazione nazionale unitaria di Cgil, Cisl e Uil per il Primo Maggio 2026 sarà, con i segretari generali Maurizio Landini, Daniela Fumarola e Pierpaolo Bombardieri, dalle ore 10 alle 13, a Marghera, luogo simbolico del lavoro industriale italiano, affiancata da tutte le altre iniziative territoriali in Lombardia e nel Paese. Tema portante: il lavoro dignitoso.

Come si declina questo tema per la Fp Cgil Lombardia? Ne parliamo con il segretario generale Catello Tramparulo.

“Dal punto di vista della categoria, il Primo Maggio parla alle lavoratrici e ai lavoratori dei servizi pubblici, erogati dal pubblico e dal privato, che ogni giorno rendono concreti i diritti: sanità, enti locali, amministrazioni statali, socio sanitario assistenziale educativo, igiene ambientale, sicurezza, protezione civile. Sono settori che si sviluppano in tanti diversi servizi per le persone, in ogni fase della vita. Un Paese si misura innanzi tutto da qui: da chi cura, accoglie, amministra, educa, protegge, accompagna -, risponde Tramparulo -. Il lavoro dignitoso va legato a quattro questioni decisive: rinnovi contrattuali, condizioni materiali delle lavoratrici e dei lavoratori, salute e sicurezza, qualità dei servizi pubblici”.

I servizi pubblici sono ancora la spina dorsale del Paese?

“I servizi pubblici sono il punto in cui la Costituzione sostiene la vita quotidiana. Il diritto alla salute, all’istruzione, all’assistenza, alla sicurezza e al soccorso, alla giustizia, alla cura del territorio e dei beni culturali, alla tutela delle fragilità esiste di fatto se ci sono lavoratrici e lavoratori messi nelle condizioni di garantirlo. Servono organici adeguati, investimenti, assunzioni stabili, formazione, strumenti, sedi dignitose, organizzazione del lavoro sostenibile. Altrimenti i diritti restano sulla Carta. Noi rivendichiamo che la Costituzione venga applicata anche così”, evidenzia il segretario generale.

Quindi la qualità dei servizi dipende dalle condizioni di chi lavora?

“Dipende anche da questo, in modo diretto. Ogni taglio sul personale, ogni assunzione rinviata, ogni professionalità svalutata non colpisce solo chi lavora. Indebolisce un diritto di cittadinanza. Una lista d’attesa più lunga, un ufficio pubblico che fatica a rispondere, un servizio educativo che arranca, un presidio territoriale scoperto, un tribunale in affanno, una comunità lasciata senza risposte: tutto questo nasce da anni di definanziamento, blocchi, precarietà e mancata programmazione”.

In questo quadro che peso hanno i rinnovi contrattuali?

“Hanno un peso fondamentale. Il contratto è lo strumento che rende esigibile la dignità del lavoro. Non riguarda solo il salario, anche se il recupero del potere d’acquisto resta una priorità. Riguarda profili, ordinamenti, progressioni, formazione, orari, carichi di lavoro, benessere organizzativo, salute e sicurezza, conciliazione, stabilità. Riguarda anche il modo in cui si governano digitalizzazione, intelligenza artificiale e lavoro agile: senza contrattazione, anche l’innovazione può aumentare carichi, controllo, isolamento e diseguaglianze. Un rinnovo contrattuale giusto riconosce il lavoro reale, quello che spesso non si vede ma fa funzionare i servizi ogni giorno. Per questo i contratti vanno rinnovati bene, finanziati in modo adeguato e applicati correttamente”.

Il tema riguarda anche appalti, esternalizzazioni e lavoro privato nei servizi pubblici?

“Certo. Lo sbilanciamento progressivo a favore dell’offerta privata, a partire dalla sanità, ha prodotto squilibri nei diritti di cittadinanza e nei diritti del lavoro. Da una parte crescono servizi sempre più accessibili a chi può pagare. Dall’altra, in molti appalti e servizi esternalizzati, si usano contratti peggiorativi, contratti pirata, dumping contrattuale. Per lo stesso lavoro ci sono salari e tutele differenti. Questo non è solo ingiusto: abbassa la qualità del servizio”.

Quindi rivendicare lavoro dignitoso significa?

“Rivendicare anche una diversa idea di Stato e di pubblica amministrazione. Il pubblico non è una spesa improduttiva ma un motore essenziale e strategico del Paese: serve a garantire cure, assistenza, istruzione, sicurezza, giustizia, protezione del territorio e dei beni culturali, risposte amministrative. Per farlo servono investimenti, nuovo personale, stabilizzazioni e rinnovi contrattuali adeguati -, rimarca Tramparulo -. Il lavoro dignitoso si costruisce con salari giusti, sicurezza, professionalità riconosciute, appalti puliti, innovazione contrattata. Vuol dire ridurre i carichi insostenibili, coprire gli organici, applicare i contratti corretti, fermare il dumping, dare continuità ai servizi. Perché quando un ufficio non risponde, una prestazione slitta, un presidio chiude o un appalto scarica il ribasso sul lavoro, non arretra solo una condizione professionale: arretra un diritto per le persone”.