La Fp Cgil sottoscrive l’ipotesi di Ccnl 2025-2027. Il segretario generale Bozzanca: “Finalmente si torna a tutelare i salari”. Aumenti superiori all’inflazione prevista, clausola di salvaguardia, ferie uguali per neoassunti e personale con maggiore anzianità, buoni pasto, lavoro agile, intelligenza artificiale e relazioni sindacali tra i punti qualificanti.
9 giu. 2026 – La Fp Cgil ha sottoscritto l’ipotesi di Contratto collettivo nazionale per le lavoratrici e i lavoratori del comparto Funzioni Centrali per il triennio 2025-2027. Una firma che arriva, per la prima volta, in piena vigenza contrattuale e segna un punto politico preciso: riportare il contratto nazionale alla sua funzione essenziale, quella di tutelare salari, diritti e valore del lavoro pubblico.
“Abbiamo sottoscritto l’ipotesi di Contratto collettivo nazionale per il personale del comparto delle Funzioni Centrali per il triennio 2025-2027: finalmente si torna a tutelare i salari di lavoratrici e lavoratori con un aumento delle retribuzioni superiore all’inflazione oggi prevista per il triennio di riferimento e, per la prima volta, con l’introduzione di un meccanismo di verifica successivo a salvaguardia del potere di acquisto”, annuncia Federico Bozzanca, segretario generale Fp Cgil.
La preintesa prevede incrementi mensili a regime da 126 a 221 euro, la verifica del possibile scostamento tra aumenti contrattuali e inflazione per individuare ulteriori risorse a tutela dei salari, l’equiparazione delle ferie per il personale neoassunto, il pagamento delle indennità di turno durante le ferie, lo sblocco del tetto al buono pasto e l’incremento dei trattamenti di trasferta. Nel testo entrano anche il rafforzamento delle relazioni sindacali, il recepimento della direttiva sulla trasparenza salariale, la regolazione dell’intelligenza artificiale, più attenzione a formazione, disabilità e sviluppi di carriera contro ogni discriminazione. Viene inoltre introdotto il livello regionale di confronto, il potenziamento degli organismi paritetici, il miglioramento di congedi, flessibilità oraria, permessi, ferie solidali e l’estensione del lavoro agile e da remoto per particolari esigenze di lavoratrici e lavoratori.
Ora, come sottolinea la Fp Cgil nazionale, “la parola passa a lavoratrici e lavoratori per il giudizio definitivo”.
La firma del 9 giugno conferma molte delle questioni affrontate pochi giorni prima nell’assemblea regionale Fp Cgil Lombardia con le lavoratrici e i lavoratori delle Funzioni Centrali, organizzata alla Sala Buozzi della Camera del Lavoro di Milano e da remoto, con Giordana Pallone, segretaria nazionale della categoria. In quella sede si era ribadita una linea sindacale precisa, restituire dignità ai salari pubblici e rimettere il contratto nazionale al centro della tutela del lavoro.
Cesare Bottiroli, segretario della Fp Cgil Milano, aveva richiamato la distanza tra il negoziato in corso e il contratto 2022-2024, non sottoscritto dalla Cgil perché giudicato fallimentare sul piano salariale. “La firma del contratto 2022/2024, che ha sancito una perdita di 10 punti percentuali di inflazione, rimane una ferita all’interno dei contratti del pubblico impiego che le risorse messe a disposizione e la decisione di accettare un aumento inferiore all’inflazione di quel triennio non possono sanare”, aveva detto, ricordando i circa 300 euro medi persi in busta paga.
Dino Pusceddu, segretario Fp Cgil Lombardia, aveva indicato il nodo politico della trattativa: “Stiamo riuscendo, in queste trattative, a riportare il contratto nazionale al ruolo che aveva perso durante l’ultimo contratto, ovvero quello di autorità salariale”. E aveva aggiunto: “La novità più grande di questo contratto è anche che, per la prima volta, potremmo arrivare a firmare il contratto nella vigenza del triennio. Noi siamo quelli che i contratti li costruiscono: l’impronta della Cgil all’interno di questa contrattazione si è vista subito”. La preintesa conferma proprio questo cambio di passo: gli aumenti non arrivano anni dopo, quando l’inflazione ha già consumato salari e fiducia, ma dentro il triennio di riferimento.
Tra i temi più sentiti, anche in Lombardia, c’è il buono pasto. Pusceddu lo aveva detto con nettezza: “Noi da tempo stiamo dicendo che il buono pasto è un buono colazione, soprattutto qui a Milano”. Lo sblocco del tetto al buono pasto, indicato nella preintesa come prima azione per aumentarne l’importo, risponde a una rivendicazione concreta, tanto più urgente nei territori dove il costo della vita pesa di più. Rimane il blocco normativo ma è un primo passo necessario per rivendicare l’eliminazione di una norma ingiusta.
Giordana Pallone aveva descritto la trattativa come l’inizio di una “stagione del tutto inedita”. La firma nella vigenza contrattuale, spiegava, avrebbe significato che “per una volta, gli incrementi retributivi non arriveranno ex post in forma di grandi arretrati”. Con la preintesa sottoscritta oggi, 9 giugno, quella possibilità diventa un risultato concreto.
Centrale anche la clausola di salvaguardia, che nella preintesa entra come meccanismo di verifica per individuare ulteriori risorse a tutela dei salari. È così il tentativo di impedire che il potere d’acquisto venga nuovamente lasciato indietro.
Sul piano dei diritti, la preintesa cancella una disparità durata trent’anni: il personale neoassunto avrà lo stesso numero di giornate di ferie di chi ha maggiore anzianità. Viene inoltre riconosciuta l’indennità di turno anche durante le ferie.
Il testo interviene anche su lavoro agile, formazione e intelligenza artificiale. Sul lavoro agile e da remoto viene esteso il numero di giornate per particolari esigenze di lavoratrici e lavoratori. Sull’intelligenza artificiale si introduce una regolazione per migliorarne l’uso ed evitare impieghi impropri a scapito del personale e dei servizi. Sulla formazione si rafforza la pianificazione strategica dei percorsi, con attenzione all’accessibilità per il personale con Dsa e con disabilità.
All’assemblea lombarda era emerso con forza anche il tema dell’attrattività del lavoro pubblico. In Lombardia salari, affitti e costo della vita si intrecciano direttamente con la tenuta dei servizi. Se gli uffici si svuotano, l’impatto non ricade solo su chi lavora: ricade su cittadine e cittadini, che trovano meno personale, meno prossimità, meno capacità di risposta.
Catello Tramparulo, segretario generale Fp Cgil Lombardia, aveva inquadrato il rinnovo delle Funzioni Centrali come il “motore” per l’intero settore pubblico, rivendicando la scelta della Cgil di non firmare il precedente contratto. “Non è che un sindacato esiste solo perché firma un contratto. Se passasse quella logica lì, allora noi dovremmo firmare qualsiasi cosa per esistere”. La preintesa del 9 giugno rafforza questa lettura: la firma ha valore quando produce avanzamenti veri, non quando serve solo a stare al tavolo.
La sottoscrizione dell’ipotesi di contratto apre ora, appunto, la fase della consultazione delle lavoratrici e dei lavoratori, come ribadisce la segretaria Fp Cgil nazionale Giordana Pallone nel primo dei video social diffusi dalla categoria.
E non poteva mancare la dichiarazione di Maurizio Landini, segretario generale Cgil: “Adesso la parola passa alle lavoratrici e ai lavoratori che dovranno esprimersi sull’ipotesi di accordo che rappresenterebbe un passo importante in termini di innovazione e rafforzamento di diritti e tutele per tutte e tutti”.