Compatte le organizzazioni sindacali e la Rsu sulla vertenza per la videosorveglianza nel museo delle monete. Macrì (Fp Cgil): “Non si tratta di capricci, ma di tutelare lavoratrici e lavoratori. Questo non è un episodio isolato ma un metodo”
14 mag. 2026 – L’apertura del museo nell’ex Chiesa delle Orfanelle di Como, destinato a ospitare le monete d’oro romane di epoca tardo-imperiale scoperte nel 2018, viene rinviata dal giugno 2024. Secondo il sindaco Alessandro Rapinese, intervistato da CiaoComo Radio, la responsabilità sarebbe del “giochetto per cercare di boicottare l’amministrazione” e dei “capricci” dei sindacati.
La realtà viene fatta emergere proprio dalla vertenza unitaria che vede compatte, con la Rsu, Fp Cgil, Cisl Fp, Uil Fpl, Cobas, Cse Flfp territoriali nella richiesta di rispettare le norme sulla videosorveglianza nei luoghi di lavoro. Una vertenza che non riguarda l’apertura del museo in sé, ma le garanzie dovute a chi in quel museo lavorerà.
“Il sindaco mistifica e falsifica i fatti, attribuendoci responsabilità che non abbiamo per coprire la propria inadeguatezza amministrativa. Non si tratta di capricci, ma di tutelare le lavoratrici e i lavoratori chiedendo il rispetto della legge”, afferma Stefania Macrì, segretaria Fp Cgil Como.
Perché non avete firmato l’accordo sulla videosorveglianza nell’incontro del 27 aprile?
“L’amministrazione ci ha convocati con soli quattro giorni di preavviso, un tempo assolutamente non congruo, perché si è resa conto in ritardo che il museo è anche un luogo di lavoro. Ci hanno sottoposto lo stesso identico testo che avevamo respinto lo scorso autunno: noi chiediamo che le immagini delle telecamere non vengano utilizzate per fini disciplinari o per il controllo della prestazione lavorativa, mentre il Comune ha inserito una clausola che permetterebbe l’uso delle immagini per ogni fine connesso al rapporto di lavoro, riprendendo lo Statuto dei lavoratori in modo non tutelante. Dal rifiuto di modificare questo punto, il verbale di mancato accordo. La dignità di chi lavora non può essere merce di scambio per un’inaugurazione”, risponde la sindacalista.
Il sindaco dichiara che non si lascerà “piegare”.
“Il sindaco parla anche del tesoro di Como come di ‘monetine’… Non è una questione di forza, ma di regole. Non essendoci accordo tra le parti, l’amministrazione dovrà ora seguire il percorso con l’Ispettorato del Lavoro. È bizzarro che si rendano conto solo ora della necessità di questo passaggio legale. Noi continueremo a segnalare ogni irregolarità, come abbiamo già fatto con il Garante della Privacy e l’Ispettorato per altre telecamere installate a Palazzo Cernezzi senza accordo sindacale. Questo non è un episodio isolato ma un metodo. L’apertura del museo non è dunque ostaggio dei sindacati, ma di una gestione che preferisce lo scontro mediatico al rispetto delle tutele minime previste dalla legge e alla trasparenza amministrativa”.