15 May 2026
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“I diritti non si appaltano”: la raccolta firme entra nel cuore dei servizi pubblici

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Dalle pubbliche amministrazioni all’igiene ambientale e fino al socio sanitario assistenziale educativo privato: la proposta di legge di iniziativa popolare della Cgil vuole fermare dumping contrattuale, lavoro povero e scaricabarile nelle filiere degli appalti

15 mag. 2026 – È partita ufficialmente la raccolta firme per le due proposte di legge di iniziativa popolare per il rilancio del Servizio sanitario nazionale e dunque la salute e per tutelare chi lavora in appalto.

Oggi la campagna è stata inaugurata dalle assemblee delle assemblee generali della Cgil: tutto il quadrato rosso è mobilitato per dare una svolta su queste due tematiche centrali per i diritti delle persone e per contrastare le disuguaglianze.

Dopo aver parlato, con il segretario generale Fp Cgil Lombardia Catello Tramparulo, delle due proposte inquadrate nel loro insieme e con Sabrina Negri, segretaria con delega alla sanità, in particolare della proposta di legge per il Ssn, affrontiamo la proposta relativa agli appalti con il resto della segreteria della categoria regionale.

La proposta di legge di iniziativa popolare “I diritti non si appaltano” interviene su uno dei punti più delicati dell’organizzazione dei servizi pubblici: il rapporto tra appalti, condizioni di lavoro e qualità dei servizi. Ovvero, se un servizio pubblico resta tale anche quando viene affidato all’esterno o se, invece, si frammenta in una filiera dove il risparmio passa da salari bassi, contratti deboli, continui cambi d’appalto e subappalti.

Il principio affermato dalla proposta di legge, che peraltro è un imperativo della Fp Cgil, è stesso lavoro, stessi diritti. Se un’attività serve a garantire una funzione ordinaria del soggetto che affida il servizio (il committente), per esempio un Comune, un ente pubblico, una partecipata, una multiutility o una struttura socioassistenziale, quel lavoro non può valere meno solo perché viene svolto in appalto.

Pubbliche amministrazioni

sportelloPer Dino Pusceddu, segretario Fp Cgil Lombardia con delega alle Funzioni Locali e Funzioni Centrali, la proposta di legge “può parere distante e invece ha un impatto immediato sulle condizioni di vita delle lavoratrici e dei lavoratori pubblici, oltre che sulla qualità dei servizi ai cittadini”.

Negli ultimi anni, spiega Pusceddu, pezzi interi di servizi pubblici sono stati spostati fuori dagli enti: mense scolastiche, pulizie, servizi educativi, servizi sociali, biblioteche, musei, manutenzioni, servizi informatici, tra gli altri. Attività essenziali per il funzionamento quotidiano della macchina pubblica.

Il problema è che troppo spesso l’appalto non è stato usato per migliorare l’organizzazione del servizio o per acquisire competenze specialistiche. È stato usato per tenere più basso il costo del lavoro -, evidenzia Pusceddu -. Anche quando il massimo ribasso non è più il criterio formale di gara, gli stessi effetti possono rientrare attraverso basi d’asta costruite male, costi della manodopera sottostimati, monte ore insufficiente, organici ridotti, subappalti, contratti meno tutelanti. Si può rispettare formalmente la procedura e produrre comunque lavoro povero”.

Con l’approvazione della proposta, le gare dovrebbero partire dal costo reale del lavoro: contratto applicato, personale necessario, ore effettive, tutela nei cambi appalto e verifica dei subappalti.

Se un servizio costa meno perché una lavoratrice viene pagata meno, perché ha meno diritti, perché il monte ore è insufficiente, perché ogni tre anni deve aspettare una nuova gara per sapere che fine farà, quello non è risparmio pubblico. Quello è scaricare su lavoratrici e lavoratori il sottofinanziamento dei servizi pubblici”, considera Pusceddu.

Il gioco c’è anche la responsabilità pubblica. “Se quel lavoro serve a tenere aperto un servizio educativo, a garantire un servizio sociale, a far funzionare una biblioteca, diventa responsabilità diretta degli amministratori, dei dirigenti, dello Stato. Gli enti e le amministrazioni non possono limitarsi a fare la gara. Devono controllare, pretendere legalità, contratti corretti, qualità del lavoro”, ribadisce Pusceddu.

Servizi ambientali

operatore ecologicoE arriviamo al settore dell’igiene ambientale – raccolta rifiuti, spazzamento, manutenzione del verde, servizi ausiliari. “Anche qui l’appalto decide se un servizio essenziale resta legato a diritti, sicurezza e dignità, oppure se viene spezzettato in una catena di affidamenti dove la competizione si gioca sul costo del lavoro e salari e tutele si assottigliano -, dice Americo Fimiani, segretario Fp Cgil Lombardia con delega al comparto -. Non si può separare la qualità del servizio essenziale dalla qualità del lavoro. Chi raccoglie i rifiuti, cura il verde, garantisce decoro e salute nei territori non va trattato in modo discriminatorio solo perché cambia l’appalto o la divisa. Per questo la proposta vuole la parità di trattamento economico e normativo quando l’attività appaltata corrisponde a quella svolta direttamente dal committente”.

La proposta di legge punta a rafforzare la responsabilità in solido: chi affida il servizio deve rispondere lungo tutta la filiera di contratto applicato, corretto inquadramento, pagamenti, sicurezza e subappalti. “Se l’appalto produce dumping contrattuale, carichi non sostenibili o rischi per la sicurezza, il problema riguarda anche chi quel servizio lo ha organizzato, affidato e finanziato”, spiega Fimiani.

La sicurezza è un punto decisivo. “I servizi ambientali sono esposti a rischi quotidiani, come mostrano purtroppo infortuni, anche mortali, e malattie professionali: mezzi in movimento, turni su strada, movimentazione di carichi, lavoro in condizioni climatiche difficili, tempi spesso compressi. Per questo va verificata la congruità della manodopera e dell’organizzazione: non basta affidare un servizio, bisogna garantire personale sufficiente, tempi sostenibili e condizioni compatibili con la salute di chi lavora”, sottolinea Fimiani.

Da qui anche il ruolo dell’informazione sindacale. “Le imprese sopra i 15 dipendenti dovrebbero comunicare preventivamente alle organizzazioni sindacali quali attività vengono affidate in appalto, con quali condizioni economiche e normative e con quale organizzazione del lavoro. È il modo per intervenire prima che peggiorino salari, turni, carichi e sicurezza , rimarca Fimiani -. Firmare questa proposta di legge significa dire, anche nel comparto dell’igiene ambientale, che la concorrenza non può giocarsi sulla pelle di chi lavora ma sulla qualità, sulla trasparenza, sulla responsabilità”.

Socio sanitario assistenziale educativo privato

Non migliora il quadro nel settore socio sanitario, assistenziale ed educativo privato, dove gli appalti spesso costruiscono una zona grigia: servizi essenziali per la collettività, finanziati o regolati dal pubblico, ma svolti da lavoratrici e lavoratori con salari più bassi, contratti più deboli, condizioni più fragili.

“Cooperative sociali, nidi esternalizzati, assistenza domiciliare, servizi per anziani, minori, persone con disabilità e famiglie sono welfare quotidiano. Bisogna intervenire sul dumping contrattuale e sull’uso dell’esternalizzazione come leva per ridurre il costo del lavoro”, afferma Alexandra Bonfanti, segretaria Fp Cgil Lombardia.

La proposta di legge della Cgil, spiega Bonfanti, va nella direzione di applicare anche a lavoratrici e lavoratori in appalto i contratti firmati dalle organizzazioni sindacali comparativamente più rappresentative.

“Questa proposta serve anche a rendere più attrattive professioni essenziali per la cittadinanza. Da una parte si cercano figure sempre più specializzate, dall’altra non si riconoscono in modo adeguato le competenze acquisite. Assistiamo a una fuga da questi servizi, con il rischio di mettere in difficoltà anche l’erogazione delle prestazioni all’utenza”.

C’è poi il tema delle risorse pubbliche. Le imprese che lavorano negli appalti pubblici operano con risorse pubbliche, dentro servizi che rispondono a bisogni sociali essenziali. “Non è ammissibile che scelgano contratti che comprimono il costo del lavoro e aumentano i profitti in settori dove il rischio d’impresa è spesso molto ridotto. Parliamo di contratti che, rispetto al pubblico impiego, hanno un gap salariale anche di diverse centinaia di euro al mese a parità di mansioni, e che in alcuni casi non vengono rinnovati da addirittura 14 anni”, sottolinea Bonfanti.

Il punto riguarda anche il contrasto ai contratti pirata.

“È ora di finirla con i contratti pirata. Se una lavoratrice o un lavoratore di una cooperativa sociale opera in un appalto e quella cooperativa applica un contratto pirata, con questa legge dovrà essere applicato un contratto che garantisca condizioni economiche e normative pari a quelle riconosciute a chi fa lo stesso lavoro alle dipendenze del committente -, specifica -. Bisogna finirla con gare vinte da chi abbassa il costo del lavoro e con il risparmio pubblico mascherato dietro salari insufficienti, part-time involontari, carichi enormi, inquadramenti scorretti”, conclude Bonfanti.

 

Per tutte le info e firmare on line vai sul sito della Cgil nazionale: