23 Feb 2026
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Case per la sanità di montagna

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“L’iniziativa sugli alloggi ai medici è positiva, ma senza una governance complessiva, politiche abitative inclusive, mobilità territoriale e formazione per tutto il personale sanitario il servizio pubblico è destinato a indebolirsi sempre di più”, avvertono Michela Turcatti e Leonardo Puleri della Fp Cgil Sondrio

23 feb. 2026 – Dieci alloggi temporanei, canone massimo 200 euro al mese, destinati a personale medico. L’accordo tra ASST Valtellina e Alto Lario e la Fondazione Casa di Riposo Città di Sondrio interviene su un tema concreto: il diritto all’abitare per chi sceglie di lavorare nella sanità pubblica in provincia di Sondrio.

L’iniziativa è positiva ma non basta. Se nasce dentro un quadro regionale che limita tariffe e rimborsi ad alcune figure mediche considerate di difficile reperimento, non considera che la platea di chi lavora nella sanità pubblica è molto più ampia”, commentano per la Fp Cgil locale Michela Turcatti, segretaria generale, e Leonardo Puleri, segretario.

Infermiere e infermieri, operatrici e operatori socio sanitari, tecnici sanitari, educatori, assistenti sociali, amministrativi sono alcune delle professioni coinvolte a garantire continuità quotidiana ai servizi. E oggi restano esclusi da questa misura.

Il problema dell’abitare pesa in modo crescente sulle assunzioni. I concorsi vinti in Asst vengono abbandonati prima ancora di iniziare a lavorare – spiegano i due dirigenti sindacali -. Sono continue le segnalazioni in merito. Le persone faticano a trovare alloggi sostenibili e spesso rinunciano all’incarico poiché, ad oggi, tranne la Foresteria dell’ospedale di Sondalo (per un tempo circoscritto) e altre limitate soluzioni di edilizia residenziale pubblica, non possono contare su quelle opportunità che invece verranno garantite a costi calmierati ai medici”.

Il punto è qui: intervenendo a pezzi, senza una visione d’insieme, il servizio sanitario pubblico si indebolisce.

Senza una governance complessiva il depauperamento della non più decantabile ‘sanità di montagna’ purtroppo si acuirà. Ma va anche evidenziato l’iniquo paradosso per cui sono proprio le operatrici e gli operatori sanitari con le retribuzioni più basse a essere sfavoriti. Chi guadagna meno affronta gli stessi affitti e le stesse difficoltà, ma resta fuori dalle misure di sostegno. Così la carenza di personale non si risolve: si sposta”, rimarcano Turcatti e Puleri.

La questione abitativa si intreccia con quella della mobilità e dell’attrattività complessiva del territorio.

“La politica, a tutti i livelli, deve intervenire urgentemente su aree distanti dai grandi centri e con forti criticità sul piano della mobilità e della rete del trasporto pubblico come la nostra provincia, per arrestare la graduale riduzione dei servizi pubblici oltre che il diritto alla salute della nostra comunità. Servono incentivi, politiche abitative e il rilancio di un’attrattività estremamente in crisi”, rivendicano.

Per la Fp Cgil è direzione giusta è quella di misure inclusive, non settoriali. Politiche abitative per tutto il personale sanitario, incentivi strutturali, interventi sui collegamenti e sulla qualità della vita.

Ma c’è un altro tassello fondamentale, la formazione.

“Bisogna formare più personale sul territorio, con l’obiettivo che tali figure restino a operarvi. E allora, come già dichiarato più volte, ben venga il progetto che sta prendendo piede rispetto alla creazione di un Campus universitario a Sondalo, in stretta sinergia con il Polo di Faedo, per le professioni sanitarie e la tecnologia avanzata, dove siano garantite misure incentivanti, a partire da vitto e alloggi gratuiti e borse di studio per studenti e specializzandi. Questa è una scelta strategica – scandiscono Turcatti e Puleri -. La sanità pubblica in montagna si rafforza con una politica che tenga insieme diritti, lavoro e territorio. Difendere il diritto all’abitare di chi garantisce il diritto alla salute significa difendere la comunità intera”.