9 Apr 2026
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Divario salariale e trasparenza / Il 22 aprile convegno Fp Cgil Lombardia

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Per la Cgil il rischio è un recepimento debole della direttiva europea, con obblighi ridotti e tutele ancora insufficienti

9 apr. 2026 – Il divario retributivo tra donne e uomini non è un destino, ma una distorsione strutturale. Il mercato del lavoro continua a pagare meno il lavoro femminile, a concentrarlo nei settori più svalutati, a imporre part time involontari, a rallentare carriere e salari, a scaricare sulle donne il peso del lavoro di cura.

È dentro questo quadro che si gioca anche il recepimento italiano della Direttiva (UE) 2023/970, che mira a rafforzare l’applicazione del principio della parità di retribuzione tra donne e uomini per lo stesso lavoro, o per un lavoro di pari valore, attraverso la trasparenza retributiva e i relativi meccanismi di applicazione. La direttiva dovrà essere attuata entro il 7 giugno 2026 e, per la Cgil, il rischio è che il recepimento italiano si traduca in un ridimensionamento, con obblighi ridotti e tutele ancora insufficienti.

Per discutere di questi temi, mercoledì 22 aprile 2026, dalle 10 alle 14, alla Sala De Carlini della Camera del Lavoro di Milano, la Fp Cgil Lombardia organizza il convegno “Divario salariale di genere e direttiva sulla trasparenza salariale. A che punto siamo?”, aperto a delegate, delegati e quadri sindacali. Introduce e coordina Alexandra Bonfanti, segretaria regionale della categoria. Intervengono Lara Verbigrazia, responsabile delle Politiche di genere della Fp Cgil nazionale, e Roberto Ghiselli, presidente del Consiglio di indirizzo e vigilanza dell’INPS. Conclude Angela Mondellini, segretaria Cgil Lombardia.

“La direttiva europea indica una strada giusta, ma da sola non basta. Se il recepimento italiano si traduce in un intervento debole, in alcuni casi persino simbolico, pericoloso in alcuni riferimenti alla contrattazione collettiva e totalmente inadeguato sul piano della tutela giudiziaria, il rischio è svuotare la direttiva proprio nel momento in cui servirebbero regole più forti, più trasparenza e più contrattazione per rendere realmente esigibile la parità salariale”, afferma Bonfanti.