Piazza Santi Apostoli gremita, adesione al 70%. Contratti fermi da 8 e 14 anni mentre il settore raddoppia gli utili. Il delegato Fp Cgil Como Oscar Rizzo: “Non siamo lavoratori, siamo asset di investimento”. Fp Cgil, Cisl Fp , Uil Fpl: “Senza rinnovo, niente accreditamento”.
17 apr. 2026 – Migliaia di persone hanno partecipato questa mattina alla manifestazione unitaria nell’ambito dello sciopero nazionale della Sanità privata, delle Rsa e dei Centri di riabilitazione.
Piazza Santi Apostoli a Roma era gremita e colorata dalle bandiere di Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Fpl che hanno evidenziato come la “straordinaria partecipazione” segni “un punto di non ritorno nella vertenza per il rinnovo dei contratti della sanità privata”, al palo da 8 e 14 anni.
Il messaggio alle parti datoriali Aiop e Aris, con un’adesione media allo sciopero del 70% (e nel conto non rientra chi è stato precettato per garantire i servizi essenziali ma che ha aderito simbolicamente alla protesta indossando un adesivo) è irriducibile: 300mila lavoratrici e lavoratori vogliono risposte certe e in tempi brevi. Basta attese, tanto più se a crescere sono solo i profitti aziendali e il dumping contrattuale.
“Siamo di fronte a un paradosso insostenibile”, affermano i segretari generali di Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Fpl, Federico Bozzanca, Roberto Chierchia e Rita Longobardi, richiamando i dati dell’analisi aggregata dei bilanci dei maggiori operatori privati: nel 2023, anno della rilevazione di Mediobanca, il settore “ha toccato la cifra record di 12,02 miliardi di euro di fatturato netto, con una crescita strutturale del 15,5% rispetto al 2019. È inaccettabile che questa ‘età dell’oro’ venga costruita sulla pelle di chi aspetta il rinnovo contrattuale da 8 anni nella sanità privata e da ben 14 anni nelle Rsa”.
I sindacati chiamano in causa anche Ministero della Salute e Conferenza delle Regioni. “Chiediamo un intervento normativo chiaro e tempestivo. Le risorse pubbliche devono essere vincolate indissolubilmente al rispetto dei contratti sottoscritti dalle organizzazioni sindacali comparativamente più rappresentative: senza rinnovo non deve esserci accreditamento. La mobilitazione di oggi è solo l’inizio di una nuova fase di lotta e non ci fermeremo finché non sarà restituito il valore economico e professionale a chi, ogni giorno, assicura la salute dei cittadini con dedizione”.
A portare sul palco la voce della Fp Cgil Lombardia è stato Oscar Rizzo, operatore socio-sanitario della clinica Villa Aprica di Como e delegato.
“Non scherzo quando dico che lavorare in questo settore è diventato una barzelletta: il nostro lavoro somiglia sempre più a quello degli Oompa Loompa della fabbrica di cioccolato di Roald Dahl – ha detto -. La sanità privata è la fabbrica, noi siamo gli operai e i pazienti diventano i pezzi della linea di produzione da ‘riparare’. E quando non ce ne sono abbastanza, si trova comunque il modo di crearli”.
Alla mercificazione della cura si affianca il grave paradosso di un settore “finanziato in larga parte con soldi pubblici, utilizzati dai nostri datori di lavoro per fare quasi esclusivamente profitto, dimenticandosi dei nostri stipendi, della manutenzione delle strutture e degli impianti. Capita infatti di dover utilizzare persino lenzuola per coprire le intercapedini di infissi datati e usurati durante le intemperie, per evitare che si allaghino le stanze di degenza – denuncia Rizzo -. Nel frattempo, i datori di lavoro cosa fanno? Programmi di manutenzione? Investimenti? Assolutamente no. Piuttosto investono all’estero con l’obiettivo di aumentare ulteriormente i profitti, formando nei Paesi stranieri i lavoratori sottopagati del futuro”.
Per il delegato Fp Cgil Como, l’ipocrisia padronale è smaccata. “Si parla spesso di investire per costruire la sanità del futuro, ma in realtà investono solo nel proprio di futuro, garantendo profitti milionari, risparmiando sui salari degli operatori della sanità. 8 e 14 anni di mancato contratto sono, di fatto, un piano di accumulo per il futuro a rischio zero. Forse immaginano di pagarci con fave di cacao o con la gloria eterna: due opzioni che non bastano per pagare mutui, affitti e bollette”, sostiene con amara ironia.
“Il mancato rinnovo non è un problema di risorse: è una scelta. Una strategia che tiene i lavoratori in ostaggio, utilizzandoli come leva per chiedere ulteriori risorse alle Regioni e scaricare sulla collettività il rischio d’impresa , con il mantra dividendi privati costi pubblici. Per loro non siamo lavoratori, ma asset di investimento, numeri su un libretto di risparmio. Lo diciamo chiaramente: la nostra prestazione assistenziale è costante ed equivalente, che si tratti di sanità pubblica, privata o convenzionata. Stesso lavoro stesso , stesso contratto , stessi diritti – incalza Rizzo –. Rimane inoltre aperta la questione pensionistica. In un contesto di progressivo indebolimento della previdenza pubblica e di allungamento e logoramento della vita lavorativa, rivendichiamo l’avvio concreto della costituzione di un fondo pensione integrativo complementare di categoria, ormai indispensabile per compensare una futura pensione pubblica insufficiente”.
Le sue conclusioni sono un manifesto etico e politico: “Lo sciopero di oggi non è una rivendicazione di parte: è un atto di responsabilità verso la collettività. È la voce di chi lavora e di chi viene curato. Il lavoro che cura non è un costo da tagliare, ma un valore irrinunciabile per l’intera comunità. Scioperiamo perché senza diritti non c’è cura, e senza giustizia sociale non c’è salute”.

Il nodo del dumping contrattuale resta centrale per Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Fpl.
“Non è più tollerabile il differenziale salariale mensile che separa lavoratrici, lavoratori e professionisti del privato da un collega del pubblico, a parità di inquadramento e responsabilità. Mentre nel SSN sono stati rinnovati ben tre contratti collettivi, questo blocco decennale del privato ha permesso all’inflazione di divorare il potere d’acquisto dei salari, costringendo i lavoratori a pagare una vera e propria tassa occulta per finanziare la crescita di queste imprese irresponsabili. Se il privato accreditato vuole essere al fianco del Servizio Sanitario Nazionale, deve garantire lo stesso rispetto e la stessa dignità normativa e salariale garantita nel settore pubblico”.
La stessa richiesta è stata formalizzata nei giorni scorsi da Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Fpl Lombardia alla Regione.
“Il peso dell’accreditamento e le risorse pubbliche destinate ai gruppi privati impongono alla Regione Lombardia di assumere una responsabilità diretta in questa vertenza – sostengono le segretarie regionali Fp Cgil Sabrina Negri e Alexandra Bonfanti -. Per questo le abbiamo chiesto di introdurre tra i requisiti per accreditamento e convenzionamento l’obbligo di applicazione e rinnovo dei contratti collettivi firmati dalle organizzazioni sindacali più rappresentative; di vincolare l’erogazione delle risorse pubbliche al rispetto di standard minimi in materia di diritti e condizioni di lavoro; di aprire un confronto con le parti sociali per riallineare condizioni economiche e normative tra pubblico e privato accreditato. È una richiesta di equità, trasparenza e responsabilità nell’uso del denaro pubblico. E coinvolge, con la garanzia della qualità dei servizi, cittadine e cittadini. Per spingere Regione a un cambio di passo concreto netto abbiamo scritto anche ai Consiglieri capigruppo dei Gruppi Consiliari, facendo appello al loro ruolo istituzionale in questa partita per il bene collettivo”.