4 Jun 2026
HomeIn evidenzaSe lo Stato arretra, la democrazia perde terreno

Se lo Stato arretra, la democrazia perde terreno

catello tramparulo ag fpcgil naz 4giugno2026

All’Assemblea Generale Fp Cgil nazionale, Catello Tramparulo, segretario generale Fp Cgil Lombardia, denuncia lo Stato che si minimizza: privatizzazioni, quasi-mercato e crisi dei servizi pubblici indeboliscono diritti e partecipazione.

4 giu. 2026 – Intervenendo all’Assemblea Generale della Fp Cgil nazionale, nel quadro del dibattito per il Programma fondamentale della Cgil in elaborazione, Catello Tramparulo, segretario generale Fp Cgil Lombardia, ha fotografato con luce critica il modello di gestione pubblica, partendo dall’osservatorio di una regione dove la privatizzazione ha assunto tratti radicali.

Nella sua analisi, è stata forte la connessione tra la crisi dei servizi pubblici e la crisi della democrazia. Il pubblico, infatti, oltre a erogare prestazioni è il luogo in cui i diritti diventano concretamente esigibili. Quando questo presidio arretra, si indebolisce anche il rapporto tra cittadine, cittadini e istituzioni.

La democrazia in ritirata: se lo Stato sparisce, il cittadino rinuncia

Tramparulo ha messo l’accento sul legame inscindibile tra istituzioni e partecipazione civile. Secondo il segretario, “l’arretramento dello Stato, lo Stato che si minimizza, lo Stato che sparisce è strettamente collegato ai cittadini che non vanno a votare”. La funzione pubblica non è, dunque, solo erogazione di servizi, ma lo strumento necessario per “rendere esigibili i nostri diritti” e quando questa viene meno, cittadine e cittadini si sentono abbandonati, allontanandosi dalla vita politica.

Il dogma dell’equivalenza: il “modello malato” lombardo

Il cuore della critica si è concentrato su quello che Tramparulo ha definito un “rapporto assolutamente malato” tra pubblico e privato, alimentato da una visione legislativa che in Lombardia considera i due settori come identici in sanità. Questa visione ha portato il governatore regionale e gli assessori a mettere i direttori generali delle strutture pubbliche e dei grandi gruppi privati “in concorrenza tra di loro”, come se fossero attori dello stesso mercato.

Ma è questo stesso concetto di “quasi mercato” che va rigettato perché “il pubblico deve garantire diritti”, ha ribadito il dirigente sindacale. Il privato svolge un’altra funzione, opera dentro una logica di profitto. La confusione tra queste due missioni è il nodo politico della critica: affermare diritti e competere sul mercato non sono la stessa cosa. Invece, la perversa commistione ha permesso a grandi “multinazionali non solo della sanità privata ma anche del terzo settore” di penetrare nel sistema di welfare, spesso a scapito della qualità del lavoro.

Tramparulo ha richiamato anche la coprogettazione nel sociale: uno strumento nato per far emergere bisogni insieme agli enti locali e al privato sociale, ma che in molti casi si è trasformato in un meccanismo in cui bisogni e servizi vengono individuati dal soggetto privato, non più dalla programmazione pubblica.

La lezione del Covid e la privatizzazione “dentro le mura”

Il segretario generale della Fp Cgil Lombardia ha ricordato come il fallimento della sanità territoriale durante la pandemia sia stata la prova dei limiti di questo modello. La lezione del Covid non è stata appresa, visto che la spinta verso l’esterno continua, con una privatizzazione che avviene ormai “dentro le mura” del pubblico. Anche i nuovi investimenti, come le Case della Comunità, rischiano di diventare scatole vuote senza il necessario personale; in molte sono già appaltate all’esterno, rappresentando “un altro pezzo di pubblico che se ne va”.

Da qui la richiesta di governare il rapporto con il privato attraverso il sistema degli accreditamenti. Per questo servono regole stringenti, capaci di impedire contratti pirata, applicazioni parziali dei contratti nazionali e concorrenza giocata sul costo del lavoro.

Le sfide del futuro: demografia, lavoro e algoritmi

L’analisi si è poi spostata su sfide che Tramparulo definisce cruciali. Una è quella demografica: entro il 2030, la Lombardia conterà circa 2,5 milioni di cittadini con pluripatologie, ma il problema riguarda anche la tenuta psicofisica del personale sanitario. Il dato previsionale richiamato da Tramparulo indica l’acuirsi della domanda di cura e la necessità di ripensare servizi, presa in carico e intensità assistenziale.

Il banco di prova è gestire “i nostri lavoratori che vecchi diventano, che anziani diventano” e che non possono sostenere carichi di lavoro sempre più gravosi senza un ricambio generazionale.

La seconda sfida è l’intelligenza artificiale, che rischia di essere introdotta dai dirigenti come un “totem un po’ più intelligente per sostituire il personale che non c’è”, oppure come mero strumento di controllo, anziché come supporto alla qualità del servizio. Su questo punto Tramparulo ha posto un’urgenza precisa: l’intelligenza artificiale va governata “oggi ed ora”, perché è già dentro i servizi e può incidere su organizzazione, valutazione del personale e qualità della risposta pubblica. Senza il contributo di chi lavora, può produrre “più danni dei benefici”.

La battaglia culturale e l’alleanza con il cittadino

In conclusione, Tramparulo ha invitato la Cgil a una controffensiva culturale contro la narrazione, costruita negli ultimi vent’anni, dello “Stato inefficiente”, utile solo a giustificare lo “Stato leggero, uno Stato minimo, uno Stato privato”. Per invertire la rotta, la strategia della Fp Cgil punta a regole rigide per gli accreditamenti, alla riduzione della frammentazione contrattuale per eliminare i contratti pirata e, soprattutto, a una nuova “alleanza con il cittadino” per rimettere al centro il valore del bene pubblico come pilastro della democrazia. Un’alleanza necessaria, dopo anni di delegittimazione del pubblico e di avanzata dell’idea neoliberista dello Stato minimo.