Trevisani (Fp Cgil): “Non vogliamo subire carenze di personale né vedere arretrare un servizio pubblico essenziale”
21 lug. 2026 – “I peggioramenti della società si cominciano a intercettare partendo dai luoghi di lavoro e quindi da Funzione Partigiana qual è la Fp Cgil dico: al lavoro e alla lotta ora e sempre”. Così Antonella Trevisani, coordinatrice Fp Cgil Lombardia, ha chiuso ieri l’assemblea convocata on line dalla categoria regionale, con le lavoratrici e i lavoratori dell’Inps e la partecipazione del coordinatore nazionale Fp Cgil Luca Giovinazzo.
In apertura, il segretario regionale Dino Pusceddu ha illustrato le novità dell’ipotesi contrattuale delle Funzioni Centrali 2025-2027, con i miglioramenti in termini di diritti economici e normativi. “Viste le difficoltà di reclutamento, che sono una delle principali cause della riduzione dei servizi anche in Lombardia, la leva salariale è fondamentale. Questo contratto destina la maggior parte delle risorse in maniera trasversale al personale, tramite gli incrementi tabellari, sottraendo alla discrezionalità delle valutazioni praticamente tutte le risorse a disposizione per il rinnovo contrattuale”, sostiene.
Poi la riunione ha offerto uno spaccato dello stato di sofferenza delle lavoratrici e dei lavoratori dell’istituto della previdenza sociale, stretti tra carenze di organico, pessime condizioni di lavoro, frustrazione, demotivazione e addirittura senso di inadeguatezza di fronte a servizi che giorno dopo giorno si stanno indebolendo.
“La situazione per noi è seria, è grave, e deve essere affrontata – evidenzia Trevisani -. L’amministrazione non sta dando risposte risolutive alla cronica carenza di personale delle sedi del Nord. I numeri parlano chiaro, ma sono numeri che l’Inps sembra voler ignorare o strumentalizzare. La Lombardia contribuisce al Pil nazionale per il 22,94%, è il territorio con il maggior numero di lavoratrici e di lavoratori attivi e di imprese, eppure la sua quota di personale è inferiore al 12% del totale nazionale. Questo dato si traduce in un carico di lavoro insostenibile per chi resta”.
Sì perché tra pensionamenti, mobilità, fuga in altri enti – quando l’Inps storicamente è stato tra le sedi più ambite della pubblica amministrazione – lo svuotamento di operatrici e operatori prosegue.
Secondo la coordinatrice sindacale, il quadro è reso ancora più fosco da una distribuzione irragionevole: “Sono incomprensibili le carenze di personale dichiarate dall’amministrazione, che mostrano una sostanziale uniformità tra le regioni. Quando in Lombardia ci sono agenzie territoriali che sopravvivono con solo due o tre dipendenti. Questo significa che la presenza territoriale dell’istituto sta scomparendo”.
Un altro punto critico analizzato durante l’assemblea è il famigerato “metaprocesso”, cioè il trasferimento delle pratiche dell’Inps verso sedi di altre regioni per sopperire alla mancanza di organici al Nord. “Ciò rappresenta un problema enorme per l’utenza, che vede la propria pensione o reversibilità gestita a centinaia di chilometri di distanza, ma è una situazione pesante anche dall’altra parte del servizio: si perdono competenze e professionalità. C’è poi un’insidia economica: se perdiamo le attività di back-office in modo strutturale, rischiamo di perdere anche parte del salario accessorio, impoverendo ulteriormente il personale di questo territorio”, considera Trevisani.
Le testimonianze raccolte durante l’assemblea hanno fotografato un ambiente di lavoro al limite della sopportazione fisica e psicologica. “Il caldo è estremo ma è anche ormai una costante e le nostre sedi non sono pronte, stanno diventando invivibili sia per i dipendenti che per i cittadini, evidenzia la sindacalista.
A questo si aggiunge la pressione degli obiettivi: “Molte colleghe e colleghi, per non affogare nelle scadenze, finiscono per lavorare oltre l’orario o nei weekend. Questo falsifica i dati di produzione: l’amministrazione vede numeri alti e pensa che tutto vada bene, mentre in realtà il sistema regge solo grazie al sacrificio personale e allo stress di chi per senso di responsabilità tenta di fronteggiare i crescenti carichi di lavoro”, racconta.
La strategia della Fp Cgil per i prossimi mesi è di uscire dalle mura dell’Istituto che, senza considerare pienamente la consistenza numerica dei cittadini ai quali si rivolge il servizio, il numero delle imprese, il Pil o le aziende dei singoli territori, prevede una dotazione organica per la Lombardia uguale a quella del Piemonte, della Puglia e della Sicilia, creando oggettive disparità nella qualità dei servizi tra realtà che hanno caratteristiche diverse. “Abbiamo deciso di rendere pubblico questo impoverimento dell’Inps, in un percorso sindacale unitario con tutte le organizzazioni sindacali lombarde. Dobbiamo coinvolgere la cittadinanza, la politica locale e attori come Confindustria, perché se l’Inps non funziona, si ferma tutto il sistema economico regionale. Non è una battaglia contro qualcuno – rimarca Trevisani – ma per la sopravvivenza stessa del servizio pubblico in questa regione. Non vogliamo né subire la carenza di personale né veder ignorate le nostre specificità e i nostri diritti né veder arretrare un servizio pubblico essenziale”.