16 Jun 2026
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Valtellina, una strategia per rafforzare i piccoli Comuni e i servizi

piccoli comuni puleri sondrio

Puleri, Fp Cgil Sondrio: “La montagna si difende mantenendo aperti i servizi e creando condizioni dignitose perché le persone possano viverci e lavorarci”.

16 giu. 2026 – In provincia di Sondrio oltre il 90% dei Comuni ha meno di 5.000 abitanti. Qui la carenza di organico è ormai strutturale: i concorsi pubblici vanno deserti, gli uffici restano scoperti, le lavoratrici e i lavoratori scelgono di andarsene in amministrazioni capaci di offrire salari più alti, più opportunità professionali e migliori condizioni di lavoro.

Il problema riguarda tutto il Paese: in quasi vent’anni il personale comunale è diminuito di oltre il 28%. L’età media è di 51 anni e, tra il 2017 e il 2024, si sono registrate 82mila uscite volontarie.

Anche il recente concorso nazionale rivolto ai piccoli enti ha confermato la crisi: su oltre 5mila Comuni interessati hanno aderito circa 80 amministrazioni, appena l’1,5%. In provincia di Sondrio soltanto Aprica, alla ricerca di una figura con competenze nell’ingegneria e nell’architettura, come segnalato da Leonardo Puleri, segretario generale della Fp Cgil Sondrio.

“Le conseguenze sono pratiche più lente, servizi più fragili, minore capacità di utilizzare le risorse del Piano nazionale di ripresa e resilienza. In montagna, dove le distanze pesano e le alternative sono poche, ogni posto vacante si sente di più – rimarca il dirigente sindacale -. Lavorare in un piccolo Comune valtellinese viene percepito più come un sacrificio che come un’opportunità professionale, il lavoro pubblico in periferia ha perso il suo smalto. Un giovane professionista si scontra con stipendi che non reggono il confronto con i Ministeri o con il privato, e in più il carico di lavoro è enorme: spesso in un piccolo ente una sola persona deve fare tutto e senza prospettive di carriera – spiega -. A questo aggiungiamo il costo degli affitti in provincia e trasporti che non aiutano. Così i bandi vanno deserti o servono solo come trampolino per scappare appena possibile verso amministrazioni più grandi o più generose”.

Il concorso nazionale pensato per rafforzare gli organici dei piccoli Comuni dunque non ha aiutato?

“È stato un flop che deve far riflettere. Restando solo nel nostro territorio: solo il Comune di Aprica ha partecipato per cercare un tecnico. È il segno che le soluzioni calate dall’alto senza risorse vere e senza incentivi per chi sceglie la montagna non funzionano. Non bastano le norme scritte bene se poi non c’è nessuno che fa domanda”, osserva Puleri.

Che cosa cambia nel quotidiano delle persone quando un Comune non ha abbastanza dipendenti?

“Se il Comune, che è il primo luogo dove lo Stato incontra i cittadini, smette di funzionare, crolla la coesione del territorio. Senza persone qualificate, non riusciremo nemmeno a spendere i soldi del Pnrr per migliorare la vita della gente, anzi si rischia di lasciarla in solitudine. La carenza di lavoratrici e lavoratori non è solo un problema tecnico ma una questione di diritti. I Comuni sono la spina dorsale della nostra provincia. Valorizzare il lavoro pubblico significa garantire che quella persona in cima alla valle abbia ancora un ufficio a cui rivolgersi e un servizio che funzioni. Se non rendiamo il lavoro in Comune di nuovo attrattivo, il destino dei nostri paesi è segnato”.

Quindi, che fare?

“Dobbiamo superare i vecchi tetti di spesa che frenano le assunzioni e comprimono i salari. Serve un rinnovo serio del contratto nazionale delle Funzioni Locali, capace di garantire aumenti adeguati, riconoscere il valore del lavoro e rafforzare la conciliazione tra vita professionale e personale. Ma la risposta deve tenere insieme responsabilità nazionali e scelte locali – aggiunge -. Chiediamo ai sindaci dei Comuni con maggiori margini di bilancio di investire nella contrattazione decentrata, nel salario accessorio e nel welfare territoriale, prevedendo anche sostegni per la casa e incentivi economici per chi sceglie di lavorare e restare nelle nostre valli. La montagna non si difende soltanto celebrandone la bellezza. Si difende mantenendo aperti i servizi e creando condizioni dignitose perché le persone possano viverci e lavorarci”.