1 Jul 2026
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Croce Rossa di Gallarate, la Fp Cgil chiede risposte su temperature e condizioni di lavoro a Somma Lombardo

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Il funzionario Dario Melone: “Il problema non è solo il caldo: servono sicurezza, accesso agli spazi climatizzati e un confronto vero sull’organizzazione del lavoro”.

 1 lug. 2026 – Il clima all’interno del Comitato della Croce Rossa di Gallarate è rovente, e non solo per le temperature estive. La Fp Cgil Varese, lo scorso 22 giugno, ha mandato una diffida formale a firma del segretario generale Davide Farano, segnalando in particolare le difficili condizioni di lavoro nella postazione di Somma Lombardo: ventilazione insufficiente, temperature misurate tra i 28 e i 29,4 gradi e impossibilità per il personale di accedere all’unico locale dotato di climatizzazione.

La richiesta della categoria è stata netta: intervenire entro sette giorni, ripristinare condizioni adeguate e rendere nuovamente accessibile lo spazio refrigerato.

Scaduto il termine, come riferisce Dario Melone, funzionario della Fp Cgil, dall’Ente non sono arrivate risposte risolutive. Nel frattempo, nuove rilevazioni effettuate martedì 30 giugno hanno registrato temperature vicine ai 30 gradi già alle sei del mattino.

L’aria condizionata manca o no?

“Bisogna distinguere tra le diverse sedi. Nessuno nega che a Gallarate siano presenti locali climatizzati. La nostra segnalazione riguarda in particolare la postazione di Somma Lombardo. Abbiamo le fotografie del termometro ambientale installato presso la sede, che indicano valori tra i 29 e i 30 gradi alle sei di mattina. Una temperatura misurata resta un dato oggettivo – commenta Dario Melone -. Le lavoratrici e i lavoratori operano all’esterno, anche nelle ore più calde, indossando pantaloni e giacche da lavoro, dispositivi di protezione e, quando necessario, ulteriori equipaggiamenti. Dopo un servizio impegnativo devono poter recuperare in un ambiente adeguato, perché alla chiamata successiva devono essere lucidi, pronti e nelle condizioni di garantire un soccorso efficace”.

Il lavoro in ambulanza, spiega Melone, alterna interventi, attività programmate e periodi di attesa. Questi ultimi non sono tempo sottratto al lavoro, ma una componente normale dell’organizzazione del servizio.

“Il recupero psicofisico è una condizione necessaria per tutelare chi lavora e le persone soccorse. Non si può chiedere al personale di operare all’esterno con temperature elevate e poi impedirgli di sostare nell’unico spazio refrigerato disponibile”, evidenzia.

Parrebbe che la stanza climatizzata viene chiusa durante il giorno per impedirne un uso ritenuto da alcuni improprio. Qual è la vostra posizione?

“Contestiamo l’idea che riposarsi tra un intervento e l’altro sia automaticamente un comportamento improprio. Trattandosi di lavoro d’attesa, il parametro da garantire è il rispetto dei tempi d’uscita previsti da Areu, l’Agenzia Regionale Emergenza Urgenza, in fase di attivazione di una missione. A tal proposito, non mi risulta che al momento questi non siano stati garantiti. E parliamo di 2 minuti per la fascia diurna e 3 per quella notturna. Tempi che, se non rispettati, comportano all’Associazione sanzioni da parte di Areu. Il punto è che il personale sia in condizioni psicofisiche adeguate per essere immediatamente performante. Va inoltre considerato – aggiunge – che la chiusura del locale pone anche una questione più generale di sicurezza: quando una stanza viene resa inaccessibile bisogna verificare con attenzione che non contenga impianti, finestre o possibili passaggi utili in caso di emergenza. Sono aspetti che devono essere valutati in modo serio, nel rispetto del decreto legislativo 81/2008. La sicurezza dei luoghi di lavoro non può essere gestita attraverso lucchetti e decisioni unilaterali e il datore di lavoro è obbligato a eliminare i rischi. Il clima è un rischio fisico a tutti gli effetti”.

La vertenza riguarda soltanto il microclima?

“No. Il problema delle temperature si inserisce in relazioni sindacali difficili da oltre un anno. Abbiamo chiesto più volte un confronto serio sull’applicazione del contratto e sulla contrattazione di secondo livello, ma gli incontri sono stati pochi e senza risultati concreti. Da tempo poniamo questioni che riguardano l’organizzazione del lavoro, l’attribuzione degli incarichi e i trattamenti economici accessori.

A questo si aggiunge un regolamento interno adottato unilateralmente dal Comitato, che interviene su turni, pause, permessi, ferie e accesso alle camerate. Non contestiamo la facoltà del datore di lavoro di organizzare il servizio, ma un atto unilaterale non può derogare alla legge o al contratto né sostituire il confronto sindacale sulle materie che incidono sui diritti e sulle condizioni di lavoro. Già ad aprile avevamo segnalato alcune formulazioni critiche, anche sui permessi previsti dalla Legge 104. La contrattazione serve proprio a costruire regole chiare e uguali per tutti. Abbiamo denunciato anche un’altra criticità”.

Quale?

“Un uso selettivo dei procedimenti disciplinari. Diversi, negli ultimi mesi, hanno coinvolto nostri iscritti. In due casi abbiamo ritenuto necessario attivare anche l’assistenza legale. Non chiediamo impunità ma che le regole siano applicate in modo proporzionato, trasparente e senza disparità di trattamento. Quando le contestazioni si concentrano in modo ricorrente sulle stesse persone – prosegue -, è legittimo domandarsi se lo strumento disciplinare venga utilizzato soltanto per correggere eventuali comportamenti o anche per scoraggiare il dissenso e l’attività sindacale. Saranno gli atti e le sedi competenti a chiarirlo. L’ambiente è quindi particolarmente pressante – specifica Melone – e temiamo che ciò possa incidere anche sulla libera espressione delle lavoratrici e dei lavoratori. O, peggio, che venga chiesto loro di prendere posizione contro chi difende i loro diritti, il sindacato”.

Quali sono ora i prossimi passi della Fp Cgil Varese?

“Abbiamo supportato un gruppo di lavoratori che ha presentato una denuncia all’Ispettorato territoriale del lavoro e un esposto all’Ats, cui spetta di verificare il rispetto delle norme. Noi restiamo disponibili al confronto, ma un confronto vero parte dal riconoscimento dei problemi. Chiediamo l’accesso agli spazi climatizzati, misure immediate per il microclima, regole organizzative trasparenti e l’apertura della contrattazione di secondo livello. Vogliamo migliorare le condizioni di lavoro, tutelare la salute e la sicurezza delle lavoratrici e dei lavoratori, garantire la dignità professionale”.