1 Jul 2026
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Giustizia, progressione verticale per 1.500 assistenti: la Fp Cgil chiede al Ministero la banca dati dei quiz

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Mimmo Silipigni, coordinatore Fp Cgil Lombardia: “Senza quesiti ufficiali la preparazione è affidata al caso. Servono trasparenza e parità di trattamento per evitare ricorsi e ritardi negli inquadramenti”

1 lug. 2026 – Il Ministero della Giustizia ha avviato, con il decreto del 26 giugno, la procedura per il passaggio di 1.500 unità di personale dall’Area degli Assistenti all’Area dei Funzionari. Un’opportunità attesa – e dovuta – da anni, che non deve trasformarsi in una corsa a ostacoli.

L’articolo 6 del decreto prevede una prova selettiva composta da 30 quesiti a risposta multipla, destinata ad accertare le competenze professionali. La Fp Cgil nazionale ha presentato al Dipartimento dell’Organizzazione giudiziaria una formale istanza per chiedere la costituzione e la pubblicazione tempestiva di una banca dati ufficiale dei quesiti. La richiesta richiama anche i principi di imparzialità e buon andamento dell’amministrazione sanciti dall’articolo 97 della Costituzione.

“Non stiamo chiedendo un favore, rivendichiamo trasparenza e serenità per chi lavora. Parliamo di colleghe e colleghi che portano avanti gli uffici giudiziari ogni giorno e che ora devono affrontare un test per vedere riconosciuta la propria professionalità. Senza una banca dati ufficiale, la preparazione diventa un terno al lotto. La banca dati garantisce che tutti partano dalla stessa linea, neutralizzando l’arbitrarietà dei test e rendendo la prova davvero omogenea. È una questione di buon senso amministrativo -, sostiene Mimmo Silipigni, coordinatore Giustizia per Fp Cgil Lombardia -. Il Ministero lo ha già fatto in passato. Non ci stiamo inventando nulla: per procedure analoghe, come quella per la riqualificazione del personale prevista dall’articolo 21-quater del decreto-legge 83/2015, la banca dati è stata fornita. Anche nella procedura di stabilizzazione degli Addetti all’Ufficio per il Processo è stata garantita un’analoga procedura con 30 quesiti estratti da una banca data di 297 domande. Perché in questi casi sì e oggi no? Trattare in modo diverso dipendenti dello stesso Ministero che fanno lo stesso percorso non è solo illogico, è una violazione del principio di uguaglianza della nostra Costituzione. Non si devono creare ingiustificate discriminazioni tra lavoratori del medesimo Ministero”.

Fp Cgil richiama anche i principi europei. Perché?

“Il divieto di discriminazione è sancito dall’articolo 21 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea (meglio conosciuta come Carta di Nizza). Il principio di parità di trattamento impone che situazioni simili siano trattate allo stesso modo, a meno che non sussistano ragioni oggettive – quali la tutela della sicurezza pubblica, la promozione di azioni positive o imperativi requisiti professionali – che ne giustifichino legalmente la deroga. In questo caso, non c’è nessuna ragione valida per negare una banca dati dei quesiti ma, al contrario, si crea una discriminazione non prevedendola”.

Quali conseguenze avrebbe la mancata pubblicazione della banca dati?

“Gli uffici finirebbero nel caos, ed è quello che vogliamo evitare. Se la procedura non è trasparente, pioveranno ricorsi. Parliamo di 1.500 posti messi a concorso: immaginate una valanga di impugnazioni davanti al giudice da parte di chi si sente danneggiato. I ricorsi portano sospensive, le sospensive bloccano la procedura e ritardano gli inquadramenti nell’Area dei Funzionari. In uffici che sono già cronicamente in affanno, sarebbe un disastro che pagherebbero le cittadine e i cittadini, e le lavoratrici e i lavoratori rimasti nelle cancellerie e nelle segreterie giudiziarie. Fornire la banca dati è l’unico modo per mettere in sicurezza la procedura”.

Quindi, qual è il prossimo passo?

“Abbiamo chiesto formalmente al Dipartimento dell’Organizzazione giudiziaria di integrare le disposizioni attuative del decreto e pubblicare la banca dati con un congruo anticipo rispetto alla data della prova. Non vogliamo che la riqualificazione diventi un campo di battaglia legale. Aspettiamo una risposta rapida e positiva: le lavoratrici e i lavoratori hanno diritto a una procedura corretta, limpida e, soprattutto, rispettosa”.