All’Assemblea generale regionale, il segretario generale Catello Tramparulo ha indicato le priorità della categoria: rinnovi contrattuali, assunzioni, qualità del lavoro, governo pubblico dell’accreditamento e universalità dei diritti.
30 giu. 2026 – Rafforzare il lavoro pubblico significa mettere le istituzioni nelle condizioni di garantire servizi, diritti e uguaglianza. È il punto centrale della relazione di Catello Tramparulo, segretario generale della Fp Cgil Lombardia, all’Assemblea generale della categoria regionale.
Nel suo ragionamento, Tramparulo ha tenuto insieme vertenze aperte, trasformazioni demografiche e tecnologiche, capacità di programmazione pubblica.
Il percorso interno della CGIL per l’aggiornamento del Programma fondamentale, che proseguirà con la Conferenza di programma e successivamente con il Congresso, offre lo spazio per ripensare il ruolo dello Stato e delle istituzioni dopo decenni di privatizzazioni, riduzione degli investimenti e frammentazione dei servizi.
“Per noi assume un valore strategico oltre che politico”, ha detto Tramparulo parlando del Programma fondamentale. Il tema è impattante. Quando le amministrazioni pubbliche perdono personale, risorse e competenze, si riduce la loro capacità di rispondere ai bisogni delle persone. Le ripercussioni non sono solo nel funzionamento dei servizi. “Quando lo Stato arretra cresce inevitabilmente la sfiducia nei confronti delle istituzioni”, ha ricordato il segretario generale.
Anche in questa prospettiva, la Costituzione è faro e strumento. “Per noi difendere la Costituzione significa difendere l’universalità dei diritti”. Salute, istruzione, giustizia e servizi sociali devono essere accessibili a tutte e tutti, indipendentemente dal reddito e dal territorio nel quale si vive. Nello stesso quadro si colloca l’impegno per la pace, mentre le guerre orientano quote crescenti della spesa verso gli armamenti e comprimono gli investimenti sociali. “La pace rappresenta un valore a cui non possiamo rinunciare, una scelta imprescindibile”.
Tramparulo ha richiamato il rischio di un progressivo indebolimento del confronto democratico e della partecipazione, in un contesto segnato da decisioni assunte senza un reale coinvolgimento delle organizzazioni sindacali e da riforme, come il premierato e l’autonomia differenziata, capaci di modificare gli equilibri costituzionali e ampliare le distanze tra i territori.
In Lombardia, soprattutto nella sanità e nel sociosanitario, le distorsioni emergono con particolare evidenza. Pubblico e privato non svolgono la stessa funzione: il privato esercita legittimamente un’attività economica, mentre il pubblico deve garantire l’accesso alle prestazioni e la continuità dei servizi.
La carenza di personale è uno dei “principali meccanismi” che portano alle privatizzazioni. Quando il pubblico non viene messo nelle condizioni di assumere, organizzare e valorizzare il lavoro, i servizi vengono affidati all’esterno, come accade nella sanità, nei servizi sociali ed educativi, nell’igiene ambientale. Lo stesso rischio riguarda le case e gli ospedali di comunità, nati per avvicinare l’assistenza ai territori ma esposti, in assenza di organici adeguati, a diventare nuovi affari per gli operatori privati.
Da qui la necessità di rimettere mano al sistema degli accreditamenti, che ha tutta una sua peculiarità in Lombardia. “L’accreditamento deve tornare ad essere uno strumento di programmazione, di garanzia di diritti e di tutela dell’interesse generale e non una semplice autorizzazione all’espansione di un mercato”, ha affermato Tramparulo. Accreditare deve voler dire stabilire quali servizi servono, in quali territori, con quali standard di qualità e con quali condizioni di lavoro.
La crescita dei grandi gruppi economici, anche multinazionali, nel sistema sanitario e sociosanitario rende ancora più urgente una regia pubblica. Il rischio è che le scelte sull’offerta di cura siano guidate dalla redditività invece che dai bisogni della popolazione.
La carenza di personale attraversa tutti i comparti. Negli enti locali, finanziamenti insufficienti e organici ridotti compromettono i servizi. Nelle Funzioni centrali, uffici privi del personale necessario rischiano di non riuscire più a svolgere i propri compiti.
Il tema si intreccia con il progressivo invecchiamento della popolazione. Entro il 2030, in Lombardia, le persone con patologie croniche o pluripatologie potrebbero superare i due milioni e mezzo. Crescerà la domanda di cura, mentre la riduzione della popolazione attiva renderà ancora più difficile reclutare personale.
Per questo i rinnovi contrattuali sono una priorità dell’azione della categoria. Il costo della vita ha eroso il potere d’acquisto e il lavoro pubblico è diventato meno attrattivo, soprattutto per le nuove generazioni. I concorsi spesso non coprono i posti disponibili e numerose amministrazioni faticano a trovare le lavoratrici e lavoratori necessari. Il salario resta una questione decisiva, ma non esaustivo: servono prospettive di crescita, aggiornamento professionale continuo, riconoscimento delle competenze e condizioni di lavoro sostenibili.
“L’obiettivo è chiudere i negoziati nel più breve tempo possibile e sottoscrivere i contratti nazionali nella loro vigenza”, ha evidenziato Tramparulo. Rinnovare i contratti nei tempi previsti significa riconoscere più rapidamente aumenti e diritti e poter avviare il confronto sulla stagione successiva. La Fp Cgil è impegnata nei negoziati della Sanità pubblica e delle Funzioni locali, dopo la preintesa raggiunta nelle Funzioni centrali.
Più difficile resta il quadro nei settori privati. Il segretario generale della Fp Cgil Lombardia ritiene ingiustificabile l’atteggiamento delle associazioni datoriali che mettono ostacoli al rinnovo dei contratti nella Sanità privata, nelle Rsa e nei servizi sociosanitari, assistenziali ed educativi. Non può esserci qualità dell’assistenza dove il lavoro è povero, precario o privo di riconoscimento.
L’impegno è anche a raggiungere “un nuovo modello contrattuale capace di ricomporre la filiera dei diritti a partire dalla tutela della salute e della sicurezza negli appalti”. Le differenze contrattuali non devono tradursi in diritti più deboli per chi svolge la stessa funzione pubblica o contribuisce allo stesso servizio. La proposta di legge di iniziatica popolare ‘I diritti non si appaltano’ che la Cgil sta portando avanti insieme a quella per rafforzare il Servizio sanitario nazionale, punta a sanare questi squilibri.
Resta drammatica la questione della salute e della sicurezza: morti e incidenti sul lavoro confermano che la tutela delle persone deve essere una priorità, non una voce di costo.
Tornando al calo demografico, Tramparulo ha detto che va superata una lettura delle politiche migratorie fondata soltanto sull’emergenza e sull’ordine pubblico. “Le politiche migratorie devono essere considerate parte integrante di una strategia di sviluppo economico, sociale e demografico fondata sull’inclusione, sull’integrazione e sul pieno riconoscimento dei diritti”.
Alle trasformazioni demografiche si affianca un’altra sfida decisiva: quella tecnologica. L’intelligenza artificiale sta entrando rapidamente nelle amministrazioni e può migliorare l’organizzazione e la qualità dei servizi. Senza regole, però, rischia di diventare uno strumento di controllo, valutazione automatizzata e compressione dell’autonomia professionale. Il sindacato non può limitarsi a osservare l’innovazione: deve portarla dentro la contrattazione.
La normativa sull’intelligenza artificiale inserita nella preintesa delle Funzioni centrali rappresenta un primo avanzamento. “L’innovazione non può tradursi in una riduzione del personale o in un peggioramento delle condizioni di lavoro”: deve migliorare i processi, liberare tempo e valorizzare le competenze.
La leva vertenziale e la tutela legale restano essenziali quando il confronto viene impedito. In questa direzione si colloca il ricorso contro l’esclusione della Fp Cgil dai tavoli regionali, per affermare un principio di rappresentanza e corrette relazioni sindacali.
È proprio il lavoro quotidiano delle delegate e dei delegati ad avere garantito continuità alla contrattazione di secondo livello anche nelle fasi più difficili. Tramparulo ha sottolineato il valore di un gruppo dirigente diffuso, capace di tenere insieme vertenze di categoria e iniziative confederali, come avvenuto nella campagna referendaria sulla giustizia e come sta avvenendo nella raccolta di firme sulle proposte di legge di iniziativa popolare in materia di sanità e appalti.
In chiusura, Tramparulo ha richiamato i 120 anni della Cgil e il centenario della nascita di Bruno Trentin come occasioni per interrogare il presente. “Il sindacato non negozia solo salari, contratta anche le conoscenze, la professionalità, l’autonomia, la qualità del lavoro e la dignità delle persone”, ha evidenziato.