24 Sep 2026
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Aggressioni in Asst Brianza, quattro mesi senza risposte: la Fp Cgil chiede interventi concreti

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La sindacalista Susanna Cellari: “Siamo di fronte a una crisi sistemica di prevenzione e salute organizzativa e a un’inazione della parte datoriale”

24 sett. 2026 – Perché la Direzione dell’Asst Brianza da oltre quattro mesi ignora le istanze della Fp Cgil Monza e Brianza rispetto all’escalation delle aggressioni verso il personale delle strutture sanitarie?

Dopo il sollecito formale dello scorso 8 maggio, il sindacato è tornato a scrivere ai vertici della Asst, visti gli episodi di violenza occorsi tra il 14 e il 16 settembre in tre diversi presidi dell’azienda socio sanitaria: nella sede di Seregno, nel Pronto soccorso di Desio, nel Pronto soccorso di Vimercate.

“La frequenza ravvicinata di queste aggressioni evidenzia le criticità in essere. Il punto non sono solo i singoli e gravi fatti di cronaca. Il punto è che siamo di fronte a una crisi sistemica di prevenzione e salute organizzativa e a un’inazione della parte datoriale – sostiene Susanna Cellari della Fp Cgil territoriale -. Le aggressioni sono ormai trasversali, colpiscono tutte le figure professionali, dai medici d’emergenza agli infermieri, dal personale al front-office a quello delle pulizie in appalto. E non risparmiano le tipologie di presidi sanitari: dai pronto soccorso alle sedi della stessa Asst o ai centri psico sociali, come accaduto al Cps di Vimercate a maggio scorso. La sicurezza sul lavoro non può essere delegata alla capacità individuale della singola lavoratrice o del singolo lavoratore di placare le cariche ostili degli utenti. La prevenzione deve venire prima dell’aggressione, cioè prima che si verifichi l’aggressione servono protezioni fisiche, organizzative e tecnologiche per chi lavora nelle strutture sanitarie, a prescindere dal tipo di contratto o dalla mansione. Tutti vanno tutelati allo stesso modo”.

Cosa avete chiesto alla Asst Brianza, dopo le ultime aggressioni?

“Va ribadito che non abbiamo avuto ancora alcun riscontro alla nostra lettera di maggio. Per cui non sappiamo, e con noi non lo sanno le lavoratrici e i lavoratori, quali azioni correttive siano state davvero intraprese dall’azienda. Con il sollecito di oggi deve essere chiaro che il tempo dell’attesa è finito. Non ci si può limitare a prendere atto dell’aggressione a cose fatte, serve una cabina di regia permanente, capace di definire interventi concreti, tempi di attuazione e modalità di verifica – risponde Cellari -. Chiediamo: un tavolo di confronto urgente e specifico su prevenzione e sicurezza con le organizzazioni sindacali e la Rsu; presidi di vigilanza attiva, specie nelle fasce orarie e nei contesti più esposti (notte, triage, zone isolate); adeguamento e messa in sicurezza delle postazioni di accoglienza, sportello e Cup, partendo dalle criticità non ancora risolte come quelle della Casa di Comunità di Vimercate; pulsanti d’allerta rapida per il personale di prima linea; coordinamento con le Forze dell’Ordine con intese operative per la gestione immediata di utenti in stato di alterazione psico-fisica o aggressività manifesta; una ricognizione di tutte le aggressioni per individuare i fattori scatenanti ricorsivi”.

Altro?

“Spesso si tende a scaricare la gestione della tensione sulla capacità empatica o sulla ‘resilienza’ del personale ma è un’impostazione sbagliata. Ripeto, non bisogna confondere le responsabilità dell’organizzazione con quelle dell’individuo. La prevenzione deve essere garantita a monte dall’Asst e in modo strutturale. Salute e sicurezza delle lavoratrici e dei lavoratori sono una condizione contrattuale e un diritto inalienabile. La tutela del personale va di pari passo con il diritto di cura e l’attrattività della sanità pubblica come luogo di lavoro”, chiude Cellari.