28 Nov 2022
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Covid-19 / Incontri con gli Ordini delle professionalità sanitarie e socio sanitarie lombarde

Creston (Fp Cgil): manca ancora il confronto con le professionalità infermieristiche ma da quelli già intercorsi con gli altri Ordini emerge il bisogno di valorizzazione e tutela delle operatrici e degli operatori

27 apr. – Ordine delle ostetriche, Ordine dei tecnici sanitari di radiologia medica, delle professioni sanitarie tecniche, della riabilitazione e della prevenzione, Ordine delle assistenti sociali. Tre confronti, la scorsa settimana, hanno avuto corso in video call tra ognuno degli Ordini elencati e le categorie lombarde di Cgil Cisl Uil della Funzione pubblica sulle difficoltà incontrate da operatrici e operatori con il Covid-19.

Dalle carenze organizzative a quelle di organico, fino al personale Covid+. “Ad esempio ci è stato ricordato che la prima vittima del virus tra il personale non medico è stata proprio una ostetrica. Anche questa è una attività in prima linea per ovvi motivi” racconta Gilberto Creston, segretario Fp Cgil Lombardia. Portando come altro esempio i tecnici di laboratorio “esposti a un alto rischio di contagio per le attività di monitoraggio, rischio che si acuirà con l’avvio di tamponi e test sierologici tra i cittadini”. E anche gli assistenti sociali, che dagli ospedali, con le dimissioni protette, ai Sert ai centri psicosociali e ai consultori hanno garantito servizi in presenza. “Gli assistenti sociali sono figure centrali che contribuiscono a dare sostegno alle persone con problemi, tra gli altri, di dipendenze e salute mentale, oppure portatrici di disabilità”.

Tre incontri utili, quindi.  “Abbiamo reputato importante dialogare con tutti gli Ordini delle professioni sanitarie e socio sanitarie, cioè con gli organismi che non rappresentano sindacalmente ma professionalmente i lavoratori, per illustrare loro le richieste fatte a Regione Lombardia perché a lavoratrici e lavoratori sia dato riconoscimento dello sforzo fatto in questi mesi e ancora in corso e perché siano date loro le adeguate protezioni e tutele” spiega Creston. Rimarcando anche la necessità, da parte delle organizzazioni sindacali, “da un lato di illustrare le iniziative che abbiamo messo in campo da quando è scoppiata l’epidemia, dall’altro di avere utili indicazioni rispetto alle esigenze delle diverse professionalità sanitarie e socio sanitarie iscritte agli Ordini. Siamo ancora in attesa di confrontarci con quello delle professioni infermieristiche”.

Da questi incontri che tratti comuni sono emersi? “L’esigenza di valorizzare tutte le professioni, anche quelle dove le lavoratrici e i lavoratori sono meno numerosi ma hanno un’importanza decisiva nell’erogazione delle prestazioni dentro le strutture sanitarie e socio sanitarie. Ma anche l’esigenza – aggiunge Creston – di potenziare la sanità territoriale. Un aspetto, questo, che è stato sottolineato come uno dei punti critici della capacità reattiva, in Lombardia, rispetto allo sviluppo dell’epidemia”.