30 Nov 2021
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Sistema socio sanitario lombardo / Il lavoro da valorizzare e la missione da seguire

Ieri il convegno Fp Cgil Lombardia e Fp Cgil Milano alla Casa della Cultura. La segretaria generale Fp Cgil nazionale Serena Sorrentino: “La sanità pubblica deve garantire l’interesse generale, il privato ha l’obiettivo del profitto”

19 nov. 2021 – Il sistema sanitario ha retto all’arrivo del Covid-19, nel nostro Paese e a partire dalla Lombardia, grazie al ruolo “essenziale e insostituibile” delle operatrici e operatori. Lo ha evidenziato Gilberto Creston, segretario della Fp Cgil Lombardia, ma anche diversi relatori al convegno che ieri la categoria regionale e milanese hanno organizzato alla Casa della Cultura di via Borgogna.

“Valorizzare il lavoro per rinnovare il sistema socio sanitario lombardo” il titolo-appello dell’iniziativa, moderata da Isa Guarneri, segretaria della Fp Cgil Milano, e a cui hanno partecipato, per la parte sindacale, oltre a Creston, Alessandro Pagano, segretario generale Cgil Lombardia; Giorgio Barbieri, coordinatore Medici Medicina Generale Fp Cgil; Serena Sorrentino, segretaria generale Fp Cgil nazionale.

Mentre per la parte istituzionale e professionale sono intervenuti: Walter Bergamaschi, direttore generale Ats Milano; Dario Laquintana, dirigente professioni sanitarie; Manuela Zaltieri, presidente Ordine Assistenti sociali Lombardia; Livio Pietro Tronconi, docente di Diritto Sanitario all’Università di Pavia; Barbara Mangiacavalli, presidente Federazione Nazionale Ordini Professioni Infermieristiche.

Come si può operare questa valorizzazione di chi lavora nel sistema socio sanitario, a fronte della legge di revisione che la Lombardia si appresta a varare e delle risorse europee del piano di ripresa e resilienza che rappresenta, come sottolinea Creston, una “fase straordinaria” dove si intravede un’inversione di tendenza rispetto alla logica dei tagli lineari? E ancora, a monte, c’è vera volontà politica ad agire questa valorizzazione?

Bergamaschi, Ats Milano, guardando alla riforma regionale, ad esempio valuta in modo positivo il progetto delle case di comunità: a differenza del territorio “che non indica un luogo”, sono luoghi “dove si ricompongono i saperi” professionali e dove si gestisce il mantenimento della cura delle persone, anche con servizi di natura sociale.

Il dirigente Laquintana, prima riferisce dell’esaurimento psico-fisico del personale sanitario, in uno stato di stress post traumatico come dopo una guerra, poi parla della medicina di prossimità come luogo vicino e identificabile dai cittadini (e ponte alla realtà ospedaliera), dove i professionisti possono lavorare insieme. Ma pone il nodo di quante strutture saranno in aggiunta a quelle che già ci sono.

Zaltieri, Ordine lombardo assistenti sociali, sottolinea il ruolo dei servizi sociali all’interno del sistema socio sanitario e come gli assistenti sociali, pur pochi, siano capillarmente presenti negli enti sanitari, in tante aree di intervento, e siano anche necessari per l’accreditamento di alcuni servizi. Però al tempo stesso denuncia rischi di tenuta, nel futuro, se non si investe sul personale. Oltre a rivendicare, per gli assistenti sociali, la facoltà di concorrere a pieno titolo alla programmazione invece che continuare a risultare “invisibili”.

A far salire i timori ci pensa il docente Tronconi, spiegando la necessità, nel processo di riordino dell’offerta sanitaria, di affrontare lo status professionale di alcune professioni sanitarie. Altrimenti sarà dura, considerato il disallineamento tra formazione e reclutamento: c’è chi accede al corso di laurea per i profili professionali maggiormente richiesti come seconda o terza scelta, c’è chi abbandona per passare ad altri corsi, e c’è chi abbandona la professione una volta raggiunto il titolo di studio. In un contesto di carenza di risorse umane, spesso queste figure vengono “distratte” su altre importanti funzioni ma lasciando così scoperture (infermieri, fisioterapisti, ostetriche sono tra queste professionalità).

Anche questo riassetto del sistema socio sanitario lombardo non solo “non corregge gli errori” già presenti ma rischia, per Barbieri, Fp Cgil Mmg, di edificare cattedrali vuote per la sanità territoriale, visto che “non c’è traccia di standard adeguati per i fabbisogni di personale” e non si sa quanti e quali professionisti dovranno lavorarvi. E resta tutto aperto il tema di come conciliare, nelle case di comunità, i medici di medicina generale che sono “privati in convenzione”.

Efficace il paragone fatto da Pagano, Cgil Lombardia, tra come si approccia, nella Pa, a gestire il settore della difesa e come quello della sanità pubblica. Nel primo caso, “non in una dinamica di mercato”. Perché, invece, un sistema bene pubblico, che garantisce un diritto universale delle persone, presenta tante contraddizioni al suo interno? Il segretario generale della Cgil Lombardia definisce “inquietante” la leggerezza con cui, in Lombardia, la sanità pubblica viene messa in rapporto di equivalenza a quella privata.

Poi torna su un concetto espresso, nel suo saluto iniziale, da Bonini, Cgil Milano: il valore della partecipazione delle rappresentanze delle lavoratrici e dei lavoratori per provare a gestire il cambiamento e a chiedere un salto di qualità per le condizioni di lavoro.

Mangiacavalli, Fnopi, torna sul tema delle carenze di personale infermieristico, segnalando come la professione non sia più appetibile se, dei 18mila posti messi a bando quest’anno, la risposta sia stata di 1,3 per Università. “Il tema dei fabbisogni è politico e strutturale – aggiunge –. Quanti infermieri servono dipende da quali modelli organizzativi mettere in campo”.

L’eredità del tetto alla spesa sanitaria è stata pesante: le Regioni non potevano assumere infermieri e allora il lavoro è stato precarizzato, è stato esternalizzato.

La segretaria generale Fp Cgil Sorrentino è perentoria nell’affermare che in sanità “il pubblico non si sceglie l’utenza, il privato sì. Questa è una bella differenza”. La sanità pubblica deve garantire l’interesse generale, il privato ha l’obiettivo del profitto. Per questo, per la Lombardia, non convince il concetto di sussidiarietà orizzontale, avendo i due poli una diversa missione: la sanità privata può essere complementare ma non competitiva né collaborativa.

Sorrentino non manca inoltre di ricordare l’impegno enorme sostenuto in questi due anni dalle lavoratrici e dai lavoratori della salute e del sociale. “Bisogna pagarli di più, non farli lavorare di più”. Un altro messaggio nettissimo.

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La registrazione della diretta sulla pagina Facebook della Fp Cgil Lombardia e sul canale You Tube della Casa della Cultura di Milano