12 Aug 2022
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Verso il 18 giugno / Cgil: “Pace, lavoro, giustizia sociale, democrazia camminano insieme”

Intervista a Manuela Vanoli, segretaria generale Fp Cgil Lombardia

9 giu. 2022 – Conto alla rovescia per la “grande assemblea nazionale in forma aperta” che la Cgil organizza sabato 18 giugno a Roma, dalle ore 10 in Piazza del Popolo, con un ordine del giorno racchiuso nel titolo assegnato: “Pace, lavoro, giustizia sociale, democrazia camminano insieme”.

“Ci saremo e saremo in tantissimi, dobbiamo dare un segnale forte al governo, alla politica, perché occorre un cambio di passo per il nostro Paese, a partire dal ruolo strategico dei servizi pubblici. Chiediamo, a monte, un mondo di pace e per la pace, che metta al centro il buon lavoro e il benessere delle persone” esordisce Manuela Vanoli, segretaria generale della Fp Cgil Lombardia.

Siamo in un momento storico particolare. “Alla crisi economica aggravata dalla pandemia si sono aggiunte le ripercussioni della guerra aperta dalla Russia contro l’Ucraina. Ma ci trasciniamo anche criticità ormai quasi cronicizzate e in settori fondamentali per garantire i diritti di cittadinanza delle persone, restando nell’ambito della categoria di cui faccio parte. Per questo insistiamo sulla necessità di un piano straordinario di assunzioni nelle pubbliche amministrazioni, che significano sanità, uffici comunali, servizi educativi all’infanzia, tribunali, biblioteche per citarne giusto alcune. E chiediamo di stabilizzare subito i tanti precari del lavoro pubblico, in bilico lavorativo anche da decenni, come ad esempio le ricercatrici e i ricercatori sanitari. È un vergognoso paradosso che in questo Paese non si abbia cura di chi si prende cura di noi” evidenzia Vanoli.

Eppure in campo c’è il Piano nazionale di ripresa e resilienza. “Con il Pnrr si sta ridisegnando il futuro del Paese. Le risorse economiche saranno però distribuite solo al raggiungimento degli obiettivi. Il destino dei servizi pubblici è legato anche a questo e su temi che vanno dall’innovazione alla sostenibilità. Noi crediamo fermamente che le cittadine e i cittadini non possano permettersi la riduzione del perimetro pubblico, cioè dello spazio che assicura servizi legati alla salute, alla protezione sociale, all’igiene ambientale, alla sicurezza. Per questo ci opponiamo alle esternalizzazioni che ledono la tenuta e la qualità di queste prestazioni e che erodono pesantemente i diritti delle lavoratrici e dei lavoratori”.

Cioè? “Se, ad esempio, un ospedale appalta un servizio a una cooperativa sociale, in quella stessa struttura lavorano persone cui vengono applicati contratti differenti pur facendo magari la stessa attività. Personale infermieristico, operatori socio sanitari, operatori delle pulizie o delle mense, tanto per intenderci, se in appalto avranno stipendi, tutele e diritti di minor favore. La frammentazione del lavoro crea disuguaglianze, noi rivendichiamo invece equità e che per uno stesso lavoro ci siano stessi diritti e stesso salario”.

Quindi bisogna, tra gli altri, aumentare il finanziamento del Servizio Sanitario Nazionale. “Assolutamente, rafforzando anche la medicina e l’assistenza territoriali che hanno ricevuto dal Covid l’ultima batosta. Ma sono tanti gli ambiti su cui intervenire. Uno di questi, prioritario, è la salute e la sicurezza sul lavoro: le stragi quotidiane sono intollerabili, e bisogna anche riuscire a prevenire infortuni e malattie professionali. Auspicabilmente, anche mandando in pensione anticipata chi svolge lavori usuranti. E poi – aggiunge – visto che le morti sul lavoro sono una vera piaga per il Paese, perché non rafforzare ruolo e organici degli ispettori del lavoro? Perché non rafforzare i controlli sulle condizioni di lavoro, sulla legalità e trasparenza? Invece che tagliare i finanziamenti ai servizi pubblici bisogna tagliare il lavoro nero, povero, sfruttato”.

Transizione digitale e ambientale sono altri due temi al centro della manifestazione. “Nelle pubbliche amministrazioni la digitalizzazione è una necessità da tempo. Ad esempio, mettere in rete le varie banche dati dei diversi servizi significa erogare servizi più efficaci ed efficienti, migliorare i controlli con l’incrocio dei dati. Nella giustizia (e non solo), dove ancora imperano i faldoni, la digitalizzazione significa velocizzare le procedure, ridurre i tempi. Sul piano ambientale – prosegue –, è quasi superfluo far notare come avere rispetto del nostro pianeta significhi anche avere cura della vita di tutti. A margine segnalo che, nel nostro ambito, dopo la recente ipotesi di rinnovo contrattuale dell’igiene ambientale, si dovranno fare trattative per estendere il contratto nazionale anche alle lavoratrici e lavoratori degli impianti di riciclo, per rendere fattibile l’economia circolare e sostenibile”.

Ecco, i contratti nazionali. “Vanno rinnovati tutti, nel pubblico e nel privato. In particolare cito qui alcuni settori. Le trattative nella sanità pubblica e nelle funzioni locali stanno andando avanti. Mentre nemmeno si sono aperte, dopo ben 10 anni di stallo, quelle per rinnovare il contratto Aris e Aiop Rsa: la nostra mobilitazione è capillare sul territorio e il 27 giugno faremo anche una manifestazione regionale a Milano – afferma la segretaria generale -. Con la Cgil chiediamo a gran voce una norma che sostenga la contrattazione collettiva, assegnando validità generale ai contratti nazionali”.

Quindi cosa serve? Quello che serve è una legge che certifichi la rappresentanza delle parti che stipulano i contratti nazionali, garantendo a lavoratrici e lavoratori di tutti i settori, pubblici e privati, di poter eleggere le Rsu e di validare i contratti di lavoro. Lavoro povero e precarietà in Italia stanno a dir poco ruggendo, spesso cavalcando appalti e subappalti, a danno delle lavoratrici e dei lavoratori. In questo sistema c’è anche un’urgenza da risolvere: nei cambi di gestione va resa esigibile la clausola sociale, cioè il personale deve mantenere posto di lavoro e diritti”.

Altri punti? “Quelli indicati dalla Cgil sono tutti importanti e li sventoleremo in piazza anche il 18 giugno. Con la dignità che deve avere il lavoro pulito, di cui deve fare parte in modo permanente la formazione come leva motivazionale e arricchente le persone e le professionalità. Con la valorizzazione e il riconoscimento delle lavoratrici e dei lavoratori, tutti, a prescindere dalla forma del loro rapporto di lavoro. Equità, unità, solidarietà, tutele più forti ed estese, inclusive. La nostra Repubblica è fondata sul lavoro e noi vogliamo che questo lavoro abbia una sua Carta universale dei diritti, per tutte e tutti. Un nuovo Statuto, dopo quello del 1970. La proposta è ferma da tempo in Parlamento e piazza del Popolo sarà una nuova occasione per chiedere che diventi finalmente legge”.