Anche in Lombardia Fp Cgil e Nidil in piazza per dignità salariale, stabilità e fine degli appalti al massimo ribasso.
12 giu. 2026 – “Oggi, per la prima volta, le lavoratrici e i lavoratori del settore culturale, uniti, si sono fermati in tutto il territorio nazionale contro tagli, precarietà e bassi salari”. Così Fp Cgil e Nidil Cgil sul primo sciopero nazionale di tutta la filiera del settore culturale, dal personale del Ministero della cultura e con contratto Federculture e a somministrati, autonomi e precari.
“La passione non può essere un ricatto”
In Lombardia, il presidio regionale è stato davanti all’Accademia di Brera. “Questo è un luogo di lavoro, è un luogo di passione, ma anche un luogo nel quale lavoratrici e lavoratori garantiscono ogni giorno diritti, tutele, perché il diritto alla cultura è un diritto fondamentale presente nella nostra Costituzione -, ha detto Dino Pusceddu, segretario Fp Cgil Lombardia. La ricchezza, la passione che viene data dalle lavoratrici e dai lavoratori in questo settore non può essere utilizzata come una forma di ricatto: lavori già in un bel posto e quindi non ti pago dignitosamente”.
Fp Cgil e Nidil Cgil denunciano un settore trattato come “un costo da comprimere” anziché un investimento. Le richieste sindacali sono: dignità economica, stop alla precarietà strutturale, un piano straordinario di assunzioni al Ministero della Cultura, salute e sicurezza, e l’istituzione di un reddito di discontinuità per chi vive di contratti intermittenti.
Come sottolineato da Pietro Domenico Scalzo, coordinatore regionale Fp Cgil Mic e Federculture, l’obiettivo è “la fine della piaga del precariato. Stipendi degni e un lavoro stabile e sicuro”. Il sindacalista commenta con soddisfazione la riuscita dello sciopero. “È saltata l’inaugurazione del cinema estivo a Brescia, nel pomeriggio il servizio accoglienza e la sala di lettura pubblica in Braidense sono stati chiusi. Non poco!”.
9 euro l’ora dopo 39 anni: la realtà dietro i palazzi
Particolarmente dura, al presidio davanti all’Accademia di Brera, la testimonianza di Elisabetta Salvioni, delegata Fp Cgil, impiegata alla biblioteca comunale in appalto Cederna a Monza. “La mia paga base attualmente — io lavoro da 39 anni —è di 9,10 euro lordi. Lavoro per 20 ore settimanali. Non è per piangermi addosso, ma è per dire che questa è la condizione, forse la mia anche migliore di quelle di altri. La paga base è sempre al limite della sopravvivenza”. La lavoratrice ha puntato il dito sul sistema e le responsabilità delle gare d’appalto. “La questione fondamentale è sempre a monte, sono le condizioni che i comuni o comunque gli enti pubblici mettono nelle gare di appalto”. Una partita, questa, di ci si fa carico la proposta di legge di iniziativa popolare della Cgil ‘I diritti non si appaltano’, con una raccolta firme che andrà avanti fino al prossimo settembre.
A Brescia, il presidio della Fp Cgil con il Nidil, di fronte al Capitolium, in piazza del Foro, si è svolto a pochi passi da un’iniziativa sulla cultura e il turismo organizzata al Museo di Santa Giulia.
“In Italia la spesa pubblica per la cultura si aggira storicamente intorno allo 0,3% del PIL, un dato che relega il Paese agli ultimi posti in Europa, a fronte di una media UE dello 0,5%. In un Paese dal patrimonio culturale così imponente, dovrebbe essere una necessità costruire una visione politica di cosa rappresenti, e cosa dovrebbe rappresentare, il settore culturale – ha scritto la Fp Cgil bresciana in un post su Facebook -. Investimenti strutturali e non bandi emergenziali, dovrebbero sostenere un settore che può rappresentare un rilancio per il Paese, attraverso la valorizzazione seria delle moltissime professionalità nel campo. Più assunzioni, meno appalti”.
A Mantova, la mobilitazione ha dovuto fare i conti con un’emergenza cittadina: un grave incendio nell’area petrolchimica della Versalis. Così il volantinaggio dal presidio in Piazza Sordello si è spostato all’interno degli edifici della cultura, con una determinazione che non si è fermata davanti agli imprevisti.
“Ci fermiamo un giorno per ripartire più forti: maggiori risorse per chi lavora e migliore qualità per tutti”, scrive la Fp Cgil Milano su Facebook.
Come ha concluso Pusceddu il suo intervento: “Oggi noi chiudiamo i servizi culturali perché siano garantiti per sempre a tutte le cittadine e cittadini di questo Paese”. Lo sciopero di oggi non è che l’inizio.