24 Jun 2026
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Funzioni Centrali, il salario torna al centro del contratto

FC card rinnovo 25-27 intv Pusceddu Fp Cgil Lombardia

Aumenti mensili a regime fino a 221 euro, arretrati per il 2025 e per i mesi del 2026 precedenti all’entrata in vigore del contratto, nuove tutele e regole sull’intelligenza artificiale. Dino Pusceddu, segretario della Fp Cgil Lombardia: “Un passo avanti concreto. Ora l’ultima parola spetta alle lavoratrici e ai lavoratori”.

24 giu. 2026 – Per una volta, il contratto arriva mentre il triennio è ancora in corso. E arriva con il salario al centro. Sono i primi elementi di discontinuità dell’ipotesi di rinnovo del contratto collettivo nazionale delle Funzioni Centrali 2025-2027, sottoscritta il 9 giugno scorso.

Il contratto interviene nel tempo in cui deve produrre i suoi effetti, senza aspettare che l’inflazione abbia già consumato una parte delle retribuzioni. Il 95% delle risorse disponibili viene destinato al trattamento economico fondamentale, la parte stabile, universale e strutturale dello stipendio.

Gli aumenti mensili a regime, dal 1° gennaio 2027, sono pari a 126,60 euro per gli Operatori, 133,20 euro per gli Assistenti, 161,80 euro per i Funzionari e 221 euro per le Elevate Professionalità.

Dopo l’Attivo nazionale della Fp Cgil, ne parliamo con Dino Pusceddu, segretario della Fp Cgil Lombardia con delega al comparto delle Funzioni Centrali.

Partiamo dalla busta paga. Che cosa cambia con questo rinnovo?

“Dopo il precedente ccnl, che come Fp Cgil abbiamo giudicato insufficiente e non abbiamo sottoscritto, il contratto torna finalmente a fare il proprio mestiere: sostenere il salario e difendere il potere d’acquisto. Inoltre per troppo tempo i rinnovi sono stati firmati con anni di ritardo, quando l’aumento dei prezzi aveva già consumato una parte consistente degli stipendi. Questa volta si cambia: la contrattazione interviene nel presente. Questo perché la richiesta della FP CGIL di mettere più risorse sugli stipendi si è concretizzata. Stanziare il 95% dei fondi disponibili sul trattamento fondamentale significa far arrivare gli aumenti a tutte le lavoratrici e a tutti i lavoratori, senza dipendere dalla capacità di spesa o dalle decisioni delle singole amministrazioni – risponde -. Con la firma definitiva saranno inoltre riconosciuti gli arretrati, al netto dell’indennità di vacanza contrattuale già percepita, per i mesi del 2025 e del 2026 precedenti all’entrata in vigore del contratto”.

Resta però l’incognita dell’inflazione reale. Quali garanzie ci sono?

“L’articolo 45 introduce una clausola di salvaguardia importante. Nel luglio del 2027 si aprirà obbligatoriamente un confronto in Aran per misurare la distanza tra l’inflazione programmata e quella effettiva. Se i prezzi saranno cresciuti più del previsto, dovranno essere individuate risorse aggiuntive per riallineare le retribuzioni. Non parliamo di un meccanismo automatico – specifica Pusceddu -: serviranno confronto, iniziativa sindacale e nuove risorse. Ma per la prima volta quella verifica non viene lasciata alla buona volontà di qualcuno. È scritta nero su bianco nel contratto e significa avere uno strumento in più per impedire che il lavoro pubblico venga nuovamente svalutato”.

Oltre al salario, quali sono le novità più importanti?

“Una delle più attese riguarda le ferie. È stata eliminata la penalizzazione prevista per il personale neoassunto: le giornate annuali saranno 28 o 32, a seconda dell’articolazione dell’orario, senza differenze legate all’anzianità. Era una disparità che durava da trent’anni e non aveva più alcuna giustificazione. Anche la programmazione diventa meno rigida. Il piano delle ferie definito entro aprile potrà essere modificato quando sopraggiungono nuove esigenze personali. La vita delle persone non può essere organizzata una volta per tutte con mesi di anticipo. C’è poi il tema della retribuzione durante le ferie – aggiunge -. Le recenti sentenze hanno affermato che durante il periodo di riposo devono essere riconosciute le componenti retributive strettamente legate allo status professionale, al rischio e al disagio. Il contratto compie un primo passo in questa direzione e, dal 2027, riconosce l’indennità di turno anche durante le ferie, attraverso un calcolo ponderato sull’attività svolta nell’anno precedente. È un passaggio importante – osserva Pusceddu -: la contrattazione recepisce un principio affermato dalla giurisprudenza e lo trasforma in una tutela collettiva concreta. Il contratto dà una risposta generale dove finora erano intervenuti soprattutto i giudici”.

E sui buoni pasto?

“L’ipotesi di rinnovo elimina dal contratto il tetto dei 7 euro. È una norma grimaldello, perché rimuove un vincolo contrattuale che avrebbe impedito futuri aumenti del valore dei buoni pasto. Per l’incremento effettivo serve però un intervento del Governo sul limite previsto dal decreto-legge 95 del 2012 e servono risorse nei bilanci delle amministrazioni. Il contratto è pronto: adesso la politica deve modificare la legge e finanziare l’aumento, perché il valore attuale è sempre più lontano dal costo reale di un pasto e nelle nostre città è al massimo sufficiente per una colazione”.

Il testo rafforza anche le tutele per chi vive condizioni personali o familiari più complesse.

“La contrattazione funziona quando parte dalla vita reale. Per questo l’ipotesi amplia la possibilità di accedere a ulteriori forme di flessibilità oraria per chi è pendolare, per chi è domiciliato lontano dalla sede di servizio e per il personale con figli studenti con disturbi specifici dell’apprendimento. Dal 1° gennaio 2027, inoltre, a lavoratrici e lavoratori over 50 saranno riconosciute sette ore di permesso retribuito per ciascun quinquennio dal compimento dei cinquant’anni, da utilizzare per gli screening oncologici previsti dal Servizio sanitario nazionale. Le ferie e i riposi solidali vengono estesi a chi deve assistere coniugi, persone unite civilmente, parenti e affini entro il secondo grado. Sono anche previsti un congedo, continuativo o frazionato, fino a ventiquattro mesi e dieci ore annue di permesso per il personale affetto da patologie oncologiche o da malattie invalidanti o croniche che comportino un’invalidità pari o superiore al 74%. Le stesse tutele sono previste per i genitori di figli minori nelle medesime condizioni. Anche la mobilità prova a tenere insieme lavoro e vita familiare. Viene rafforzata la previsione legislativa che permette al genitore con figli fino a tre anni di chiedere l’assegnazione a una sede di servizio nella stessa provincia o regione di residenza della famiglia, oppure nel territorio in cui l’altro genitore svolge la propria attività lavorativa. È una misura di buon senso e di coesione sociale”.

Il contratto interviene anche sull’intelligenza artificiale. Che cosa cambia?

“La tecnologia deve supportare le lavoratrici e i lavoratori. Nessun algoritmo può prendere il posto della responsabilità umana: le decisioni restano in capo a dirigenti e funzionari, soprattutto quando incidono sui diritti della cittadinanza, sull’organizzazione del lavoro e sulla qualità dei servizi. Le amministrazioni dovranno informare preventivamente le organizzazioni sindacali sulle finalità dei sistemi utilizzati, sui dati trattati e sulle conseguenze per carichi di lavoro e organici. Gli effetti organizzativi entrano nella contrattazione integrativa, è una novità consistente. C’è poi il tema della formazione. Deve essere garantita a tutto il personale, perché l’innovazione non può dividere chi possiede già determinate competenze da chi rischia di essere lasciato indietro. Governare la tecnologia significa renderla comprensibile, trasparente e accessibile”.

Quali sono ora i passi da compiere dopo la preintesa?

“Questo è un testo importante, ma resta un’ipotesi di accordo. L’ultima parola spetta alle lavoratrici e ai lavoratori. In Lombardia stiamo organizzando assemblee capillari nei luoghi di lavoro per spiegare i contenuti, rispondere alle domande e discutere anche ciò che resta ancora da conquistare. Ne abbiamo programmate più di sessanta solo nelle prossime settimane. Nelle assemblee si svolgerà una consultazione democratica e vincolante. Il contratto segna un avanzamento, ma non risolve tutto – evidenzia Pusceddu -. Restano da aumentare le risorse del Fondo risorse decentrate e da eliminare il tetto di spesa sul salario accessorio. Serve inoltre proseguire la vertenza per aumentare concretamente il valore dei buoni pasto e rafforzare le condizioni economiche e professionali del personale. Senza competenze, retribuzioni adeguate e pieno riconoscimento del lavoro, i servizi pubblici si indeboliscono. Per questo la firma non sarà il fischio finale: la partita continua ogni giorno, per dare forza, valore e dignità al lavoro pubblico”.