Dopo le aggressioni a Busto Arsizio e Gallarate, Farano (Fp Cgil Varese): “La sicurezza si costruisce intervenendo sulle cause”
26 ago. 2026 – “Dietro ogni singolo episodio di violenza ai danni delle lavoratrici e dei lavoratori dei pronto soccorso c’è una crisi sistemica in cui si intrecciano diversi fattori: l’imbuto delle liste d’attesa; lo smantellamento dei servizi per le dipendenze; la carenza strutturale di risorse e organici; la fragilità della medicina territoriale; l’innalzamento dell’età anagrafica del personale, di cui è preponderante la componente femminile; il deficit formativo e di mediatori; un indebolimento generale del senso civico e del rispetto nei confronti di chi lavora per la salute pubblica; l’esclusione delle rappresentanze sindacali e dei Rappresentanti dei Lavoratori per la Sicurezza dai tavoli specifici istituiti presso le Prefetture”. Così Davide Farano, segretario generale della Fp Cgil Varese, dopo gli ultimi casi di aggressione verso il personale sanitario nei pronto soccorso di Busto Arsizio e Gallarate.
La sua riflessione vuole smontare una visione della sicurezza fatta di sole forze dell’ordine o compensazioni economiche. Lo sguardo deve essere più ampio e più profondo. “Sapere di andare a lavorare e per questo di rischiare la propria incolumità è una condizione pesante. E questa condizione non può essere normalizzata. Ai minatori che l’8 agosto 1956, a Marcinelle, hanno visto morire 262 colleghi, e magari loro stessi sono rimasti feriti, si potrebbe chiedere di tornare a lavorare lì? Il paragone, pur sbilanciato, mi serve per far capire il contesto, oggi più fragile che mai. E la stessa indennità di pronto soccorso, pur doverosa, è in quest’ottica un incentivo insufficiente”, evidenzia Farano.
E allora come si risolve?
“Affrontando le cause del problema e spostando il focus sulla prevenzione strutturale – risponde Farano -. Le aggressioni sono un fenomeno in aumento per nodi irrisolti. Manca personale, i servizi territoriali sono stati impoveriti e Case e Ospedali di Comunità non hanno le forze necessarie per operare. Questa situazione si scarica sui pronto soccorso, unici punti di accesso per cittadine e cittadini. Incluse le persone con problemi di dipendenza da alcol e droghe che, in stato alterato, possono alimentare la pressione. E il personale sanitario non è formato a gestire queste situazioni ad altissimo rischio. Quindi – prosegue – credo che serva un nuovo paradigma di prevenzione, che tenga conto della questione di genere e demografica del personale. Buona parte di chi lavora è donna e l’anzianità di operatrici e operatori sta salendo sempre di più: sono entrambi fattori che favoriscono l’esposizione all’aggressività. In questo nuovo paradigma, poi, prima dell’intervento delle forze dell’ordine serve una figura professionale formata specificamente per gestire le relazioni e ridurre il livello della tensione, un mediatore, appunto. Aggiungo che, come per il fenomeno dei femminicidi, c’è una sfida culturale ed educativa cui fare fronte, partendo dall’educazione civica nelle scuole. Aver istituito la ‘Giornata nazionale di educazione e prevenzione contro la violenza nei confronti degli operatori sanitari e sociosanitari’ ha un suo valore simbolico, cui vanno affiancate misure concrete”.
Altro?
“La proposta di legge della Cgil, portata avanti con una rete di associazioni, per rendere effettivo il diritto alla salute e rafforzare il Servizio sanitario nazionale, è una leva per contrastare l’allarme aggressioni, visto che vuole sciogliere nodi cronici della sanità, iniziando dai tempi di attesa. Con questa proposta, per la quale si stanno raccogliendo firme ai banchetti e online, chiediamo un finanziamento del Ssn pari ad almeno il 7,5% del Pil, ma anche di sbloccare i tetti di spesa per il personale e di dare gambe all’assistenza territoriale. Anche nei settori più sensibili, come i centri per le dipendenze. E rimettendo al centro la sicurezza sul lavoro, dando voce agli Rls. È da chi vive i reparti ogni giorno che arrivano le soluzioni pratiche, efficaci, basate sulla realtà del lavoro. Per questo, Rls e rappresentanze sindacali devono partecipare ai tavoli istituzionali in Prefettura”.