1 Sep 2026
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Aggressioni in sanità / Ennesimo caso al Manzoni di Lecco

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Elmo e Graziuso (Fp Cgil): “La sicurezza di chi cura è un diritto. La dignità di chi vive una condizione di fragilità è un dovere della comunità. Nessuno deve essere lasciato solo”.

1 sett. 2026 – L’aggressione di sabato scorso, 29 agosto, da parte di un sedicenne che si è scagliato contro una dottoressa e un’infermiera nel Pronto Soccorso dell’Ospedale Manzoni di Lecco, rappresenta l’ennesimo gravissimo episodio di un fenomeno da fermare.

La Fp Cgil Lecco, con la segretaria generale Teresa Elmo e il segretario Luca Graziuso, nel denunciare il nuovo caso e portare la propria solidarietà e vicinanza alle due lavoratrici e a tutte le colleghe e colleghi del Manzoni, guardano al sintomo di questa situazione, alla necessità di ricostruire una comunità curante oltre i tornelli.

Il personale sanitario, sociosanitario e amministrativo ospedaliero ormai lavora in uno stato di costante tensione e paura. Se il Pronto Soccorso è diventato un presidio di frontiera, in cui confluisce un disagio poliedrico che non trova altrove un supporto, “il problema riguarda complessivamente tutti quei servizi nei quali lavoratrici e lavoratori sono chiamati quotidianamente a gestire situazioni di fragilità sociale, disagio psichico, emarginazione e grave marginalità – sostengono Elmo e Graziuso -. È inaccettabile che una lavoratrice o un lavoratore debba recarsi al lavoro con la paura di poter essere insultato, minacciato o aggredito fisicamente. Per questo chiediamo all’ASST di Lecco di intervenire con urgenza”.

La questione non va gestita secondo una logica di mero ordine pubblico ma secondo un asse che tiene insieme sicurezza, dignità del lavoro e anche più welfare.

“Sempre più frequentemente gli operatori sanitari e amministrativi si trovano infatti a gestire situazioni che non sono esclusivamente sanitarie: persone senza dimora, persone in condizioni di grave fragilità sociale, situazioni di marginalità e persone che, trovandosi in stato di agitazione, confusione o grave disagio, finiscono per rivolgersi al Pronto Soccorso perché non esistono, o non vengono attivati tempestivamente, altri servizi in grado di offrire loro una risposta adeguata – affermano i due dirigenti sindacali -. Non possiamo accettare che il Pronto Soccorso e l’ospedale diventino l’unico luogo nel quale far confluire ogni forma di disagio sociale”.

Le lavoratrici e i lavoratori della sanità non hanno peraltro gli strumenti per gestire queste crisi acute, a cui bisogna rispondere con un intervento di rete integrato e preventivo. Il diritto alla sicurezza di chi cura si garantisce anche tutelando la dignità delle persone ai margini e questo è “un dovere della comunità”.

“Per questo chiediamo che venga attivato con urgenza un confronto con i Servizi Sociali dei Comuni, l’Ambito territoriale, ATS e tutte le istituzioni competenti, affinché siano individuati percorsi concreti per la presa in carico delle persone senza dimora e delle situazioni di grave marginalità sociale. È necessario costruire una rete territoriale capace di intervenire prima che il disagio esploda, mettendo in relazione servizi sanitari, sociali e territoriali e definendo responsabilità e modalità di intervento adeguate. La violenza contro chi lavora nella sanità non è inevitabile”, sostengono Elmo e Graziuso.

La Fp Cgil Lecco ha chiesto alla ASST un confronto urgente, a cui devono poter partecipare anche i rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza (Rls), e il responsabile del servizio di prevenzione e protezione (Rspp). Servono “misure organizzative, preventive e di tutela” effettive, quindi una messa a terra verificabile dei precetti del Documento di valutazione dei rischi. In particolare, i controlli richiesti all’Azienda socio sanitaria riguardano i sistemi di allarme e le modalità di attivazione tempestiva delle Forze dell’Ordine (di cui va garantito un presidio nei luoghi e nelle fasce orarie più a rischio), l’adeguatezza delle procedure riservate alle persone in stato di agitazione o aggressività. Ma vanno fatte verifiche anche su carichi di lavoro, la riorganizzazione dei turni e la formazione da assicurare al personale.

“Le lavoratrici e i lavoratori hanno il diritto di svolgere il proprio lavoro senza paura. Allo stesso tempo, le persone senza dimora e tutte le persone che vivono condizioni di grave fragilità hanno il diritto di non essere abbandonate e di ricevere risposte adeguate alla propria condizione. Nessuno deve essere lasciato solo”, evidenziano Elmo e Graziuso.