Tramparulo, Fp Cgil Lombardia: “Vogliamo risorse per il welfare non per il riarmo, risorse per l’economia sociale e il bene comune, per assunzioni nella sanità, nella scuola, nei servizi di prossimità e di comunità”
2 ott. 2026 – “La manifestazione nazionale indetta per sabato 17 ottobre a Roma dalle oltre cento associazioni della Via Maestra, con la Cgil impegnata in prima linea, è anche per la nostra categoria una nuova occasione per lottare in difesa dei valori della Costituzione, sotto attacco, e quindi dei servizi pubblici e dei diritti di cittadinanza”. Così Catello Tramparulo, segretario generale della Fp Cgil Lombardia.
Il corteo partirà da Piazza della Repubblica, base del concentramento dalle ore 13.30, e arriverà a Piazza del Popolo, con le conclusioni previste attorno alle ore 17. I temi che, con la Costituzione, verranno rilanciati sono quelli del lavoro, della pace, dell’ambiente e del welfare.
Quali sono le ragioni principali che porteranno in piazza, anche dalla Lombardia, le lavoratrici e i lavoratori dei servizi pubblici?
“I servizi pubblici sono essenziali per Costituzione, diciamo in Fp Cgil. E sono parole vere, perché i servizi pubblici sono un baluardo per la garanzia dei diritti di tutte e di tutti – risponde Tramparulo -. Un baluardo che viene di continuo smussato da politiche miopi che favoriscono le disuguaglianze e quindi il malessere sociale. Basta pensare a quanto non successo con il disegno di legge di conversione del Decreto PA: ancora una volta il Governo non ha investito in modo strutturale né valorizzato le lavoratrici e i lavoratori che fanno andare avanti la macchina pubblica e i servizi di interesse generale. Questo approccio scarica le conseguenze più pesanti sulle persone e sul tessuto socio-economico del Paese sempre più frammentato. Chiediamo assunzioni stabili, stabilizzazione del personale precario e risorse per recuperare il potere d’acquisto dei salari e riconoscere le professionalità.
In Lombardia – prosegue il segretario generale – alla crisi degli organici nei servizi pubblici si accompagnano la perdita di attrattività del lavoro e carichi elevati, tra fuga di personale e concorsi che vanno a vuoto. Le esternalizzazioni non possono diventare la risposta ordinaria alla carenza di personale: serve rafforzare la capacità del pubblico di organizzare e garantire i servizi. L’inflazione che morde e i costi alti della vita, insieme alla contrazione dei servizi di welfare, perché appunto tutto si tiene – osserva Tramparulo -, non incoraggiano questo tipo di scelte professionali né ‘l’orgoglio pubblico’.
Le giovani generazioni, poi, giustamente guardano lontano e misurano i propri progetti in un quadro che tiene insieme riconoscimento economico, prospettive di carriera, tempo di lavoro e tempo di vita, benessere organizzativo che guardi alla competenza professionale e non all’arbitrarietà del merito, condizioni di salute e sicurezza unite alla sostenibilità ambientale. Hanno più consapevolezza, rispetto alle generazioni precedenti, che viviamo in un pianeta dalle risorse finite e che saranno loro a scontare il prezzo di scelte sbagliate.
Va aggiunto che i servizi pubblici sono sia quelli erogati dal pubblico che quelli erogati dal privato e noi rappresentiamo anche le lavoratrici e i lavoratori che operano in questo secondo ambito, con contratti meno tutelanti rispetto a quelli del pubblico, e con speculazioni pesanti sui diritti. Penso ad esempio a chi lavora nella sanità privata accreditata o nelle Rsa, con contratti fermi da 8 e 14 anni nonostante le aziende ricevano risorse pubbliche e facciano grandi profitti, a partire dalla Lombardia. Per questo chiediamo che ci sia un vincolo degli accreditamenti regionali all’applicazione dei ccnl siglati dalle organizzazioni sindacali comparativamente più rappresentative e alla correttezza retributiva e contributiva. Rivendichiamo anche il rispetto della salute e della sicurezza sul lavoro: la qualità dell’assistenza passa anche dalle condizioni di chi la garantisce”.
Sul piano più generale ci sono nodi strategici come l’autonomia differenziata, il fisco, la spesa militare
“Sì. L’autonomia differenziata va contrastata perché amplificherà i divari territoriali, mentre noi chiediamo che siano garantiti diritti uniformi e l’universalità delle prestazioni in tutto il Paese. Le politiche fiscali devono guardare al benessere delle cittadine e dei cittadini e quindi serve una riforma equa e progressiva, serve tassare gli extraprofitti invece che spremere i soliti noti. E le risorse pubbliche vanno investite per rispondere ai bisogni delle persone, invece che lasciarle ad arrangiarsi da sole nella giungla dei più forti.
Per questo i servizi pubblici, presidi di democrazia e di legalità, vanno difesi a tutti i costi e finanziati. Vogliamo risorse per il welfare non per il riarmo, risorse per l’economia sociale e il bene comune, per assunzioni nella sanità, nella scuola, nei servizi di prossimità e di comunità. Non bisogna scaricare sulle famiglie – e in primis sulle donne – ciò che deve essere garantito dai servizi. Le risorse fruttano se investite nella cura delle persone a tutto tondo, favorendo il loro pieno sviluppo come cittadine e cittadini del mondo. Questo significa cura degli altri e delle relazioni, cura dell’ambiente e del pianeta, cura della pace. Faccio dunque appello – chiude Tramparulo – per la più ampia partecipazione delle lavoratrici e dei lavoratori dei servizi pubblici alla manifestazione di sabato 17 ottobre”.