22 Oct 2026
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Ospedale di Cremona / Concorso per 60 infermieri ma resta sul tavolo l’esternalizzazione della Medicina Interna

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Anche i medici hanno scritto alla direzione dell’Asst. Agosti (Fp Cgil): “Gli appalti non danno garanzie”

22 ott. 2026 – “L’ultimo a essere stato esternalizzato, con il personale infermieristico e Oss, è l’Ospedale di Comunità di Cremona. Abbiamo già tutti i poli territoriali esternalizzati. E da qualche mese l’Asst sta dichiarando che intende appaltare, come fatto per l’ospedale di Oglio Po, dopo gli operatori socio sanitari anche la parte infermieristica della Medicina Interna dell’Ospedale di Cremona”. Il quadro rappresentato da Chiara Agosti, segretaria della Fp Cgil provinciale, non è roseo per la sanità pubblica.

Gli stessi medici di Medicina Interna, tra cui alcuni iscritti alla Cgil, hanno inviato una nota lo scorso 13 ottobre alla direzione aziendale per denunciare i gravi rischi clinici che potrebbero sorgere sostituendo lavoratrici e lavoratori strutturati e con una formazione omogenea con personale infermieristico di cooperative.

“Il reparto accoglie pazienti con patologie complesse e spesso tempo-dipendenti. L’équipe deve lavorare in modo coeso e offrendo continuità assistenziale sottolinea Agosti -. Ma l’Asst usa come paravento, ancora una volta, la carenza di personale. Peccato, però, che le cooperative a cui si era affidata per l’Oglio Po non riescono a garantire ora la copertura anche per la Medicina di Cremona. Ed è una riprova che la scelta organizzativa di privatizzare, pezzo dopo pezzo, il servizio pubblico, è fallimentare. Gli appalti non danno garanzie”, commenta.

Però il modello di privatizzazione prosegue.

“Purtroppo, a tappe, sta andando avanti. Ma la lettera di allarme della dirigenza medica di Medicina Interna è un segnale positivo. Anche perché se non si ferma questo processo a lavorare nella sanità pubblica non arriverà più nessuno. L’alleanza tra lavoratrici e lavoratori, organizzazioni sindacali, cittadine e cittadini è fondamentale per la difesa del nostro Servizio Sanitario Nazionale. Il diritto alla salute è imprescindibile e la qualità delle cure, accessibili e garantite, fa la differenza. La Cgil, insieme a una rete di associazioni, sta per portare in Parlamento una proposta di legge di iniziativa popolare in merito, insieme a quella per tutelare chi lavora negli appalti. Sono gli ultimi giorni di raccolta firme e si può farlo anche on line, sul sito del Ministero della Giustizia”.

Ci sono alternative alle esternalizzazioni?

“Asst è stata ferma per circa un anno, sostenendo che i concorsi vanno sempre deserti, e poi, proprio ieri, ha aperto un bando di concorso per 60 infermieri. Sarà un caso, ma dopo che la Cgil di Cremona – insieme alla Fp e allo Spi – ha fatto pressione e dopo la lettera dei medici qualcosa si sta sbloccando. Almeno il problema è stato sollevato e a battere chiodo, poi il chiodo entra nel muro”.

Però è vero che i concorsi vanno anche deserti.

“Bisogna agire sulle cause reali e strutturali del fenomeno. A Cremona, piccolo capoluogo di provincia, non si trovano alloggi in affitto e sui pochi liberi si specula. La saturazione del mercato immobiliare si è acuita anche per i distaccamenti universitari: di recente sono stati aperti dei dormitori ma non sono per medici e infermieri che si trasferiscono da fuori. Inoltre – aggiunge Agosti – il passaparola negativo delle condizioni di lavoro nei nostri ospedali corre veloce, il clima organizzativo fa la sua parte e invece che attrarre competenze la sanità pubblica le perde”.

Come se ne esce?

“Invertendo rotta e quindi investendo nel nostro Servizio Sanitario Nazionale, valorizzando il personale, assumendo stabilmente le lavoratrici e i lavoratori necessari, governando il benessere organizzativo. Fermando gli appalti e procedendo alla reinternalizzazione dei servizi, a maggior ragione quelli con funzioni essenziali. Creando le condizioni, dalla casa al welfare, perché chi lavora in sanità possa anche vivere dignitosamente. La salute è un diritto e un bene individuale e pubblico e come tale va salvaguardata. Anche per questo lo sciopero generale della Cgil del prossimo 20 novembre sarà un nuovo momento di lotta per ribadirlo: la politica metta le risorse per la cura non per le armi”.