5 Oct 2026
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Ospedale di Bozzolo, la carenza di infermieri diventa esternalizzazione

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Tomasini e Bruno (Fp Cgil Mantova): “La vertenza di Bozzolo fa parte della battaglia per difendere la Costituzione e il diritto universale alla salute”.

5 ott. 2026 – “Il caso dell’ospedale di Bozzolo, purtroppo, non è un’emergenza periferica ma il sintomo di una crisi sistemica del Servizio Sanitario Nazionale che in Lombardia ha le sue peculiarità, in primis il rapporto di equivalenza tra sanità pubblica e sanità privata”. Magda Tomasini e Raffaele Bruno, rispettivamente segretaria generale e segretario provinciale con delega alla sanità pubblica della Fp Cgil Mantova, partono da questa considerazione nel raccontare che dal primo ottobre il servizio infermieristico del reparto di cure subacute del presidio di Bozzolo è stato affidato a una società terza, in seguito alla partecipazione a una gara  specifica congiunta fra Asst Mantova e Asst Brescia .

“La carenza di infermieri è tale che l’Asst ha scelto di esternalizzare la gestione del personale infermieristico del reparto di Bozzolo, per poter così ricollocare le 7 infermiere dipendenti (di cui 2 in maternità) in altri reparti o strutture, pur assecondandone, ove possibile, le preferenze logistiche. Abbiamo espresso tutta la nostra contrarietà a questa esternalizzazione, grave sia nel metodo sia nel merito”, evidenziano Tomasini e Bruno.

Partiamo dal metodo

“È mancata la comunicazione preventiva, questa gestione è stata calata dall’alto e senza il confronto previsto dal contratto nazionale; le organizzazioni sindacali e la Rsu hanno appreso la scelta della Asst direttamente dalle lavoratrici e dai lavoratori coinvolti, che sono stati convocati dalla Direzione aziendale il 23 settembre. Nemmeno il sindaco di Bozzolo sapeva nulla. Solo dopo la richiesta urgente d’incontro che abbiamo inviato via pec insieme a Cisl e Uil il 24 settembre, abbiamo ricevuto l’informativa su una serie di servizi dell’Asst e sul reclutamento di personale esterno per il reparto di cure subacute di Bozzolo, per garantire la continuità assistenziale presso la struttura. Un’informativa assolutamente non esaustiva per un evento di tale rilevanza. Non avendo avuto riscontri alla richiesta unitaria d’incontro urgente ne abbiamo mandata una seconda come Fp Cgil Mantova il 28 settembre, grazie alla quale, due giorni dopo, l’Asst ci ha convocati come categoria”.

All’incontro si è entrati nel merito

“Asst Mantova si è trovata costretta ad ammettere che sono mancati i passaggi con la Rsu e le organizzazioni sindacali e ha giustificato la sua decisione con la difficoltà a reperire personale infermieristico tramite concorsi pubblici, presentando questa esternalizzazione come unica alternativa alla chiusura di posti letto. Ma com’è possibile che il privato riesca a reperire professioniste e professionisti mentre il servizio pubblico no? Premesso che per Fp Cgil ogni esternalizzazione è negativa, va rimarcato, però, che l’assistenza infermieristica è un asse portante dell’attività sanitaria! La questione riguarda, ovviamente, anche la qualità e la continuità dell’assistenza e il ruolo del presidio di Bozzolo nella rete dei servizi sanitari. Abbiamo fondate ragioni per temere una deriva che rischia solo di estendersi, impoverendo il patrimonio di competenze dell’ospedale pubblico”, aggiungono Tomasini e Bruno.

Quindi, ora che fare?

“Non ci limiteremo a una presa d’atto della situazione, non come Fp Cgil. Per rilanciare la sanità pubblica siamo impegnati, in Lombardia, con la rete ‘La Lombardia SiCura’ e, a livello nazionale, con tutta la Confederazione e un cartello di associazioni, nella proposta di legge di iniziativa popolare per difendere e rilanciare il Servizio sanitario nazionale con una massiccia raccolta di firme che porteremo poi in Parlamento. Con questa legge vogliamo fermare le esternalizzazioni delle attività caratteristiche e di assistenza sanitaria e sociosanitaria diretta. E chiediamo l’abolizione dei tetti di spesa sul personale che bloccano il turnover e interventi per rendere più attrattive le professioni sanitarie. Servono risorse economiche vere per invertire la rotta delle privatizzazioni e quindi il finanziamento del Ssn va alzato al 7,5% del Pil. Queste sono alcune delle nostre proposte, che ribadiremo anche alla manifestazione nazionale con ‘La Via Maestra’ il prossimo 17 ottobre a Roma. La vertenza di Bozzolo fa parte della battaglia per difendere la Costituzione e il diritto universale alla salute”.