24 Feb 2026
HomeIn evidenza“Il rischio più grande è abituarsi alla crisi”

“Il rischio più grande è abituarsi alla crisi”

Catello Tramparulo all'Assemblea Generale Fp Cgil Lombardia

All’Assemblea Generale Fp Cgil Lombardia, la relazione del segretario generale Lello Tramparulo tra sanità, contratti e democrazia

24 feb. 2026 – “Il punto critico non è soltanto la crisi in sé, ma l’abitudine alla crisi, che indebolisce la capacità collettiva di reagire e di progettare alternative”. Così Lello Tramparulo, segretario generale Fp Cgil Lombardia, nella sua relazione all’Assemblea Generale regionale, riunita nella sala Buozzi della Camera del Lavoro di Milano.

Il suo intervento tiene insieme lo scenario internazionale e la quotidianità delle lavoratrici e dei lavoratori: la guerra e le liste d’attesa, le riforme costituzionali e la busta paga. Il filo conduttore è una crisi multilivello che sta diventando normale, come è divenuta, giorno dopo giorno, l’erosione dei diritti.

Lo scenario descritto è quello di “una logica fondata sulla legge del più forte”, con poteri sempre più concentrati, regole smantellate, spazi democratici compressi. A questo si accompagna, dice, “un’inquietante economia di guerra”, in cui il riarmo cresce a discapito della spesa sociale.

La fase è di arretramento politico e morale. La tragedia del popolo palestinese che si consuma “con la complicità dell’Occidente, quasi nel silenzio generale” ne è esempio plastico. “La violazione dei diritti umani è diventata normalità”. C’è pure un abuso speculativo della parola pace, con quell’indecente piano proposto da Trump. “Non c’è pace fuori dal diritto internazionale e senza il riconoscimento dei diritti del popolo palestinese”, dice Tramparulo, rivendicando più in generale un ruolo autonomo e vero dell’Italia e dell’Europa in un contesto multilaterale.

Il mondo alla rovescia attraversa anche il nostro Paese: nei migranti lasciati morire in mare, nei Cpr, nei centri esternalizzati in Albania. In una società segnata da paura e individualismo, nella democrazia sotto pressione per i tentativi “di restringere gli spazi del conflitto sindacale, di limitare il diritto di sciopero, di delegittimare la rappresentanza collettiva come fastidio piuttosto che riconoscerla come pilastro della democrazia. Difendere il sindacato significa difendere uno spazio di partecipazione che va anche oltre i luoghi di lavoro”.

Il capitolo sanità pubblica è centrale, il quadro pesante. La legge di bilancio conferma “un progressivo definanziamento del Fondo sanitario nazionale”. Aumenta la spesa privata, cresce il numero di chi rinuncia alle cure: una rottura con l’articolo 32 della Costituzione. In Lombardia pubblico e privato “non riescono, o non vogliono, mettere insieme le agende degli appuntamenti” per abbattere le liste d’attesa, mentre nel milleproroghe è mancata irresponsabilmente la stabilizzazione del personale precario della ricerca sanitaria.

La proposta di legge di iniziativa popolare per la sanità promossa dalla Cgil va collocata nella volontà e nell’urgenza di rimettere al centro il servizio pubblico e a rafforzare il legame sociale attorno alla sua difesa.

Accanto alla sanità, Tramparulo richiama le trasformazioni profonde della società. L’inverno demografico, l’incremento delle persone anziane, la riduzione della popolazione attiva e la fuga di oltre un milione di giovani qualificati negli ultimi anni ridisegnano bisogni e servizi. Governare questi fenomeni significa investire nel welfare e in una politica migratoria capace di rispondere a un mercato del lavoro sempre più fragile.

Parallelamente, l’innovazione tecnologica e l’intelligenza artificiale entrano (anche) nelle pubbliche amministrazioni. Senza un confronto strutturato e strumenti contrattuali adeguati, avverte il dirigente sindacale, il rischio è che l’innovazione diventi controllo e riorganizzazione unilaterale. Per questo nei futuri contratti dovranno essere previsti strumenti per governarne gli effetti.

Il fronte contrattuale è uno snodo decisivo. La scelta di non firmare alcuni rinnovi nel pubblico impiego non è stata “una posizione testimoniale ma un rifiuto consapevole di accettare soluzioni insufficienti che legittimerebbero l’impoverimento del lavoro pubblico”. Servono salario, superamento dei tetti di spesa sul salario accessorio, meccanismi di salvaguardia inflattiva.

In questa direzione si colloca anche “Operazione verità”, strumento web messo a punto dalla Fp Cgil Lombardia, rivolto alle lavoratrici e lavoratori degli enti locali per rendere trasparente ciò che concretamente arriva in busta paga dopo il rinnovo del contratto nazionale.

Nel privato accreditato – sanità e Rsa – la tensione è alta. È partita una nuova mobilitazione, stante l’immobilismo di Aris e Aiop e il paradosso di un sistema finanziato con risorse pubbliche e che scarica il costo dei rinnovi contrattuali sullo Stato e sulla pelle delle lavoratrici e dei lavoratori. Tramparulo qui è categorico: se il ruolo del privato “è diventato inutile, allora reinternalizziamo tutti i servizi”, ammonisce.

E, mentre nel Terzo Settore, si aprono le piattaforme per Cooperative sociali, Uneba e Anffas, l’esperienza dell’Igiene ambientale – con il 92% di consensi sull’ipotesi di rinnovo – prova che è possibile rinnovare i contratti con salari dignitosi e innovazioni normative significative.

Lo sguardo di Tramparulo si allarga poi alle riforme istituzionali, con la nostra Costituzione presa “a martellate”. La riforma della giustizia viene definita incapace di intervenire sui nodi strutturali del sistema. “Non riduce i tempi, non rafforza gli organici, non stabilizza il lavoro precario”. Il 22 e 23 marzo si voterà al referendum: “Sostenere le ragioni del No significa opporsi a un ulteriore tentativo di alterare gli equilibri costituzionali”, esorta. Con il timore, su uno sfondo sempre più netto, dell’autonomia differenziata, degli interventi sulla Corte dei Conti (che rischiano di depotenziare i controlli sul danno erariale) e del progetto di premierato, altri tasselli per la ridefinizione profonda dell’assetto costituzionale.

La conclusione della relazione ha l’obiettivo dichiarato di “trasformare la rassegnazione in partecipazione”, investendo sulle delegate e sui delegati nei luoghi di lavoro, nelle Camere del lavoro e nelle categorie territoriali.

Non lasceremo sole le delegate e i delegati Rsu: anche quando non possiamo presidiare direttamente i tavoli, saremo sempre al loro fianco, mettendo in campo ogni strumento a nostra disposizione per rafforzarne l’azione nelle trattative”.

Lottare significa sperare in un cambiamento giusto e utile e a questo leva imprescindibile sono le “nuove generazioni” da cui lasciarsi “contaminare”. Con tutta la forza del lavoro pubblico, nel suo insieme, e considerando che è “prevalentemente lavoro femminile. Quando parliamo di salari, carriere e conciliazione, parliamo soprattutto delle lavoratrici. Difendere il lavoro pubblico significa anche abbattere il divario salariale di genere, garantire piena trasparenza retributiva e criteri oggettivi nelle progressioni e negli incarichi”.

La linea è tracciata. “Avanti con il lavoro e con la lotta”.