12 May 2026
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Formazione professionale / Ikaros, JAC ed Et Labora: lavoratrici e lavoratori da tre mesi senza stipendio

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La crisi degli enti che seguono, tra Bergamo e Milano, 1.500 studenti arriva in Prefettura. Fp Cgil, Nidil Cgil e Cgil Lombardia chiedono garanzie immediate: senza risposte, sarà sciopero.

12 mag. 2026 – Con tre mesi di stipendi non percepiti, le lavoratrici e i lavoratori delle Fondazioni Ikaros, JAC e Et Labora, con Fp Cgil, Nidil Cgil di Bergamo, Milano e Lombardia e la Confederazione regionale vanno verso lo sciopero se il tentativo di conciliazione chiesto in Prefettura dovesse andare a vuoto.

Tre mesi senza stipendio. Da dove parte questa vertenza?

“Lavoratrici e lavoratori non ricevono gli stipendi dallo scorso febbraio. Il lavoro va pagato, la qualità dell’istruzione passa dalla dignità professionale. Se chi insegna, accompagna, organizza e tiene aperte le sedi non viene pagato, il servizio è già compromesso, con circa 1.500 alunne e alunni lasciati nel limbo. Chiediamo anche a famiglie e amministrazioni comunali di far sentire la propria voce”, rispondono Diego Lodetti e Ingalill Nordli della Fp Cgil Bergamo con Deborah Rota della Fp Cgil Milano.

Chi è coinvolto?

“Le lavoratrici e i lavoratori dipendenti sono circa 250, quelli a partita circa 350. Le assemblee si sono svolte nei giorni scorsi nelle sedi di Grumello del Monte, Calcio e Buccinasco e il mandato è stato chiaro: aprire il tentativo obbligatorio di conciliazione in Prefettura e, se non arriveranno garanzie vere, proclamare lo sciopero”, spiegano i tre sindacalisti.

Regione Lombardia ha ipotizzato un piano per sbloccare i pagamenti. Perché non basta?

“Il 6 maggio si era aperto uno spiraglio: Regione avrebbe potuto pagare direttamente gli stipendi arretrati. Ma, allo stato attuale, questa possibilità riguarda solo il personale dipendente di Ikaros e solo le mensilità già maturate. Restano fuori, invece, lavoratrici e lavoratori di JAC ed Et Labora. Per includerli serve che anche queste realtà presentino le fideiussioni necessarie. Senza quel passaggio, la Regione non può procedere al pagamento diretto degli stipendi”.

Cosa risponde la Fondazione Ikaros?

“L’8 maggio Fondazione Ikaros, con una lettera firmata dal presidente Giovanni Santini e inviata a Regione Lombardia e alle organizzazioni sindacali, ha dato una disponibilità di principio alla procedura di pagamento diretto. Ma non è un sì pieno. La Fondazione parla di ‘misura straordinaria ed eccezionale’, precisa che i pagamenti sarebbero ‘mere anticipazioni di liquidità’ e chiede ‘criteri oggettivi’, l’approvazione della Giunta regionale, un ‘tavolo tecnico congiunto’ e tempi ‘congrui e sostenibili’ per le verifiche. Tradotto: Ikaros non chiude la porta, ma mette molte condizioni prima di arrivare al pagamento – chiariscono Lodetti, Nordli e Rota -. Per la Cgil, al di là del linguaggio tecnico-giuridico della missiva, il quadro che emerge conferma quanto denunciato: una crisi finanziaria strutturale, maturata nel corso di anni, che ora si scarica sulle lavoratrici e i lavoratori. Ma gli stipendi non possono restare prigionieri di carte, condizioni e rimpalli istituzionali”.

Qual è la responsabilità delle Fondazioni?

“Le Fondazioni devono pagare subito quanto dovuto e assumersi la responsabilità di garantire continuità retributiva. Il personale non può diventare il bancomat della crisi, né l’ammortizzatore silenzioso di scelte gestionali opache. Gli stipendi non sono una variabile ma un sacrosanto diritto”, insistono.

Quali sono le richieste sindacali?

“Chiediamo il saldo immediato degli stipendi arretrati, garanzie scritte sui prossimi pagamenti, applicazione del contratto collettivo nazionale sottoscritto dalle organizzazioni sindacali comparativamente più rappresentative e piena trasparenza sul futuro delle attività. Non servono promesse ma atti veri”, ammoniscono Lodetti, Nordli e Rota, insieme ad Alexandra Bonfanti, segretaria Fp Cgil Lombardia.

E se la conciliazione in Prefettura fallisce?

“Sarà sciopero. Non per fermare la formazione, ma per salvarla dal suo contrario: un sistema che chiede professionalità e poi nega il salario. La Cgil sarà al fianco delle lavoratrici e dei lavoratori fino al pagamento di ogni euro dovuto e fino a quando non ci saranno garanzie vere sulla continuità dei servizi”, chiude Bonfanti.