Alla prova scritta per il Nord Italia, presidio e volantinaggio di una delegazione della Fp Cgil Lombardia accanto ai precari PNRR. Pusceddu: “Un concorso che poteva essere evitato”. Silipigni: “Stabilizzare tutte e tutti dal 1° luglio”.
29 mag. 2026 – Una mattinata rovente, centinaia di persone in coda, poche zone d’ombra prese d’assalto e la certezza di una contraddizione che pesa più del caldo: chi ha contribuito in questi anni a far funzionare gli uffici giudiziari è stato chiamato a sostenere una nuova prova, senza certezze sulle sedi, sui posti disponibili nei singoli tribunali e sull’assunzione.
È accaduto ieri al Parco Esposizioni di Novegro, sede per il Nord Italia della prova scritta del concorso per addette e addetti all’Ufficio per il Processo del Ministero della Giustizia. Una delegazione della Fp Cgil Lombardia era presente con un presidio informativo e un volantinaggio a sostegno delle lavoratrici e dei lavoratori precari PNRR.
Con Dino Pusceddu, segretario che segue il comparto per la Fp Cgil Lombardia, erano presenti Silvia Papini, segretaria Fp Cgil Monza Brianza, Andrea Ferraccio della Fp Cgil Milano, Mimmo Silipigni, coordinatore regionale giustizia per la categoria, oltre a delegate e delegati.
Il racconto della mattinata scopre una gestione inadeguata dell’attesa: “Persone arrivate anche da lontano, dopo viaggi iniziati nella notte, costrette a sostare all’esterno, tra parcheggi assolati, prati polverosi, pochissimi ripari e servizi insufficienti. Una prova organizzata in un’unica sede per tutto il Nord Italia ha scaricato sui candidati costi, fatica e disagio. Come se la precarietà, per essere completa, dovesse passare anche dalla logistica”, osserva Silipigni.
“Erano presenti donne incinte e persone con disabilità che, solo a seguito di una richiesta, hanno avuto una priorità nell’ingresso – riferisce Pusceddu -. C’erano persone sotto il sole, ammassate nelle poche zone d’ombra, con il rischio concreto che qualcuno si sentisse male. È inaccettabile vedere una gestione simile ancora di più perché il concorso avrebbe potuto pure essere evitato”.
E all’interno non è andata meglio, visto che, come riportato da un candidato, con l’impianto di condizionamento insufficiente per gli spazi del padiglione della fiera e per il numero di persone ospitate il calore era infernale, come le file per i servizi igienici.
Non è solo questione di contingenze concorsuali, ma di una procedura che riguarda lavoratrici e lavoratori, appunto, da tempo già alle prese con le attività della giustizia, già formati e inseriti in un’amministrazione in sofferenza tra personale che manca e carichi che salgono. Sono professionalità che hanno contribuito alla riduzione dell’arretrato e dei tempi dei processi, dando corpo all’Ufficio per il Processo, il modello organizzativo finanziato con le risorse europee del PNRR per rendere più efficiente il servizio giustizia.
Eppure queste persone ora sono state messe davanti a una nuova selezione. La categoria nazionale denuncia che queste prove, in tutta Italia, “di fatto, lasceranno a casa 1.500 precari PNRR a partire dal 1° luglio 2026”. Una cifra che traduce in modo brutale il rischio: perdere competenze costruite in anni di lavoro proprio mentre gli uffici giudiziari ne avrebbero più bisogno.
“Il Ministro ha deciso di togliere proprio l’Ufficio per il Processo dalle dotazioni organiche, quando grazie al lavoro di queste operatrici e operatori sono stati fatti importanti passi avanti. È una scelta incomprensibile che rischia di disperdere competenze costruite negli anni -, ribadisce Pusceddu -. L’UPP non può essere trattato come una parentesi amministrativa: ha funzionato e va consolidato”.
Al segretario regionale fa eco il coordinatore Silipigni: “Tutti gli oltre 8400 addetti all’Ufficio per il Processo devono essere stabilizzati. Questo include anche i 1.544 lavoratori per i quali l’Amministrazione Centrale ha liquidato la pratica dicendo di non avere la copertura finanziaria. Per questo contingente escluso, il Ministero ha per ora prospettato soluzioni a lungo termine basate sullo scorrimento e la validità triennale delle graduatorie d’esame. Non accettiamo disparità”.
“Chiediamo che il Governo stanzi le risorse aggiuntive per stabilizzarli tutti, o che almeno disponga la proroga dei loro contratti al 31 dicembre 2026 finalizzata all’assunzione a tempo indeterminato a partire dal 1° gennaio 2027”, sostiene la Fp Cgil nazionale, ribadendo i timori rispetto all’Ufficio per il Processo “oggi a rischio a causa della parziale assunzione a tempo indeterminato di tutti i precari e dell’assenza degli specifici profili di ruolo per le loro figure nell’ambito dell’ordinamento professionale. Non faremo un passo indietro su questo perché è a rischio non solo l’attuazione degli obiettivi del PNRR, ma anche la capacità di dare una prima risposta in termini di potenziamento degli organici in grave sofferenza, con una carenza media di oltre il 30% del personale e punte che hanno ormai superato il 50%”.
La lotta sindacale riguarda la tenuta del sistema giustizia nel suo complesso. Per questo, come considera Silipigni, la stabilizzazione delle lavoratrici e dei lavoratori precari “deve camminare di pari passo con la valorizzazione economica e giuridica del personale interno già in servizio da molti anni. Va segnalato – aggiunge – che per evitare l’esodo da questo Ministero è stato fatto un apposito decreto legge, che vincola e limita la richiesta di mobilità al placet, all’autorizzazione della dirigenza. E siccome la carenza di organici è il tallone d’Achille di questa amministrazione, in sostanza le lavoratrici e i lavoratori sono in una sorta di arresti domiciliari. È la stessa crisi, con due facce: da una parte abbiamo i precari in bilico, dall’altra il personale chiuso dentro un’amministrazione che non riesce a coprire i vuoti”.
“Questa vertenza riguarda il futuro di lavoratrici e lavoratori che hanno già dimostrato il loro valore, ma anche il diritto delle persone ad avere una giustizia che funzioni e la responsabilità dello Stato verso un servizio pubblico essenziale. Stabilizzare i precari PNRR e dare struttura all’Ufficio per il Processo significa scegliere una giustizia più forte e più capace di rispondere al Paese”, chiude Pusceddu.