12 Jun 2026
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Una sola OSS di notte per sedici pazienti: alla Crm di Magenta il rischio è scritto nei turni

card crm magenta

L’intrusione del 3-4 giugno in una comunità riabilitativa psichiatrica non sorprende la Fp Cgil Ticino Olona. Da anni l’organizzazione sindacale segnala carenze di organico, Dvr incompleto, vulnerabilità strutturali irrisolte.

12 giu. 2026 – La Comunità riabilitativa a media assistenza (Crm) di Magenta fa parte del Dipartimento salute mentale e delle dipendenze dell’Asst Ovest Milanese, in gestione alla cooperativa sociale San Giuseppe, e accoglie sedici persone con percorsi terapeutico-riabilitativi complessi.

Nella notte tra il 3 e il 4 giugno un estraneo è entrato nella struttura, tentando di forzare la porta già in precarie condizioni della stanza operatori e mentre in servizio c’era una sola operatrice socio sanitaria con sedici pazienti da assistere. La situazione contingente è stata risolta grazie all’intervento delle Forze dell’ordine ma non le criticità di lungo corso.

“Purtroppo il fatto non ci stupisce. Esprimiamo la nostra vicinanza e solidarietà alla lavoratrice. Abbiamo segnalato più volte i rischi di un’organizzazione del lavoro simile. Chiedere almeno due operatori di notte è una misura minima di sicurezza, per chi lavora e per le persone fragili presenti nella Comunità. Di mattina la struttura accoglie anche le persone del centro diurno e delle residenze protette, con 4 o 5 operatrici e operatori in turno”, dichiarano per la Fp Cgil Ticino Olona Roberto Nania, segretario generale, e Pietro Coppola, segretario.

La normativa regionale non prevede già requisiti minimi di personale?

“La risposta è sì e la questione è precisamente quella. La delibera 17513/2004 di Regione Lombardia fissa come requisito minimo la presenza di ‘almeno un OSS’. Un requisito che la Cooperativa San Giuseppe rispetta alla lettera, visto che, nella pratica, è l’unica misura adottata. Una sola persona non può farsi carico dell’assistenza e al contempo provare a difendere la propria incolumità, con stress peraltro elevato. Già nel 2024 e nel 2025 abbiamo chiesto aggiornamenti al Dvr, il documento di valutazione dei rischi, chiedendo di integrarlo con una valutazione specifica del lavoro isolato, del rischio intrusione e del rischio aggressione, come previsto dagli articoli 17 e 28 del D.lgs. 81/2008. Le richieste sono rimaste inascoltate. Ora basta. Servono più organici, accessi in sicurezza, illuminazione adeguata, un allarme perimetrale, dispositivi di allarme personale ‘uomo a terra’ (quelli che scattano quando chi lavora da solo cade, perde conoscenza o non dà segni per un tempo stabilito). E va finalmente sistemata quella porta degli operatori, posta all’attenzione da tempo”.

Tra Cooperativa e Asst si è aperto un rimpallo di responsabilità. Come lo valutate?

“È inaccettabile. La cooperativa non può limitarsi a definirsi semplice esecutrice dell’appalto, e Asst non può continuare a tacere. Le norme impongono obblighi precisi di tutela della salute e della sicurezza. Nell’appalto rispondono sia chi gestisce il servizio sia chi lo affida e ne mantiene la responsabilità pubblica. L’appalto non è una zona franca in cui scaricare costi, rischi e responsabilità sulle lavoratrici e sui lavoratori. Abbiamo inoltrato una segnalazione formale all’Ats e chiesto che vengano verificate omissioni, DVR, condizioni strutturali e organizzazione del lavoro -, ribadiscono Nania e Coppola -. Quanto accade alla Crm di Magenta parla di un nervo scoperto: l’esternalizzazione dei servizi sanitari produce frammentazione, indebolisce il lavoro e scarica sui servizi pubblici un costo sociale che poi pagano non solo lavoratrici e lavoratori, ma anche cittadine e cittadini. Per questo la Fp Cgil continua a rivendicare assunzioni stabili, reinternalizzazione dei servizi e superamento delle carenze di personale. Il quadro che emerge dal territorio alto milanese-magentino rispecchia quello lombardo. Lo scorso 11 aprile eravamo sotto Palazzo Lombardia, nella mobilitazione regionale per la sanità pubblica, dove abbiamo anche denunciato come le strutture psichiatriche lombarde operino con standard di personale inferiori alla media nazionale, con ricadute pesanti su chi lavora e sulla qualità della presa in carico”.

Quali sono adesso le prossime mosse della Fp Cgil?

“La Fp Cgil Ticino Olona porterà avanti questa vertenza fino in fondo. L’esternalizzazione dei servizi presenta sempre il suo conto, ma la cura delle persone e la dignità del lavoro chiedono la stessa cosa: responsabilità, presenza e fatti. Andiamo avanti, quindi, anche a sostenere la raccolta firme per le due proposte di legge di iniziativa popolare della Cgil, una per rafforzare la sanità pubblica e l’altra sugli appalti, per riportare obblighi, tutele, salario e sicurezza dentro ogni affidamento di servizi. Il 16 giugno saremo con un banchetto davanti all’ospedale nuovo di Legnano, insieme a Spi Cgil e Camera del Lavoro del Ticino Olona – informano -. Uno stesso filo unisce le due proposte di legge ai referendum Cgil sul lavoro e sulla sicurezza negli appalti dello scorso giugno, sostenuti da 13 milioni di voti. Quello della Crm di Magenta non è un caso isolato e conferma che i servizi si reggono sulla pelle di chi lavora”.