Molinari (Fp Cgil): “Riconosciuti diversi profili professionali, rafforzate le garanzie nei cambi di gestione e introdotto dal 2027 il Premio territoriale di risultato”
4 ago. 2026 – Il nuovo Contratto integrativo provinciale delle cooperative sociali di Pavia è stato siglato il 20 luglio scorso da Fp Cgil e Uil Fpl pavesi con AGCI Lombardia, Confcooperative-Federsolidarietà Pavia e Legacoop Lombardia e riguarda lavoratrici e ai lavoratori che operano nei servizi socio-sanitari, assistenziali, educativi e di inserimento lavorativo.
“Il Cip non risolve da solo le difficoltà di un settore segnato da appalti fragili, risorse insufficienti e carichi di lavoro crescenti ma fissa regole importanti su retribuzione, inquadramenti, orari, conciliazione e continuità occupazionale”, spiega Giancarla Molinari della Fp Cgil Pavia.
Partiamo dalla busta paga: che cosa cambia con la mensilizzazione?
“La retribuzione sarà corrisposta in misura fissa e costante ogni mese, anche quando le ore lavorate variano da un periodo all’altro. Nei servizi con turnazioni e orari variabili, le differenze confluiranno nella banca delle ore e il saldo dovrà comparire in modo chiaro e verificabile nel cedolino. È una tutela concreta: evita che la busta paga oscilli a causa della discontinuità nell’organizzazione dei servizi”, risponde Molinari.
E con il Premio territoriale di risultato?
“Il Ptr decorrerà dal 1° gennaio 2027 e potrà arrivare a un massimo di 300 euro lordi all’anno per il personale a tempo pieno, in proporzione all’orario per chi lavora part-time. Va precisato che questi 300 euro non sono automaticamente garantiti: il 70% del premio è collegato a indicatori di produttività e redditività; il restante 30% riguarda qualità, efficienza e innovazione. I risultati saranno verificati sui dati dell’anno precedente e il pagamento è previsto, di norma, con la retribuzione di settembre. Se la cifra non compensa la perdita di potere d’acquisto degli ultimi anni, è comunque un primo elemento economico territoriale costruito con la contrattazione e sottoposto al controllo sindacale”.
Che cosa cambia sugli inquadramenti?
“Abbiamo inquadrato profili professionali non specificatamente indicati tra i profili esemplificativi del sistema di classificazione di cui all’art.47 del ccnl, garantendo la coerenza con lo stesso. Mettere ordine negli inquadramenti significa riconoscere il lavoro realmente svolto e attribuire il livello, quindi la retribuzione, corrispondente. Il C1 riguarda, tra gli altri, assistenti scolastici senza funzioni educative, chi gestisce prenotazioni, ammissioni, dimissioni e pagamenti degli utenti, operaie e operai specializzati, manutentori e conducenti con patente B o C. Il C2 spetta invece agli autisti, come quelli degli scuolabus, con patente D o D1 e la qualificazione professionale per il trasporto di persone.
L’accordo distingue anche le attività di pulizia: il livello A2 per chi usa strumenti semplici, il B1 per chi utilizza macchinari, svolge sanificazioni specializzate o lavora in mensa con la formazione su igiene e sicurezza alimentare.
In sostanza, mansioni e competenze devono tradursi nel livello corretto e nella giusta retribuzione. Ora queste regole devono essere applicate in ogni cooperativa”.
Quali garanzie sono state introdotte nei cambi di gestione?
“Il nuovo integrativo definisce procedure più chiare, obblighi di informazione e tempi precisi per il confronto tra cooperativa uscente, quella subentrante e le organizzazioni sindacali. Vanno tutelati la continuità del rapporto di lavoro, la retribuzione e i diritti economici e contrattuali già maturati. Le garanzie riguardano anche il personale assente per maternità o paternità, malattia, infortunio o congedo. Anche i contratti a termine devono proseguire fino alla scadenza originaria.
Nessuna norma elimina automaticamente le controversie – rimarca Molinari -. Avere tempi certi, informazioni e responsabilità chiare permette, però, di affrontare il cambio di gestione prima che l’incertezza venga scaricata su lavoratrici e lavoratori”.
Che cosa si prevede per la conciliazione tra vita e lavoro?
“I dieci giorni all’anno di permesso non retribuito per la malattia dei figli potranno essere utilizzati fino al compimento dei 15 anni, presentando il certificato medico. L’accordo disciplina anche il part-time reversibile per determinate esigenze personali e familiari. La cooperativa dovrà rispondere entro due settimane e motivare un eventuale rifiuto. Alla scadenza concordata è previsto il ritorno automatico all’orario originario.
I permessi per il diritto allo studio comprendono anche le ore necessarie ai tirocini formativi – aggiunge -. Sarà inoltre possibile chiedere di unire due o più periodi di ferie per utilizzarli consecutivamente, tenendo conto delle esigenze del servizio”.
Quali tutele sono previste per chi è vittima di violenza di genere?
“L’accordo recepisce e specifica le garanzie per le persone inserite in percorsi certificati di protezione. Il congedo retribuito può arrivare a 90 giorni lavorativi, utilizzabili a giornate intere oppure a ore. È inoltre possibile chiedere il passaggio dal tempo pieno al part-time, o viceversa. Sono previste specifiche tutele sui trasferimenti e sul lavoro notturno.
È inoltre possibile chiedere un anticipo del Tfr pari al 30%, in deroga ai limiti ordinari, ferme restando eventuali condizioni più favorevoli previste dai fondi integrativi. È una risorsa immediata che può aiutare la persona a recuperare autonomia e sicurezza”.
Che cosa cambia per chi utilizza il proprio mezzo o partecipa ad attività fuori sede?
“Il rimborso chilometrico è fissato a 35 centesimi al chilometro. Un accordo regionale prevede un incremento temporaneo di quattro centesimi: dal 1° luglio al 31 ottobre 2026 il rimborso sale a 39 centesimi al chilometro. Per le gite giornaliere viene riconosciuta un’indennità di 20 euro, oltre alla normale retribuzione delle ore lavorate. Per i soggiorni, cioè le trasferte di più giorni, sono previsti 25 euro per ogni giornata di effettiva presenza, in aggiunta a retribuzione, vitto, alloggio e rimborso delle spese sostenute. L’integrativo chiarisce inoltre che le maggiorazioni previste dal contratto nazionale sono distinte e cumulabili tra loro”.
In sintesi, qual è il giudizio sul nuovo integrativo?
“Questo accordo porta risultati concreti e conferma il valore della contrattazione territoriale, che trasforma problemi reali in regole, diritti e strumenti verificabili. Il Cip si inserisce, ovviamente, in un settore ancora segnato da appalti fragili, risorse insufficienti e salari troppo bassi. Quindi, non risolve da solo questi problemi, ma rende più solide le condizioni di chi lavora e più trasparente l’organizzazione dei servizi.
Ora viene la prova dell’applicazione. Dovremo verificare gli inquadramenti, controllare la banca delle ore e seguire con attenzione i cambi di gestione, perché quanto abbiamo conquistato nel contratto entri davvero nelle buste paga, negli orari e nella vita quotidiana delle lavoratrici e dei lavoratori. Parallelamente, con tutta la Cgil, continueremo a raccogliere firme per la proposta di legge di iniziativa popolare ‘I diritti non si appaltano’. La qualità dei servizi si costruisce, infatti, riconoscendo il valore di chi ogni giorno li rende possibili”.