16 Sep 2026
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Sanità pubblica lombarda / “Il personale è politico”

sanità pubblica lombarda card Sabrina Negri

Intervista a Sabrina Negri, segretaria Fp Cgil Lombardia

16 sett. 2026 – La serata speciale di lunedì 14 settembre, al Teatro della Cooperativa di Milano, con l’iniziativa “Curarsi è un diritto, non un privilegio”, ha mostrato, una volta di più, l’importanza di sostenere la proposta di legge di iniziativa popolare per il rilancio del Servizio sanitario nazionale. Le firme, a livello nazionale, sono già a quota 354mila, ben oltre dunque le 50mila necessarie, come annunciato dal palco.

Organizzata dal Comitato Promotore Regionale (di cui fanno parte Cgil, Acli, Arci, Medicina Democratica, Auser, Federconsumatori, Libera e Udu), l’iniziativa si innesta sulla mobilitazione per rimettere al centro la sanità pubblica portata avanti dal 2024 dalla rete “La Lombardia SiCura”, di cui fanno parte anche la Cgil, la Funzione Pubblica e lo Spi regionali.

A quella serata ha portato il suo contributo Catello Tramparulo, segretario generale della Fp Cgil Lombardia, con un focus sulle criticità del personale che opera nella sanità. Ora riprendiamo il tema con Sabrina Negri, segreteria regionale della categoria con delega sul settore.

La sanità pubblica lombarda è in apnea, non è una contraddizione per una regione come la Lombardia?

“La sanità pubblica è in una crisi profonda. Lo conferma perfino Regione Lombardia, quando stima che nel 2026 nelle strutture sanitarie il personale infermieristico sia sotto di 2.500-3.000 lavoratrici e lavoratori e di 1921 medici specialisti. Un altro fronte è quello delle cure primarie: la nostra regione è prima in Italia per carenza di medici di medicina generale, mancandone ben 1.540 rispetto ai fabbisogni (analisi Gimbe su dati Sisac al 1° gennaio 2025). È per questo che ogni medico di famiglia ha una media di 1.533 assistiti, ben oltre il parametro di 1.200 a testa. E la situazione rischia di peggiorare, in vista dei prossimi pensionamenti – risponde Sabrina Negri -.Ma le carenze sono anche in altri ambiti cruciali, mandando oltre 1.500 professioniste e professionisti tra tecnici della prevenzione e medici del lavoro, visto che oggi sono poco più di 600. Per non dire dei servizi per la salute mentale, dove servirebbero almeno 300 psichiatri in più e oltre 2.000 professionisti tra psicologi, infermieri, educatori e assistenti sociali. Sì, la contraddizione c’è – prosegue la dirigente sindacale -. La nostra è una regione ricca, dotata di ospedali di rilievo e università, ma non riesce più a garantire l’organico di base nel servizio pubblico. E la risposta non può limitarsi al cercare infermieri all’estero. A ciò si aggiunge un altro paradosso: più di otto miliardi di spesa corrente non sono confluiti nel servizio sanitario regionale, come ha rilevato la Corte di conti della Lombardia esaminando il bilancio 2025. E allora si apre il tema della responsabilità e della capacità decisionale di usare queste risorse per rafforzare davvero personale e servizi”.

Perché?

“Il problema vero è che il servizio sanitario pubblico ha perso attrattività. Se non si garantiscono stipendi competitivi, carichi di lavoro sostenibili e progressioni professionali vere, cercare personale fuori dai confini significa solo mettere una pezza a un modello organizzativo comunque da cambiare. Il diritto alla salute vale anche per le lavoratrici e i lavoratori, ne dipende anche la qualità delle cure. Ma le condizioni di lavoro sono diventate troppo pesanti, da troppo tempo. Tra ritmi forsennati, straordinari e ferie non godute, per non dire delle aggressioni continue che coinvolgono sempre di più operatrici e operatori, di buone ragioni per scegliersi una vita migliore, evitando anche di finire in burnout, ce n’è -, considera Negri -. Va anche evidenziato che bisogna fermare la logica per cui la carenza di organici diventa la giustificazione per spostare attività e stanziamenti verso il privato, che prende così più spazio dall’arretrare del pubblico. In Lombardia la gestione di numerosi Ospedali di Comunità, finanziati con risorse pubbliche, è stata affidata a soggetti privati. È un tema dirompente, il pubblico rischia di perdere anche capacità di gestione e governo dei servizi”.

Case della Comunità e digitalizzazione bastano a rafforzare il Ssn?

“La costruzione di nuove strutture, come le Case della Comunità o le Centrali operative, e la digitalizzazione non risolvono il problema di una sanità senza le risorse umane necessarie. La relazione d’aiuto tra professionista e paziente è fondamentale e non rimpiazzabile. Sono le lavoratrici e i lavoratori della sanità, ospedaliera e territoriale, a fare la differenza. Come servono rinforzi alla continuità assistenziale, ai medici di medicina generale: per loro chiediamo anche che passino al rapporto di dipendenza diretta con il Servizio sanitario nazionale per rafforzare la continuità assistenziale”.

Quindi quali sono le rivendicazioni della Fp Cgil per dare una svolta vera alla sanità pubblica?

“Assumere è basilare ma non basta più. Bisogna capire quali professionalità assumere, creare le condizioni perchè lavorare nel Ssn sia gratificante e sostenibile. Le lavoratrici e i lavoratori vanno motivati a restare. La battaglia sul personale è allora al tempo stesso contrattuale, occupazionale e politica – sottolinea Negri -. Chiediamo assunzioni stabili e programmate; il superamento del precariato; un vero piano straordinario per il personale sanitario e sociosanitario; investimenti nella formazione e nel ricambio generazionale; condizioni di lavoro decorose, con il benessere organizzativo al centro; politiche stabili di fidelizzazione e valorizzazione economica e professionale di tutte le professioni; il riconoscimento delle competenze e delle responsabilità; risorse adeguate per i rinnovi contrattuali. Il personale deve tornare a essere il primo investimento della sanità pubblica. Il personale – traslando uno slogan femminista sempre valido – è politico. E deve tradursi in risposte concrete per il diritto alla salute, di tutte e tutti”, chiude Negri.