23 Sep 2026
HomeIn evidenzaEsternalizzato, inaugurato, svuotato: il caso dell’Ospedale di Comunità di Vaprio d’Adda

Esternalizzato, inaugurato, svuotato: il caso dell’Ospedale di Comunità di Vaprio d’Adda

ospedale vaprio d'adda card fp cgil

Bagnaschi (Fp Cgil Milano): “A due settimane dall’accensione delle insegne, le stanze sono deserte. Questa esternalizzazione è la prova che il modello di privatizzazione della sanità territoriale è fallimentare”.

23 sett. 2026 – L’Ospedale di Comunità di Vaprio d’Adda è stato inaugurato lo scorso 8 settembre. Finanziato con le risorse del Pnrr, il piano nazionale di ripresa e resilienza, ha attualmente 15 posti letto (rispetto ai 20 previsti), ma non il personale per funzionare in sicurezza. Per questo, lunedì 21 settembre, le tre persone degenti sono state trasferite d’urgenza al presidio di Gorgonzola.

“Un esordio memorabile in senso negativo, i malati non sono turisti – commenta Antonio Bagnaschi della Fp Cgil Milano -. Avevamo contestato la scelta dell’Asst Melegnano Martesana di esternalizzare la struttura prima dell’affidamento al Gruppo San Michele. Quanto accaduto prova che il modello di privatizzazione della sanità territoriale è fallimentare. A due settimane dall’accensione delle insegne, le stanze sono deserte”.

La Fp Cgil ha chiesto un confronto urgente all’Asst e al Gruppo San Michele “per tutelare da un lato il diritto alla cura e dall’altro le lavoratrici e i lavoratori, che devono avere certezze sul loro futuro e sul loro salario, e non essere abbandonati in un limbo, come avvenuto nel passaggio dal pubblico al privato. In queste settimane – racconta Bagnaschi – ci sono state dimissioni e fuoriuscite improvvise di personale, che hanno aggravato le carenze”.

Il sindacalista segnala che, al momento, non c’è stato riscontro alla richiesta del tavolo. “Ancora non abbiamo avuto risposta, mentre dalla stampa apprendiamo che l’Asst giustifica il trasloco dei pazienti come una riorganizzazione temporanea in ragione del loro numero esiguo. Siamo di fronte al paradosso di un ospedale che è aperto e al tempo stesso chiuso. Se i dubbi che abbiamo sono diversi, la certezza è che l’ospedale è inoperativo. E noi vogliamo invece garanzie sulla continuità occupazionale e contrattuale del personale e sulla riattivazione immediata di un servizio pubblico essenziale che non va appaltato, come mostra questa vicenda su cui rivendichiamo anche tutta la trasparenza del caso”.