Pusceddu, Fp Cgil Lombardia: “Un rinnovo che rimette valore nel lavoro degli enti locali. Ora decidono lavoratrici e lavoratori”
23 lug. 2026 – L’ipotesi di rinnovo del contratto nazionale Funzioni Locali 2025-2027, siglata il 21 luglio, riguarda oltre 400mila lavoratrici e lavoratori (poco più di 300mila sono dipendenti comunali, gli altri operano tra Regioni, Province, Città metropolitane, Camere di Commercio, Unioni di Comuni, Comunità montane, ex Ipab e altri enti depubblicizzati), che ogni giorno garantiscono i servizi più vicini alle persone: anagrafi, uffici tecnici, servizi sociali, Polizia locale, servizi educativi, tributi, manutenzioni, biblioteche, amministrazione.
“In Lombardia il ccnl si applica a circa 60.700 addetti del comparto – esordisce Dino Pusceddu, segretario Fp Cgil regionale con delega alle Funzioni Locali -. Finalmente il contratto torna a fare il suo mestiere, ovvero ad incrementare gli stipendi delle lavoratrici e dei lavoratori recuperando quanto del potere d’acquisto è stato e verrà eroso dall’inflazione. Per la prima volta il Governo stanzia risorse per ridurre il gap salariale con gli altri comparti di contrattazione. È un passaggio inedito: il personale degli enti locali smette di essere trattato come il parente povero della Pubblica Amministrazione. Questo rinnovo non risolve tutto, ma rimette al centro dignità salariale e professionale. E prova a rendere il lavoro pubblico locale più attrattivo. Se i salari restano bassi, se i carichi aumentano, se le professionalità non vengono riconosciute, i concorsi non bastano. In Lombardia vediamo procedure senza candidati, senza idonei, profili tecnici difficili da coprire, difficoltà anche nei servizi alla persona e nelle mansioni operative. La possibilità formale di assumere non coincide sempre con la capacità reale di trovare personale. Per questo salario, formazione, condizioni di lavoro e contrattazione integrativa sono parte di una stessa risposta”.
Quanto arriva in busta paga con il rinnovo?
“L’incremento complessivo è del 7,2% tra stipendio tabellare e trattamento fisso e ricorrente, sopra l’inflazione programmata per il triennio di vigenza contrattuale 2025-2027. La Fp Cgil ha spinto perché le risorse andassero sulla parte stabile della retribuzione, quella che non dipende ogni anno dalla disponibilità del fondo. A regime, gli incrementi mensili lordi sono 154,13 euro per Funzionari ed Elevate Qualificazioni, 141,40 euro per gli Istruttori, 125,35 euro per gli Operatori esperti e 118,69 euro per gli Operatori. Sono aumenti che non cancellano quanto si è perso con l’ultimo rinnovo contrattuale, ma alzano la base da cui ripartire per la prossima contrattazione”, risponde Pusceddu.
L’inflazione resta un tema: c’è una tutela nel contratto?
“È prevista una clausola di salvaguardia entro luglio 2027. Le parti dovranno verificare lo scostamento tra gli incrementi contrattuali e l’inflazione reale. Se il costo della vita sarà più alto delle previsioni, si riaprirà il confronto per individuare ulteriori risorse. Questo è un presidio salariale, uno strumento negoziale da usare quando serve”.
Per la Fp Cgil il Fondo di armonizzazione è uno dei punti politici del rinnovo. Perché?
“Perché affronta una disuguaglianza che conosciamo da anni. Il personale degli enti locali ha salari più bassi rispetto ad altri comparti pubblici, pur svolgendo funzioni decisive. Con il Fondo di armonizzazione entra un finanziamento statale: 50 milioni nel 2027, 100 milioni a regime dal 2028. È una svolta perché si rompe l’idea che il salario delle lavoratrici e dei lavoratori comunali debba dipendere solo dai bilanci degli enti. Lo Stato inizia ad assumersi una responsabilità. Il Fondo non colma tutto il divario, però segna un cambio di passo e apre una strada che dovrà essere rifinanziata”.
E per gli enti esclusi dal Fondo statale?
“Il contratto tiene insieme il comparto. È previsto un uguale incremento dell’indennità di comparto per Province, Regioni, Camere di commercio, ex Ipab e altri enti esclusi dal Fondo statale finanziato tramite le risorse del rinnovo contrattuale. I soldi previsti dal Governo vanno sugli stipendi e per tutti. Tecnicamente è previsto un incremento pro capite annuo del fondo decentrato di 164,75 euro dal primo gennaio 2027 per chi non usufruisce delle risorse dello Stato, oltre a un incremento di 52 euro annui per tutti gli enti. Sono passaggi tecnici, ma hanno un significato importante: la valorizzazione deve coinvolgere tutti gli enti”.
Che cosa cambia sulle ferie?
“Le ferie diventano uguali per tutte e tutti. Viene eliminata la distinzione tra neoassunti e personale con maggiore anzianità. Il diritto al riposo non può dipendere dalla data di ingresso nella Pubblica Amministrazione. Era una disparità sbagliata e viene superata. Inoltre – prosegue Pusceddu – il ccnl interviene anche sulle indennità nelle giornate di ferie garantendo la piena applicazione di quanto previsto dalla giurisprudenza comunitaria e italiana. Chi lavora su turni o percepisce indennità volte a remunerare la particolare condizione in cui opera, o i rischi ai quali è sottoposto, non deve perdere salario quando va in ferie e per questo ora queste indennità vengono corrisposte”.
Quali sono le novità per caregiver e conciliazione?
“Vengono normate nel contratto le 10 ore annue di permessi per genitori con figli minori affetti da malattie oncologiche o con invalidità superiore al 74%, previste dalla legge 106/2025. Le ferie solidali vengono estese all’assistenza a coniugi e parenti entro il secondo grado che necessitano di cure costanti documentate. È un modo concreto per dire che il lavoro non cancella la vita delle persone”.
E per le lavoratrici e i lavoratori con disabilità?
“Entra con più forza il principio del ragionevole accomodamento. Significa che l’ente, davanti a una richiesta di lavoro a distanza da parte di una persona con disabilità, deve valutare seriamente la situazione. Se nega quella soluzione, deve dimostrare che esistono impedimenti organizzativi oggettivi. La persona non può essere lasciata sola davanti a un’organizzazione rigida”.
Cosa stabilisce il contratto rispetto all’intelligenza artificiale?
“L’intelligenza artificiale deve restare sotto controllo umano e il suo uso deve essere sicuro, trasparente, affidabile e rispettoso della dignità di chi lavora. Nessun algoritmo può decidere da valutazioni, carichi, assetti organizzativi o percorsi professionali. La responsabilità resta in capo ai dirigenti. Il sindacato – aggiunge Pusceddu – dovrà conoscere i sistemi introdotti, le finalità, i dati trattati e soprattutto le ricadute su qualità del lavoro e professionalità. Questi effetti entrano nella contrattazione integrativa. Ma c’è anche un aspetto più importante: le evoluzioni tecnologiche avranno un impatto fondamentale sulle mansioni amministrative a basso valore aggiunto. Contrattare l’impatto di questi sistemi sulle lavorazioni significa tutelare l’occupazione nel pubblico impiego e prevedere la formazione e riqualificazione del personale coinvolto. Le nuove tecnologie devono entrare nella Pa senza sostituire le professionalità, ma alzando competenze e qualità dei servizi”.
Sulla formazione?
“L’ipotesi contrattuale prevede ancora l’obbligo, spesso disatteso, di destinare alla formazione del personale almeno l’1% del monte salari. Vengono previsti percorsi specifici sull’uso consapevole dell’intelligenza artificiale proprio nell’ottica di governare l’innovazione tecnologica e viene introdotto il mentoring, cioè dipendenti esperti che affiancano neoassunti, o colleghe e colleghi chiamati a nuove mansioni. Negli enti locali si è disperso troppo sapere – considera il dirigente sindacale -. Quando una professionalità esperta va via, spesso porta con sé memoria amministrativa, competenze, conoscenza del territorio. Il contratto prova a trattenere questo patrimonio e a trasmetterlo”.
Il personale educativo e scolastico resta una questione aperta.
“Su queste lavoratrici e questi lavoratori, e sulla loro più che legittima aspettativa di concludere il percorso di valorizzazione professionale, ci siamo lasciati con un impegno. Il contratto riconosce che, per completare la riclassificazione del personale educativo e scolastico e portare tutte e tutti nell’Area dei Funzionari, serve un intervento normativo. Le parti si impegnano a farsi parte attiva verso il Governo per una soluzione legislativa a una criticità non più rinviabile. Va valorizzata la professionalità maturata negli enti e vanno stanziate le risorse necessarie. Il contratto stabilisce che il lavoro educativo appartiene all’Area dei Funzionari: ora serve una legge che renda quel principio esigibile per tutte e tutti, anche per chi era già in servizio”.
Ci sono novità per la Polizia Locale?
“Il contratto conferma che le risorse per lo straordinario possono aumentare quando lo prevedono norme specifiche e consente di riconoscere lo straordinario anche agli incaricati di elevata qualificazione. Dopo la sottoscrizione definitiva, si aprirà un tavolo tecnico sulle criticità da affrontare nel prossimo rinnovo, anche per la Polizia Locale: responsabilità, lavoro esterno, turnazioni, indennità, assetti dei servizi. Già in questo rinnovo, però, arrivano maggiori risorse per il settore attraverso la tutela economica durante le ferie: le indennità di turno e di servizio esterno vengono riconosciute anche nei giorni di riposo. Rimane anche qui ovviamente aperta la più importante delle questioni: in Senato si sta discutendo il disegno di legge di riforma della Polizia Locale e anche lì la Fp Cgil sta facendo sentire la sua voce”.
E per i Servizi demografici?
“Entra il tema della valorizzazione del personale con delega di ufficiale di stato civile e d’anagrafe. Sono attività ad alta specializzazione tecnico-giuridica, con responsabilità diretta su diritti, identità, cittadinanza. Dove manca l’Area Funzionari ed Elevate Qualificazioni, le deleghe possono essere attribuite agli Istruttori. Per la Lombardia, dove spesso e volentieri queste responsabilità sono attribuite all’Area degli Operatori Esperti, è un grande passo avanti. Si tratta di applicare questa dichiarazione congiunta ente per ente”.
Quali nodi restano sul tavolo?
“Il salario va ancora rafforzato e, grazie alla clausola di salvaguardia degli stipendi inserita nel contratto nazionale, verificheremo fin da subito che il potere d’acquisto non sia eroso dall’inflazione. Il Fondo di armonizzazione deve essere rifinanziato ed esteso a tutti gli enti del comparto. I tetti di spesa del salario accessorio continuano a pesare su fondi che non possono essere adeguati in modo sufficiente per valorizzare il personale. Poi ci sono gli organici: il ccnl lavora sull’ambito salariale per rendere più attrattivi i posti di lavoro pubblici, ma senza una programmazione delle assunzioni adeguata e un miglioramento delle condizioni negli enti, non basta. Per assumere davvero servono risorse, programmazione, scelte politiche. In Lombardia lo vediamo bene: tra il 2013 e il 2024 le Funzioni Locali hanno perso oltre 10.200 dipendenti, mentre la popolazione è rimasta sopra i 10 milioni e sono cresciuti compiti, Pnrr, digitale, domanda sociale – rimarca Pusceddu -. Il contratto aiuta a trattenere professionalità e a dare strumenti alla contrattazione integrativa, dove si giocheranno salario accessorio, indennità, carichi, orari, formazione, organizzazione. Per ricostruire gli organici serve una politica assunzionale all’altezza dei servizi che vogliamo garantire, come sostiene tutta la Fp Cgil”.
Qual è il valore politico di questa intesa?
“È una riconquista: il contratto torna a esercitare una funzione salariale vera. Dopo anni di arretramento, questa intesa interviene sulla parte stabile della retribuzione e introduce una verifica sul costo della vita, perché gli stipendi non restino esposti da soli all’inflazione. La fermezza e la mobilitazione del triennio precedente hanno pesato. Senza quella battaglia non avremmo il Fondo di armonizzazione statale: per la prima volta gli incrementi del comparto sono in linea con quelli delle Funzioni Centrali. Questa ipotesi – prosegue Pusceddu – è un passaggio all’interno di una vertenza più lunga: salario, organici, servizi pubblici, riconoscimento professionale. Ora la parola passa alle lavoratrici e ai lavoratori. Tra settembre e ottobre porteremo il testo nelle assemblee e nella consultazione straordinaria. Chiederemo partecipazione, giudizio, voto. Per la Fp Cgil la democrazia sindacale è il modo in cui si costruisce la forza per continuare a rivendicare nuovi diritti e migliori condizioni per tutte e tutti”.
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